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Messi all'Inter: sogno (e basta) d'estate

La residenza italiana chiesta dal padre, le parole di Moratti, la crisi con il Barcellona: eppure l'affare del secolo non si farà

La suggestione di un trasferimento di Leo Messi dal Barcellona all'Inter è tornata prepotente nel cuore dell'estate, dopo aver fatto capolino anche in primavera nel pieno del lockdown quando le parole dell'ex patron Moratti avevano acceso un faro su un'operazione bella e impossibile. A dare consistenza alla suggestione è stata la richiesta avanzata da Jorge Messi, padre di Leo, di prendere la residenza a Milano. Documentazione presentata nei mesi scorsi e che riguarda la volontà di andare a vivere in una casa nei pressi della sede dell'Inter, in una delle zone più ricche ed esclusive della città, quella dei grattacieli di Porta Nuova.

La voce ha (ri)cominciato a girare vorticosamente ma l'Inter ha smentito l'idea di una trattativa passata o presente con Messi e il suo entourage. Nessuna idea di portare la Pulce alla corte di Conte, seguendo le tracce della Juventus e del colpo Ronaldo nell'estate del 2018. I contatti sono stati negati ricordando anche i costi di un calciatore che dal club catalano prende 50 milioni di euro netti di stipendio fino al 30 giugno 2021 e che è abituato a rinnovare con cospicui bonus al momento della firma. Troppo anche per un gruppo solido e in espansione come Suning che non sa lesinando risorse economiche per far crescere l'Inter, ma che come tutti deve fare i conti con le ristrettezze post Covid tanto che il bilancio al 30 giugno è atteso con ricavi in contrazione rispetto all'anno prima. Nessun dramma, ma lo scenario in questi mesi è cambiato per tutti.

PERCHE' LA SUGGESTIONE E' FORTE

Però la suggestione di Messi all'Inter è forte anche perché poggia le basi su un paio di circostanze reali e certificate. La prima sono i rapporti di gelo totale tra l'argentino e l'attuale dirigenza del Barcellona, che a meno di ribaltoni resterà al comando al Camp Nou per altri dodici mesi ma che ha rotto ogni relazione con Messi e con i senatori della squadra. Una vicenda intricata, difficile da comprendere al di fuori di Barcellona, ma che ha anche lati davvero poco eleganti.

Il contratto di Messi prevede una exit strategy gratis ogni anno prima della scadenza, ma va anche detto che al 31 maggio (scadenza dell'opzione) non risulta che l'argentino l'abbia esercitata e dunque oggi chi lo volesse dovrebbe trattare con il Barça partendo da una clausola rescissoria dal 700 milioni di euro. E' vero che i catalani stanno pressando da mesi per Lautaro Martinez, ma immaginare uno scambio seppure con conguaglio diventa fantacalcio più che calciomercato.

La seconda circostanza è il particolare regime fiscale che esiste oggi in Italia e che consente una franchigia di 100.000 euro per i guadagni maturati all'estero. Messi, che con il fisco spagnolo ha avuto più di un contenzioso, potrebbe avere interesse a questo tipo di scenario più ancora che allo sconto del Decreto Crescita che ha facilitato l'arrivo in Italia di calciatori di primo livello risparmiando sul lordo.

Tutti tasselli di un puzzle ad oggi troppo grande per comporsi. Al di là dei mal di pancia Messi non ha compiuto i passi necessari per divorziare dal Barcellona, l'Inter può avere un interesse commerciale nel prendere una stella di prima grandezza ma sa di essere in un momento storico difficile (anche la Juventus sta lavorando a fondo per far fruttare l'investimento Ronaldo) e, infine, c'è un processo di crescita tecnica che viaggia su step diversi. Ecco perché è destinato a restare una suggestione. Ad oggi un sogno (e basta) di mezza estate.

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