gattuso fiorentina divorzio commisso mendes
Ansa
gattuso fiorentina divorzio commisso mendes
Calcio

Gattuso, niente Fiorentina: stop al suo procuratore

Il divorzio del tecnico (che non aveva ancora firmato) e l'accusa di ingerenza del potente Mendes nel mercato dei viola. Storia di una svolta che segue quella del Milan - DONNARUMMA, ECCO PERCHE' RAIOLA NON HA VINTO

Il matrimonio saltato tra Gennaro Gattuso e la Fiorentina nasconde una storia di mercato nell'era della pandemia che merita di essere raccontata e che, se confermata, segnala come le proprietà dei club comincino a sopportare sempre meno la forte presenza di agenti e intermediari nelle proprie strategie. Alla base del divorzio tra il tecnico calabrese i viola, infatti, ci sarebbero divergenze di vedute sulla campagna acquisti e sul ruolo di Jorge Mendes, il più potente procuratore al mondo. Mendes rappresenta Gattuso, ne ha trattato lo sbarco a Firenze e con lui stava immaginando la nuova Fiorentina con qualcuno dei giocatori della scuderia di casa.

Nomi e cifre che, evidentemente, non sono andati a genio agli uomini mercato di Rocco Commisso. Un crescendo di tensioni fino allo strappo e alla comunicazione della decisione di non esercitare gli accordi presi. Già, perché in realtà Gattuso non è mai stato l'allenatore della Fiorentina e lo sarebbe diventato solo dopo il 30 giugno, allo spirare del suo precedente accordo con il Napoli. La rottura ha bloccato tutto e riportato d'attualità il tema del rapporto tra club, direttore sportivi, agenti e allenatori. Da parte viola si fa capire che non venivano accettate ingerenze (con ricche commissioni) ai piani della società, una tesi non diversa da quella che nei mesi scorsi ha fatto da bussola nella gestione del caso Donnarumma da parte del Milan.

I procuratori sono da tempo nel mirino di Fifa e Uefa, anche se le riforme promesse sono rimaste fin qui lettera morta. Ai vertici del calcio mondiale non piace il potere abnorme che hanno acquisito negli ultimi anni, la quantità di denaro dragata a un sistema in crisi perenne (oltre un miliardi di euro nel solo 2020) e l'impossibilità per chi investe nel calcio di poter controllare i propri asset senza dover sottostare a trattative e richieste di commissioni che a volte assomigliano a veri e propri ricatti. E che, nella migliore delle ipotesi, costringono a spese più alte di quanto necessario.

Il Covid ha cambiato la percezione da parte della società e lo sta facendo soprattutto, per quanto riguarda il calcio italiano, da parte delle proprietà di matrice nordamericana e anglosassone. Un segnale forte anche per i calciatori; i soldi sono pochi, l'epoca degli stipendi d'oro è finita almeno per un po' e non è detto che essere rappresentati da un agente potente sia garanzia di trovare una squadra.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti