Caso Gulotta, battaglia sul risarcimento
ANSA/FRANCO CUFARI
Caso Gulotta, battaglia sul risarcimento
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Caso Gulotta, battaglia sul risarcimento

Accusato ingiustamente della strage di Alcamo nel 1976, il muratore ha fatto 8 mila giorni di cella. Lo Stato si oppone perché confessò. Ma sotto tortura

«Risarcimento? No, finora non è arrivato un euro. Ma nemmeno una telefonata di scuse dal ministero della Giustizia, o dall’arma dei carabinieri. È come se questi 36 anni di vergogna non fossero mai esistiti». L’avvocato Pardo Cellini è indignato, e ne ha qualche seria ragione.

Il penalista assiste Giuseppe Gulotta, 57 anni, il muratore trapanese al centro del più grave errore giudiziario nella storia d’Italia. Dal febbraio 1976 (quando aveva 18 anni) al febbraio 2012 Gulotta è stato accusato, processato, condannato e recluso per quella che passò alla storia come «la strage di Alcamo Marina» (la cronologia del caso segue questo articolo), dove due carabinieri vennero misteriosamente assassinati vicino a Trapani.

Malgrado una tardiva revisione del processo e un’assoluzione piena, che tre anni fa ha del tutto riabilitato Gulotta, lo Stato italiano non ha mai nemmeno iniziato a porre rimedio all’odioso errore giudiziario: 36 anni tra processi e reclusione, 22 dei quali scontati nella prigione di San Gimignano. Contro Gulotta, che oggi vive degli aiuti che gli fornisce il parroco di Certaldo, si oppone infatti l’Avvocatura dello Stato.

La richiesta di risarcimento presentata dai legali di Gulotta, in effetti, è molto elevata: oltre 56 milioni euro tra ingiusta detenzione (oltre 8 mila giorni di cella) e danni biologici, esistenziali, morali, patrimoniali... Ma l’avvocatura non obietta sul quanto debba essere pagato, bensì sullo stesso diritto al risarcimento, che viene negato perché l’uomo, nel 1976, ammise la sua partecipazione alla strage.

«Questo è però un paradosso inaccettabile» protesta l’avvocato Cellini «perché l’assoluzione di tre anni fa ha stabilito e certificato che quella “confessione” fu estorta in una caserma dei carabinieri con torture, vessazioni e violenze a carico di Gulotta e dei suoi coimputati».

Il processo sul risarcimento si è aperto l’11 febbraio davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria. I giudici hanno nominato due periti e il loro lavoro comincerà il 28 febbraio. La prossima udienza si terrà il 10 giugno. Gulotta annuncia che, se riuscirà a vincere anche quest’ultima battaglia, userà la somma per una fondazione a tutela delle vittime della giustizia, intitolata Progetto innocenti.

LA CRONOLOGIA DEL CASO GULOTTA

27 gennaio 1976
Nella piccola caserma di Alcamo Marina (Trapani) due carabinieri vengono misteriosamente uccisi.

12 febbraio 1976
Viene arrestato il sospettato Giuseppe Vesco. Torturato da alcuni carabinieri trapanesi, coinvolge tre vicini di casa che vengono arrestati. Tra loro c’è Giuseppe Gulotta, 18 anni.

13 febbraio 1976
Sottoposti a violenze e torture, i tre accusati ammettono gli omicidi. Poche settimane dopo, Vesco viene trovato impiccato nel carcere di Trapani.

Ottobre 1977
Parte il processo per la strage di Alcamo Marina. I tre imputati denunciano più volte di aver confessato gli omicidi soltanto perché torturati, ma è tutto inutile.

19 settembre 1990
Gulotta viene condannato definitivamente all’ergastolo e viene rinchiuso nel carcere di San Gimignano (Siena).  I suoi coimputati, dopo i due anni di custodia cautelare, dal 1978 sono fuggiti all’estero.

Maggio 2008
Uno dei carabinieri trapanesi presenti agli interrogatori del 1976 denuncia le torture inferte a Vesco e ai tre giovani.

9 giugno 2009
Il processo di revisione viene aperto a Reggio Calabria.

22 luglio 2010
Dopo 22 anni di reclusione, Gulotta esce dal carcere in libertà vigilata.

13 febbraio 2012
Su richiesta della stessa accusa, Gulotta viene assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Reggio Calabria. L’assoluzione è definitiva.

10 giugno 2015
Prima udienza davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria: si inizierà a decidere sul risarcimento di Gulotta.

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