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Calcio

Var pubblico, la svolta inglese da copiare

La Premier League lavora per rendere disponibili a tutti i dialoghi tra arbitri e Var Room. I progressi in Italia e la necessità di accelerare il cambiamento - ABBIAMO SEGUITO UNA PARTITA NELLA SALA VAR, ECCO COME FUNZIONA

Sono passati ormai otto mesi dal giorno in cui la sala Var di Lissone è stata aperta a un gruppo di giornalisti per far vedere come funziona. Dicembre 2021, Verona contro Empoli in un esperimento per ora rimasto unico ma che, nella testa dell'AIA (Associazione Italiana Arbitri) doveva rappresentare una sorta di passaggio delle colonne d'Ercole tra passato e futuro, chiusura a riccio ed apertura trasparente sul mondo. Chi c'era (compreso Panorama) testimoniò allora che un calcio diverso era possibile e che molte delle decisioni prese in campo, anche se controverse, una volta spiegate con chiarezza trovavano una loro logica. Anche nell'errore. Come, ad esempio, accaduto più avanti per mostrare al mondo l'origine del gol di Acerbi nel finale di Spezia-Lazio convalidato nonostante un fuorigioco abbastanza evidente.

Alla vigilia della partenza della prossima stagione siamo ancora lì o poco più avanti. Mentre altrove stanno progettando di fare altri passi e di avvicinarsi a modelli più avanzati come quelli dello sport professionistico USA, dove l'assistenza video e la pubblicazione dei dialoghi tra arbitri e giocatori e ormai prassi. La notizia viene dalla solita Premier League che spinge perché quanto accade tra sala Var e campo sia fatto ascoltare al grande pubblico nel giro di poche ore dopo la fine delle partite. Non è detto che avvenga già da questo campionato, ma il fatto stesso che a discuterne sia il numero uno della lega più ricca e importante al mondo dà il senso dell'approccio.

E in Italia? Molte cose sono cambiate in meglio con l'arrivo di Alfredo Trentalange alla guida dell'AIA. Più chiarezza nella comunicazione, coraggio anche nell'ammettere gli errori commessi dagli arbitri non per il gusto di distribuire torti e ragioni con il manuale Cencelli della politica del pallone, ma cercando di svelare i meccanismi che accompagnano ogni decisione, comprese quelle sbagliate. Oltre allo sciagurato gol (che non era gol) di Acerbi, ad esempio, abbiamo sentito e visto tutti come sia nata la mancata concessione del calcio di rigore in Torino-Inter dove gli unici ad avere dubbi sull'esistenza di un fallo erano fischietto e Var.

Passi avanti innegabili e pazienza se nemmeno l'operazione trasparenza è stata sufficiente per placare le malizie di chi vuole vedere complotti ovunque. Veleni che hanno accompagnato per alcuni tratti anche la straordinaria stagione del Milan di Stefano Pioli, con improbabili conteggi di punti mancanti o scippati.

Quello che inizia, però, doveva essere il campionato della svolta. Era stato fatto filtrare che ci sarebbe stato un canale diretto tra AIA, designatore e grande pubblico perché nell'arco di pochi giorni gli episodi più controversi fossero spiegati, mandando così in pensione anche moviolisti di prima e seconda categoria. Ad oggi non se n'è più saputo nulla. L'indiscrezione su una presenza fissa in televisione a '90° Minuto' è stata smentita e avrebbe avuto comunque un gusto un po' retrò, essendo nel frattempo il calcio progredito rispetto ai tempi in cui Mamma Rai faceva e poteva tutto. Insomma, ad oggi silenzio.

E' un peccato e un'occasione da non buttare via. Come spiega il designatore, Gianluca Rocchi, non tutti gli arbitri sono pronti per essere comunicatori e questo vale anche per gli audio dei dialoghi con la sala Var: imprecazioni, imprecisioni, qualche parolaccia. C'è da lavorare anche se questo per evitare un cortocircuito mediatico, ma l'elemento tempo è decisivo, soprattutto se in Inghilterra dovessero far sul serio andando in fondo con il progetto annunciato. Presto e bene, per una volta i primi della classe: potremmo essere noi e non sarebbe immeritato.

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