verona milan tifosi minacce insulti feriti scontri insulti hellas
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Calcio

"Io, picchiato a Verona perché indossavo la maglia del Milan"

La serata da incubo di tanti tifosi rossoneri al Bentegodi. Minacce, insulti e assalti: tutto preannunciato via social senza che si evitasse di trasformare lo stadio in una terra senza regole

Che non sarebbe stata una serata normale si era capito per tempo. C'erano i precedenti (QUI LA DENUNCIA RACCOLTA DA PANORAMA NEL 2019) e c'era il sinistro avvertimento pubblicato sui social dal sedicente gruppo I Guerrieri di Verona: "Chi si presenterà nei settori centrali con vessilli rossoneri può essere oggetto di bersaglio (sic!!) di insulti senza distinzione di sesso, età, razza e religione... Sono finite e gite a Verona!". Nessuna sorpresa, dunque, se la trasferta di migliaia di tifosi del Milan al Bentegodi per inseguire il sogno scudetto si è trasformata in un incubo. Gli stadi italiani rimangono terra di nessuno e nemmeno minacce scritte in avvicinamento alla partita hanno consentito che si creassero condizioni migliori.

Ecco raccolte due testimonianze del clima vissuto dentro e fuori dallo stadio Bentegodi, la casa dell'Hellas Verona. Italia, anno di grazia 2022.

ALESSANDRO G.: "UN PUGNO IN FACCIA E LA BIRRA LANCIATA SU UN BAMBINO"

"Sono andato al Bentegodi con due amici e, non essendo pratico di Verona, abbiamo parcheggiato a un chilometro dallo stadio per andare a piedi. Sapevamo di non essere benvoluti, ma abbiamo assaporato da subito il clima ostile che ci attendeva”

Avevi addosso qualcosa del Milan?

“No. Nascondevo la maglietta rossonera sotto una felpa con la zip proprio per evitare problemi. Arrivati nelle vicinanze dello stadio, quando stavamo cercando l’ingresso del nostro settore che era la Tribuna Est, ci siamo fermati a mangiare un panino a un chiosco. Faceva caldo e mi sono slacciato la zip. Non ho fatto tempo e una persona ha cominciato ad insultarmi a distanza… Poi dopo un attimo me la sono ritrovata a un metro, continuava a insultarmi e a dirmi che dovevo togliermi la maglia. Ho fatto per allacciarmi la zip e…”

Non è bastato?

“Si sono avvicinati altri due e uno dei due mi ha colpito con un forte pugno in faccia. Mi ha preso il labbro aprendomelo internamente. Per fortuna non sono serviti punti di sutura, ma ho una bella botta e ne avrò per un paio di settimane”

E’ intervenuto qualcuno?

“A parte i miei amici, che mi hanno soccorso, no. Non si è mosso nessuno. Polizia? Al momento non ho visto nulla. Ho preso e mi sono allontanato senza reagire perché potevo causare altri problemi e non volevo mettere di mezzo le persone che erano con me. Ma intorno non si è mosso nessuno, tutti fermi”

Dentro lo stadio come è andata?

“Non abbiamo avuto problemi, anche perché il nostro settore era vicino alla curva milanista ed eravamo quasi tutti noi. Alla fine, però, il clima è nuovamente cambiato. E’ entrato un gruppo di una quindicina di persone e ha cominciato a minacciare e insultare. Non si sono fermati nemmeno davanti ai bambini, anzi; uno di loro ha gettato contro un bambino un bicchiere di plastica pieno di birra mentre cercavamo di uscire per andarcene. Ha insultato il padre, lo ha preso a male parole, e ha gettato la birra sul figlio”

C’erano steward?

“Un gruppetto ma non è intervenuto. Hanno formato una specie di barriera, ma questo gruppo di tifosi del Verona passava verso di noi senza alcun problema. Mi spiace dirlo ma non sono intervenuti”

A quel punto siete usciti dal Bentegodi

“E qui c’è stato l’assurdo. Io mi ero tolto tutto, avevo la mia felpa con sotto niente, la maglia messa nello zaino, proprio perché non ci fosse alcun problema. Sotto la felpa ero nudo. Ce ne siamo andati a testa bassa facendo finta di essere tifosi delusi del Verona, ma intorno a noi c’erano persone con in mano le cinghie che aspettavano il nostro passaggio e di scoprire qualcuno che avesse addosso i colori rossoneri per picchiarlo. Davanti alla polizia, che era presente. Loro camminavano con in mano le cinture e cercavano quelli con segni del Milan. Poi finalmente siamo arrivati alla macchina e siamo tornati a casa…”.

Il labbro del tifoso del Milan spaccato con un pugno da un tifoso veronesePer concessione di Alessandro G.

S.B.: "INSULTI E CALCI FUORI DALLO STADIO, SIAMO STATI LASCIATI SOLI"

“Stai parlando con un tifoso che segue il calcio da quando ha tre anni e ha frequentato anche stadi di Serie C pericolosissimi. Però…”

Però?

“Quello che ho visto a Verona mi ha riportato agli anni Novanta in C, a vivere un’epoca che mai avrei immaginato di rivedere”

Come è andata?

“Sono arrivato a Verona e sono andato a fare un giro in centro. Poi, avvicinandomi allo stadio, nel raggio di un chilometro chiunque non avesse addosso colori dei Verona era fatto oggetto di insulti. C’era una coppia di signori, uno con una felpa rossa, sono stati aggrediti. Lui si è dovuto difendere e giustificare perché era semplicemente una persona che si trovava lì per caso e stava andando a lavorare. La sua colpa era quella felpa rossa”

Dentro?

“Ero nei parterre, sotto la tribuna. Eravamo in tanti tifosi del Milan e ci eravamo un po’ tutti raggruppati avvicinandoci il più possibile al settore ospiti, anche per rispetto dei tifosi del Verona, per evitare situazione di tensione e separarci da loro. Quando ha segnato il Verona è successo di tutto. Un gruppo di facinorosi è venuto da noi a insultarci e minacciarci e lo stesso è accaduto alla fine della partita: ci hanno aspettato all’uscita dei cancelli e tutti quelli che non avevano sciarpe o altro del Verona veniva insultato. E non si sono fermati agli insulti: un ragazzo che usciva dallo stadio da solo è stato preso a calci”

Se la prendevano con chiunque?

“A fianco a me c’era una famiglia con tre bambini. La piccola ha pianto per tutta la partita davanti alle scene di energumeni che minacciavano e sbraitavano”

Chi erano?

“Persone di mezza età, apparentemente gruppi di tifosi storici che tra loro si conoscevano. Gruppetti ben identificabili e molto aggressivi e intimidatori nel loro atteggiamento”

Avete avuto supporto dagli steward?

“Durante la partita non ne ho visti. All’inizio ce n’erano un paio all’ingresso del settore che teneva diverse migliaia di persone e che per la metà era riempito da noi milanisti. Poi alla fine, mentre aspettavamo che la squadra venisse a salutare, se n’è presentato un altro che ci ha intimato di andarcene perché potevano succedere brutte cose e che era meglio se ce ne andavamo”

Nessuna protezione?

“Nulla”

E all’esterno dello stadio?

“C’erano camionette delle forze dell’ordine, ma erano tutte concentrate nella zona del settore ospiti. Tutti gli altri, ed eravamo migliaia, siamo stati abbandonati a noi stessi e ci siamo sentiti in pericolo. Se anche avessimo voluto chiedere aiuto, non ci sarebbe stato nessuno. L’unica speranza era che nelle vicinanze ci fossero altri milanisti pronti a intervenire”

Avevi letto il comunicato con le minacce dei giorni prima?

“L’ho letto e ho pensato che fosse tutto organizzato. Non ho mai pensato di rinunciare alla trasferta perché ero da solo e so come comportarmi in quelle situazioni. Sono andato senza addosso nulla che mi identificasse con il Milan, ci sono stadi come Verona dove è pericoloso farlo. Non è bello ma è così”

Ti aspettavi che ci fossero delle attenzioni maggiori?

“Assolutamente. Avevano detto che ci sarebbero stati più agenti e telecamere, ma il problema è che la preoccupazione è sempre e solo per quelli della curva. Non per chi si va a vedere la partita in settori che dovrebbero essere neutrali. Eravamo in tantissimi, dovevamo essere tutelati e invece c’erano solo un paio di steward”

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