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Caso Guidi, il problema per Renzi sarà proteggere Maria Elena Boschi

Difficile dire che il ministro delle Riforme fosse consapevole del favore. Eppure è lei il vero bersaglio

Se un ministro importante come la titolare dello Sviluppo economico, Federica Guidi, finisce sulle prime pagine dei giornali per una telefonata nella quale divulga notizie conosciute per doveri d’ufficio, con potenziali ricadute economiche per di più a vantaggio del proprio “fidanzato”, è del tutto evidente (ma non scontato) che l’esito siano le dimissioni. 

Dico non scontato, perché in altre occasione altri personaggi hanno disinvoltamente evitato di rassegnare le dimissioni. 

In questo caso, una telefonata di Matteo Renzi da Boston è bastata a convincere la Guidi che non avrebbe potuto reggere all’urto delle mozioni di sfiducia delle opposizioni in Parlamento, né al clamore mediatico. 

In gioco ci sono alcuni delicati appuntamenti, dal voto finale sulle riforme istituzionali al referendum sulle trivelle (fissato per il 17 aprile). Il “caso Guidi” puzza di petrolio e lobby dell’energia. E il petrolio evoca pozzi, perforazioni, insomma trivelle. 

Una vicenda che non poteva non essere chiusa sul tamburo, in tempi utili per i Tg delle 20. Un secondo in più avrebbe portato a una pressione insostenibile. Perché al di là dei risvolti penali (l’ex ministro Guidi non è neppure indagata), il testo della intercettazione getta una luce spettrale sulla commistione di interessi pubblici e privati
L’opposizione dei 5 Stelle sta là, appostata, a cogliere qualsiasi occasione per martellare l’esecutivo. Tanto più che la sinistra interna del Pd non sogna altro che riprendere il timone del partito costi quel che costi, e che la Lega alza volentieri il tiro se solo ha un gancio per farlo. Oltretutto il ministro Maria Elena Boschi, responsabile dei rapporti col Parlamento, ha la supervisione sugli emendamenti del governo. 
Proprio un emendamento è nell’occhio del ciclone, quello che dentro il maxi-emendamento dell’ultima Legge di Stabilità sblocca il progetto di smistamento a Taranto del petrolio lucano di Tempa Rossa.

La domanda è: la Boschi poteva non sapere? 
La sua posizione è comunque scomoda, ma nessuno può dire senza riscontri che la Boschi sapesse o che fosse consapevole del favore, anche se il 18 dicembre 2014 un senatore 5 Stelle prese la parola per dire che certi emendamenti sembravano avere un nome e un cognome e che si stava facendo un favore alla Total

Tutelare Maria Elena
Renzi ha avuto l’accortezza di troncare la polemica sul nascere per quanto possibile, proprio a tutela della Boschi. La differenza tra lei e la Guidi è infatti che la Guidi sulla carta non appartiene al Pd, è un’imprenditrice di derivazione confindustriale, gradita anche al centro-destra. 

Il vero bersaglio
La Boschi, al contrario, è sinonimo di Renzi. Troppo renziana per non costituire un bersaglio grosso agli occhi dell’opposizione. Lei poteva non sapere? La sinistra di una volta avrebbe usato questo argomento per abbattere qualsiasi governo di centro-destra, sostenendo che no, quel ministro non poteva non sapere. In realtà, senza prove nessuno può dimostrare che la Boschi sia coinvolta, mentre la telefonata della Guidi implica di per sé una condanna morale.

 Stancamente, tra le polemiche, la legislatura si avvierà alla conclusione secondo i tempi previsti. Poi, finalmente, un giorno si tornerà a votare.

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