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Calciomercato

Serie A, mercato povero ma tanti in corsa per lo scudetto

Giro d'affari in contrazione del 37% (meno 444 milioni), squadre cariche di esuberi e con qualche squilibrio ma tutte più forti di un anno fa

Il mercato più povero dell'ultimo decennio, condizionato dalla crisi economica della pandemia Covid-19 e nel quale le parole d'ordine sono state "prestare" e "scambiare" perché vendere è risultata impresa quasi impossibile, lascia in eredità una corsa allo scudetto più aperta che mai. E' un paradosso che può far bene al calcio italiano, soffocato dal dominio della Juventus che per una volta ha dovuto fare i conti, insieme a tutte le altre, con le difficoltà di una sessione in cui di denaro ne è girato pochissimo e chi l'aveva in tasca ha tirato su prezzo e formule avendo quasi sempre la meglio.

La Serie A ha speso 444 milioni in meno rispetto all'estate del 2019 (fonte Transfermarkt) ed è rimasta abbondantemente sotto la soglia del miliardo di euro che era stata sfondata dodici mesi fa: 746 milioni investiti con uno sbilancio di 45 (erano 335). E' vero che si tratta spesso di soldi impegnati per le prossime stagioni, con operazioni in prestito con formule varie di diritto e obbligo di riscatto che peseranno sui bilanci a partire dal 2021, però la frenata è significativa e ha interessato non solo la Serie A ma tutti campionati top del Vecchio Continente. Messe insieme le prime cinque leghe (Premier League, Serie A, Ligue1, Liga e Bundesliga in ordine di spese fatte) la contrazione è stata addirittura di 2,2 miliardi di euro con un segno meno del 41%. Come essere tornati indietro all'epoca pre Neymar, per intenderci. E non è detto che il percorso inverso sia rapido.

Il prodotto tecnico di questo mercato un po' caotico è un campionato che non ha padroni. Quasi tutti si sono rinforzati nella parte alta della classifica, dove già il periodo post lockdown aveva accorciato i gap e rimescolato le carte. Molto del miglioramento, però, è frutto della casualità e dell'impossibilità a cedere i calciatori che erano considerati tesoretti su cui basare poi la campagna acquisti. E' successo al Napoli che si ritrova Koulibaly che pensava di dover salutare, all'Inter con Nainggolan, Skriniar e Brozovic tutti insieme e alla Roma con Dzeko. Non alla Juventus che per alleggerire la rosa di Pirlo - grande scommessa - è dovuta ricorrere a rescissioni di contratto (Higuain e Matuidi) e prestiti a cascata senza monetizzare.

Agnelli ha avuto la rosa ringiovanita e più leggera dal punto di vista degli ingaggi, Conte quella extra large e con tanta esperienza che chiedeva, Gattuso un Napoli più forte davanti e ugualmente poderoso in difesa e l'Atalanta ha aggiunto qualità e quantità andando a pescare in giro per l'Europa i soliti 'poco noti' che tra qualche mese diventeranno assegni circolari da vendere a peso d'oro. Sempre che nel frattempo non succeda l'impronosticabile e cioè la Dea si trovi davvero a lottare per lo scudetto.

Juventus, Inter, Napoli e Atalanta possono legittimamente ambire al tricolore. Ciascuna con i suoi pregi e i difetti. E scendendo appena di livello, la Lazio non ha ceduto i big e riprende il discorso da dove lo ha interrotto prima del lockdown, la Roma si è sistemata in extremis (ma è un progetto appena nato con la nuova proprietà) e il Milan prova a capire se la straordinaria performance estiva può avere un seguito. I rossoneri sono un'incognita. Tonali è stato un grande colpo e Brahimi e Hauge profumano di scommesse affascinanti. Però manca troppo per essere sicuri di aver completato l'opera in una stagione in cui non è concesso alcun margine d'errore. Perché per il Milan e la sua proprietà, così come per tutti gli altri, in mancanza dei ricavi da botteghino e con quelli commerciali in contrazione, approdare alla Champions League diventa vitale. Ecco perché sul mercato ci hanno provato tutti fino all'ultimo. Ne è uscita un'estate pazza, strana, che regala equilibri tutti da scrivere in campo.

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