I candidati alle europee, tra novità ed anticaglia
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I candidati alle europee, tra novità ed anticaglia
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I candidati alle europee, tra novità ed anticaglia

Presentate le liste dentro ci si trovano volti nuovi, ma anche molti professionisti dalla politica; per la gioia degli anti-Europa - Tutti i candidati - I simboli

I candidati per le Europee? Molti (non tutti) sono come i rottami della Costa Concordia. Detriti che vanno smaltiti all’estero. Non in Turchia, ma a Strasburgo.

Professionisti della politica, giornalisti, faccioni o faccini televisivi, volti femminili piacenti, campioni sportivi, intellettuali d’area, internauti del Movimento 5 Stelle in rigoroso ordine alfabetico.

La truppa dei potenziali euro-parlamentari italiani, al netto delle dimissioni di coloro che stanno in lista solo come specchietto per gli elettori-allodole (che il trucco funzioni è dubbio) sarà composta da un mix dei soliti noti e dei soliti ignoti. Noti per lo più alla politica, ignoti agli italiani. C’è nel Partito democratico un certo numero di amministratori locali, nella migliore tradizione del Pci-Pds-Ds, che si son fatti le ossa nelle sezioni di partito e poi nei consigli comunali, provinciali e regionali. Assessori e ras locali.

Sulla rete territoriale punta con eguale forza la mini-Dc del Nuovo Centrodestra alleato dell’Udc. Forza Italia è mutilata del suo leader, Silvio Berlusconi, che da sempre è “il” valore aggiunto e motore propulsivo degli azzurri.

Fratelli d’Italia si affida dove può al traino di Giorgia Meloni puntellata da Guido Crosetto e Gianni Alemanno, l’ex sottosegretario liberale e l’ex sindaco post-fascista di Roma che Marino sta quasi facendo rimpiangere, con spuntature come il giornalista di origini egiziane convertito al cattolicesimo Magdi Cristiano Allam e Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi ucciso a Milano nel ’79 dai proletari armati per il comunismo. Una spolverata di vecchia ma ancora radicata, soprattutto a Roma, ideologia post-missina attraversata da una moderata corrente liberal-crosettiana. 

L’operazione-immagine più vistosa è quella del Pd renziano, che ha voluto cinque donne capilista (Mosca, Moretti, Bonafé, Picierno, Chinnici), anche se dietro spunta il solito armamentario: il volto televisivo (l’ex giornalista Rai e eurodeputato uscente Davide Sassoli), il romano de Roma Goffredo Bettini e una filza imbarazzante di “ex” compensati con l’euro-seggio. Ex governatori (di Sardegna e Piemonte, Renato Soru e Mercedes Bresso), ex ministri (dell’Integrazione, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, Paolo De Castro e Cécile Kyenge), l’ex presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, e la pluri-ex Silvia Costa. Va detto a onor del vero che De Castro conosce bene l’Europa (e l’agricoltura). 

Qualche novità, accanto a qualche anticaglia, la offre Forza Italia con il volto nuovo del movimento azzurro, Giovanni Toti, giornalista. Nulla da dire su Antonio Tajani, capolista al Centro, che ha lavorato seriamente da Vicepresidente della Commissione Europea. Ecco il pur giovane Raffaele Fitto, sempreverde meridional-pugliese. Giornalisti anche tra gli azzurri (Guzzanti), campioni sportivi (il calciatore Giovanni Galli), faccioni della politica (Mastella e la Mussolini), un combattente gay (Cecchi Paone), due piacenti volti femminili (Barbara Matera e la new entry Ylenia Citino) e il siculo pop Gianfranco Micciché, finalmente sgravato dal peso di Alfano. 

Riserve di voti e legame col territorio (e col potere) nelle liste alfaniane di NCD, con due ministri in campo (Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin) e il governatore uscente (per una controversa condanna a 6 anni per abuso e falso in bilancio) della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Poteva mancare per l’Udc l’intramontabile Lorenzo Cesa?

Ancora volti tv tra i Verdi con Syusy Blady, poi i leghisti (Salvini, Tosi, Borghezio…) e qui nulla di nuovo, infine l’imbarcata dell’Intellighenzia rossa da salotto dell’Altra Europa con Tsipras, dai giornalisti eternamente “à la page”, Barbara Spinelli e Curzio Maltese, agli scrittori Ermanno Rea, Valeria Parrella e Moni Ovadia (showman) e il no-global Luca Casarini. 

Insomma, le liste europee sono ancora non troppo diverse da sistemifici punteggiati da solleticazioni di vanità individuali che non è detto portino voti. Un’immagine mi passa davanti agli occhi: un grande binocolo che guarda un’Europa piccola piccola, remota e sconosciuta. 

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