Caos Pd: e qualcuno pensa alla scissione
ANSA /A. Di Meo
Caos Pd: e qualcuno pensa alla scissione
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Caos Pd: e qualcuno pensa alla scissione

Si fa il nome di Guglielmo Epifani quale presidente di garanzia del partito - Il botta e risposta tra Cuperlo e Renzi

Le dimissioni di Gianni Cuperlo da presidente del partito dopo lo scontro con Matteo Renzi in direzione, non sono i 101 franchi tiratori che sbarrarono la strada a Romano Prodi al Quirinale e fecero dimettere Pier Luigi Bersani. È nata la nuova era Renzi. Ma il Pd, o meglio gli ex comunisti, ripiombano nello psicodramma. E il rischio dei franchi tiratori, stavolta contro il patto tra Renzi e Silvio Berlusconi, sul cosiddetto sistema “Italicum”, riappare all’orizzonte. A dire il vero, ancora una volta nella sinistra del Pd è una vera babele. Cuperlo è infuriato con il segretario, dal quale ha subìto l’onta di essere stato messo nel mirino perché eletto con il listino bloccato. 

Renzi gli ha ricordato che proprio per questo “Gianni” sarebbe il meno titolato a chiedere le preferenze, invece assenti nell’”Italicum”. E quindi l’ex presidente del Pd  non si sa come voterà quando la proposta di legge approderà alla commissione Affari costituzionali della Camera. Qui i Democrat sono rappresentati da un bel gruppo di bersaniani. Ci sono, per dire oltre al Cuperlo, Rosi Bindi, e lo stesso Pier Luigi Bersani, uscito oggi dall’ospedale di Parma. Ma uno dei leader dei giovani turchi Matteo Orfini, pur facendo parte della minoranza interna schieratasi con Cuperlo alle primarie, sembra non voler andare esattamente alla guerra.  Precisa: “No, almeno io non sono d’accordo a presentare emendamenti, anche perché se venissero presentati sarebbero emendamenti di corrente e il partito diventerebbe un casino...ma se il Nuovo Centrodestra o Scelta Civica li presentassero, allora si dovrà riaprire tutta la discussione sul pacchetto completo ch ci ha presentato Renzi: “Italicum”;  abolizione del Senato e Riforma del titolo V”.  La stessa ipotesi la fa un bersaniano di ferro come Davide Zoggia: “Nessun emendamento di corrente, ma se gli altri li faranno, noi non staremo a guardare. Rischio di franchi tiratori nel Pd?

Be’ quelli ci sono sempre stati”. Tutti smentiscono l’ipotesi della scissione. Ma questo è l’altro scenario che gira in Transatlantico. E cioè, secondo alcuni osservatori, l’incidente alla direzione del Pd tra Renzi e Cuperlo non si sarebbe verificato a caso. L’uno avrebbe provocato l’altro che appunto avrebbe preso la palla al balzo per sbattere la porta. C’è chi fa notare che gli ex comunisti hanno le chiavi della Fondazione dei Ds, presieduta dal dalemiano di ferro Ugo Sposetti. E alla fine Renzi e gli ex pci potrebbero arrivare a un patto di questa natura: Renzi se li toglierebbe da casa e loro potrebbero fare una nuova formazione, che sicuramente andrebbe oltre il 5 per cento e potrebbe allearsi con lui. Il segretario non avrebbe più contestatori interni e gli ex pci non sarebbero più costretti a prendere ordini dal “bambino”. Vero, falso? “Il fatto è che loro Matteo non lo sopportano a pelle, bastava guardare Massimo D’Alema alla riunione della direzione, mentre Renzi parlava lui platealmente si è alzato più volte, è andato a telefonare,si è messo a conversare con altri, può reggere una convivenza così?”, dice un parlamentare sotto anonimato.

Questo Renzi sicuramente lo aveva però già messo nel conto. “Ma allora Gianni non doveva accettare proprio l’incarico da presidente. Queste dimissioni mi sembrano pazzesche”, commenta Pippo Civati. Che scherza ma non troppo: “Va a finire che tornerà Guglielmo Epifani al Pd, a fare stavolta il presidente, già lo vedo...”.  A tarda sera riunione dei deputati Pd  con il segretario, che i dissidenti chiamano “il fiorentino”, quasi fosse un estraneo.

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