dazn doppio abbonamento offerta polemiche come vederla costi
Ansa
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Calcio

Dazn, stop alla seconda utenza; tifosi infuriati e la Lega lascia fare

La piattaforma streaming blocca la possibilità dei due dispositivi per abbonato; scoppia la polemica. Tutto sembra essere legale ma così il prodotto calcio viene rovinato ancor di più. Nel silenzio complice e colpevole della Lega

La spiegazione ufficiosa è che in troppi facevano i furbi alimentando addirittura un mercato parallelo di abbonamenti a prezzo stracciato. Per questo DAZN avrebbe scelto la strada di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali a stagione in corso andando verso lo stop della cosiddetta "concurrency", ovvero la possibilità di collegare due utenze a un medesimo contratto con visione anche contemporanea di eventi e prodotti in streaming. Il condizionale è d'obbligo fino a conferma (o smentita) della notizia che ha allarmato la platea di abbonati a DAZN, la OTT che da agosto è detentrice quasi in regime di monopolio dei diritti di trasmissione del campionato di Serie A di cui manda in onda 7 gare a giornata in esclusiva e altre 3 in co-esclusiva con Sky Sport. La rivale uscita battuta da una guerra senza esclusione di colpi in cui ha pesato molto la necessità dei club di fare cassa in tempo di crisi anche se il sospetto è che, dietro al pallone, si sia invece combattuta una guerra commerciale e tecnologica più profonda con in campo colossi come TIM e Comcast impegnati ad aggredire il mercato delle connessioni ultraveloci.

Se davvero entro la fine del 2021 la "concurrency" sarà negata da DAZN gli abbonati si troveranno a fronteggiare un peggioramento delle proprie condizioni contrattuali a stagione in corso. E, soprattutto, a dover rinunciare a qualcosa che è ormai nella pratica da anni per chi si abbona a piattaforme satellitari e streaming, visto che la (almeno) doppia visione di contenuti su device diversi è uno dei core business delle piattaforme esistenti - da Netflix in giù - e lo stesso Sky Go ha sempre consentito, anche nella sua versione base, di poter accedere a un canale alternativo anche in presenza della visualizzazione di un evento sulla tv satellitare.

Insomma una doccia fredda per i clienti, già sul piede di guerra per le difficoltà tecniche di questo avvio di campionato culminate nella necessità da parte di DAZN di garantire una sorta di rimborso dopo i disservizi dello scorso 23 settembre. Modifica che metterebbe i tifosi in una posizione scomoda: o accettare di fatto il dimezzamento del valore del proprio abbonamento oppure farsi carico di un nuovo contratto.

E' bastata la sola anticipazione della stretta sulla doppia visione, pubblicata sul Sole 24 Ore, per scatenare le proteste. DAZN non ha confermato né smentito. I club sono alla finestra: in questi mesi hanno più volte segnalato la necessità di miglioramento del servizio, ma hanno anche confermato la volontà di abbandonare il vecchio (Sky) per andare verso un modello che ritengono possa avere maggiore futuro (DAZN e le OTT). In mezzo ci sono i tifosi consumatori, con il vago sospetto di essere un po' abbandonati a loro stessi nella difficile transizione. Dopo i guai iniziali le questioni tecniche sono in parte migliorate, anche se disservizi continuano a permanere e ad essere segnalati.

Su DAZN e la Serie A vigila l'Antitrust, attenta anche alla guerra degli ascolti che coinvolge pure chi investe in pubblicità: da una parte i numeri veicolati dall'azienda, che si dice soddisfatta dall'audience misurata da lei stessa con Nielsen e della raccolta commerciale, dall'altra le perplessità degli investitori pubblicitari che vorrebbero un sistema di rilevazione terzo e indipendente. E poi la questione abbonati, un numero magico fin qui comunicato alla Lega Serie A col vincolo della segretezza e che, secondo i rumors, sarebbe inferiore alle attese. Da qui il sospetto che lo stop alla "concurrency" potrebbe nascondere anche una mossa per dare una sferzata alla campagna di raccolta abbonamenti. Anche a costo di scontentare gli attuali clienti e chi guarda alle società della Serie A chiedendo se davvero il sistema era pronto per la rivoluzione.

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