inter juventus finale coppa italia perisic risultato polemiche arbitro var
Ansa
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Calcio

Inter, la Coppa Italia è tua

Inzaghi batte Allegri (che finisce senza titoli) tra emozioni, ribaltamenti di fronte e polemiche. Una finale bellissima che consegna ad entrambe motivi per riflettere

E' stata una corrida di rara intensità emotiva, a tratti bellissima nei continui ribaltamenti di fronte, vinta dall'Inter che ha coronato così la sua stagione in attesa di vedere come andrà a finire la volata scudetto. Ha perso la Juventus, che esce dall'annata a secco di successi contro le altre big del calcio italiano pur avendo un potenziale inespresso, confermato anche nella notte dell'Olimpico per come a tratti è stata capace di mettere all'angolo l'avversaria, dominarla e arrivare a un passo dal colpo del ko.

L'Inter conquista l'ottava Coppa Italia della sua storia, Allegri rimane senza titoli e con lui un club che non conosceva questa esperienza da un decennio: ridotta all'osso ecco la sintesi della finale che ha tenuto dentro tutto, comprese le solite polemiche per le decisioni arbitrali di cui il calcio italiano non si libererà mai, a maggior ragione in coda a una stagione troppo spesso intossicata da veleni e accuse reciproche.

L'uomo del destino nerazzurro è stato Ivan Perisic, autore dei due gol nei supplementari con cui l'Inter ha consolidato la rimonta e il 4-2 finale che a un passo dal termine dei tempi regolamentari sembrava traguardo lontanissimo. La Juventus ha fatto e disfatto, regalato l'avvio agli avversari, tornata prepotentemente in gioco, controllato e poi di nuovo perso il pallino della sfida. Ha mille motivi di recriminazione e non è una novità, perché da mesi non riesce a salire sui treni che le passano davanti e uno dopo l'altro ha perso tutti gli appuntamenti con il destino.

Il voto alla stagione di Allegri, la prima di ritorno per aprire il nuovo ciclo, è forzatamente un'insufficienza resa meno severa dal girone di ritorno in cui ha blindato la qualificazione alla Champions League. Quello per Inzaghi è un 7 pieno tendente all'8, anche se pesa l'idea dello scudetto che potrebbe essergli scivolato dalle mani quando pareva indirizzato e non in una sola occasione. La Coppa Italia, però, è un premio non banale: pesa anche il percorso che ha messo i nerazzurri davanti alla Roma, al Milan e poi alla Juventus.

E' stata una finale grandi firme: Barella, Calhanoglu e Perisic per l'Inter mentre dall'altra parte hanno scritto il loro nome nel tabellino Morata e Vlahovic che si è innescato poco ma quando lo ha fatto è stato micidiale. Sembrava la sua notte, certamente è suo il futuro anche se è da dimostrare che abbia ragione Allegri quando dice che il lavoro di semina di questi mesi servirà ai bianconeri per tornare a vincere il prossimo anno: ci sono tante cose da sistemare e nodi da sciogliere, ci sarà un totem in meno (Chiellini) in un gruppo che anche all'Olimpico non ha saputo essere cinico fino in fondo, superato in cattiveria dall'Inter.

Steven Zhang ha festeggiato in campo il terzo trofeo della sua avventura italiana. A lui e alla sua famiglia i tifosi devono gratitudine per aver comunque riportato l'Inter ai vertici del calcio italiano, anche se Marotta e Ausilio dovranno fare un mezzo miracolo in estate per non disperdere troppo il valore della squadra a partire da Perisic che, così come fece Milito sul prato del Bernabeu, non perso tempo per ricordare alla società che sul suo rinnovo i tempi sono stati troppo lunghi.

Ci sarà tempo e modo, però, per guardare al futuro. L'Olimpico celebra la vittoria dell'Inter e la sconfitta della Juventus. Ci sarà anche tempo per analizzare gli episodi di una finale scritta apposta per far discutere dentro una stagione in cui la questione arbitrale è stata troppo spesso centrale. Ora la volata scudetto, tutto in 180 minuti che Inzaghi affronta con la testa leggera e i muscoli pesanti. Il Milan ha in mano il proprio destino e non è detto che sia un verdetto ingiusto.

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