C'è il controgoverno, manca il governo
JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET/AFP/Getty Images
C'è il controgoverno, manca il governo
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C'è il controgoverno, manca il governo

Sul problema dell'immigrazione lo Stato è colpevole di non aver avuto coraggio

L’inazione è il peggior malanno per chi ha l’onore e l’onere di governare un Paese. Perché genera effetti disastrosi, incancrenisce le grane e le porta a metastasi. Sul gigantesco problema dell’immigrazione il governo italiano è dolosamente colpevole di inazione. Perché da mesi lo avevamo chiamato all’azione, a prendere cioè un’iniziativa seria e risoluta affinché la questione non diventasse l’enorme emergenza che oggi abbiamo davanti. Ci si è mossi, invece, come sappiamo: dapprima con una grave sottovalutazione della questione; poi, davanti allo spettacolo tragico della morte di centinaia di migranti con quella improvvisazione, degna dei banditelli "picari", nella quale i ministri degli Esteri, della Difesa e dell’Interno hanno fatto a gara per spocchia e arroganza. Le loro frasi ruotavano intorno a titoloni a effetto tipo "affonderemo i barconi", "i nostri soldati sono pronti a partire per l’Africa", "l’Onu dovrà schierare una forza multinazionale a difesa dei nostri confini". E poi arrivava l’omino con la camicia (bianca, of course) a concionare di come eravamo stati bravi a sturare le orecchie all’Europa, perbacco, che finalmente aveva preso coscienza del problema grazie alla credibilità italiana. Sì certo, come no: un disastro.

Perfino l’omino con la camicia, dopo essersi ubriacato con le sue finzioni, ha dovuto ammettere il 7 giugno che "le proposte dell’Europa sono largamente insufficienti" e che "ancora proprio non ci siamo". Le Regioni del Nord governate dal centrodestra hanno legittimamente fatto ciò che il governo non ha avuto il coraggio di fare: non un un blocco a mare, come era ragionevole aspettarsi mesi fa dall’esecutivo; ma un blocco a terra. Con un’azione politica di controgoverno che risponde all’inazione del governo. I presidenti di centrodestra, che sono anche rappresentanti di decine di sindaci di centrosinistra schierati dalla loro parte, hanno avuto la forza di mettere a nudo l’inefficienza e di porre come non più rinviabile la questione più drammatica di questi ultimi anni: l’epocale esodo dall’Africa va gestito e non può essere subito passivamente. Perché salvare le vite umane è solo uno slogan nobile se, una volta portati a terra, i migranti vengono abbandonati al loro destino a bivaccare nelle stazioni con i loro bambini, a elemosinare un pasto o, peggio, a foraggiare, attraverso il loro bisogno di assistenza, bande di criminali travestiti da angeli soccorritori. Al punto in cui siamo, si può solo sperare in un rinsavimento seppur tardivo del governo. Senza mai dimenticare il dovere primario della solidarietà, s’impone un cambio di rotta deciso per recuperare il tempo perduto e svelenire finalmente il clima creato dalla mancanza di una dote fondamentale per chi governa: il coraggio. E il coraggio, si sa, chi non ce l’ha non se lo può dare.

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