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Calcio

Emergenza Coronavirus: quanto risparmia la Serie A tagliando gli ingaggi

I club trovano l'accordo al tagli dei compensi dei calciatori. Via 2 o 4 mesi di stipendio a seconda se la Serie A riparte o no - GLI STIPENDI DELLA SERIE A

Una sforbiciata da 225-450 milioni di euro, con la prima ipotesi valida nel caso di ripartenza della stagione e la seconda che scatterebbe se l'emergenza Coronavirus dovesse impedire alla Serie A di concludere i suoi giochi. E' la piattaforma su cui i club della massima divisione italiana hanno trovato l'unanimità per affrontare la crisi che sta mettendo a rischio i bilanci dei club, non solo quelli piccoli e medi. Taglio degli stipendi per 2 o 4 mensilità, tutto compreso, da ratificare poi in accordi individuali e per ciascuna società cercando un difficile accordo con l'Assocalciatori che sta facendo muro.

I club si sono compattati intorno alla modalità con cui muoversi dopo aver rivisto le stime delle perdite economiche derivanti dal blocco della stagione. Danni da centinaia di milioni di euro anche se si dovesse ripartire, ma che crescerebbero esponenzialmente in caso di stop definitivo. Incassi al botteghino, sponsor, diritti tv: la torta rischia di rimpicciolirsi e i proprietari, consapevoli di dover mettere mano al portafoglio per ripianare le perdite, hanno deciso di presentare il conto anche ai propri calciatori.

QUANTO SPENDE LA SERIE A IN STIPENDI

La premessa è che si tratta di stime, perché i dati ufficiali sul costo delle rose non esistono se non con qualche traccia lasciata dalle società quotate in Borsa. Se si prende come veritiera l'inchiesta pubblicata in autunno dalla Gazzetta dello Sport, il monte ingaggi lordo della Serie A per questa stagione è di 1 miliardo e 360 milioni di euro. Mancano i bonus e va calcolato anche l'effetto del Decreto Crescita con gli sconti fiscali, ma come dato di partenza si può tenere in considerazione ragionando su una traiettoria a crescere certificata da altri numeri, questi ufficiali, a disposizione. Il Report Calcio 2019 della Figc, ad esempio, fotografa la situazione fino alla stagione 2017-2018 assegnando alla Serie A un costo del lavoro per personale tesserato di 1,291 miliardi di euro.
Una quantità di denaro difficile da sostenere senza incassi certi dagli stadi, la prospettiva in caso di ripartenza restano comunque le porte chiuse, o con lo spettro di dover rinegoziare almeno parte degli accordi con Sky, Dazn, Rai e IMG (diritti all'estero) che devono ancora versare l'ultima rata a maggio per 340 milioni di euro. Ecco perché, al fianco delle agevolazioni nei pagamenti dei contributi, i club di calcio pensano a una manovra di taglio del costo del lavoro che dovrà passare da un accordo con l'Assocalciatori con la copertura, se possibile, di un provvedimento quadro del Governo.

CHI RISPARMIA MAGGIORMENTE?

La difficoltà di bilancio investono trasversalmente tutti, dai più ricchi ai più poveri. Il beneficio del taglio sarebbe dunque generalizzato e produrre, ad esempio, un risparmio calcolabile tra 35 e 100 milioni per la Juventus che ha visto aumentare dall'estate 2018 il suo costo del lavoro. Nell'ultimo bilancio la voce ammontava a 301 milioni di euro in netta crescita rispetto ai 233 della stagione 2017-2018 e la semestrale approvata al 31 dicembre 2019 alzava ulteriormente il valore a 173,2 contro i 143 dello stesso periodo dell'anno scorso. Restando ai dati ufficiali, anche la Roma beneficerebbe di un risparmio stimabile in 15-45 milioni di euro avendo un costo del personale tesserato di 165,8 milioni nell'ultimo bilancio (la semestrale registra un leggero calo a 83,7 al 31 dicembre scorso).

Il resto sono stime. L'Inter va da 14 a 40, il Milan da 11 a 34, il Napoli da 10 a 30 e la Lazio da 7 a 20. Soldi fondamentali per consentire di sterilizzare le perdite il cui conto potrà, però, essere fatto solo a bocce ferme quando sarà chiaro, ad esempio, anche il destino di Champions ed Europa League al momento sospese al pari dei campionati.

I CALCIATORI? UN ESERCITO DI RICCHI

Di fronte all'emergenza sarà difficile per i calciatori opporre un rifiuto netto a fare la propria parte. Al di là delle clausole contrattuali, è chiaro che limitatamente alla Serie A si parla di lavoratori con un livello di stipendio superiore alla norma. Quanto? Dati ufficiali aggiornati non ce ne sono, ma se si recuperano le tabelle Inps relative al 2017 e quelle sui versamenti contributivi nel 2016 (Report Calcio Figc 2019) emerge una fotografia abbastanza nitida del mondo del pallone.
L'Inps dichiara, infatti, che ci sono 423 tesserati tra calciatori, allenatori e dirigenti a vario titolo con uno stipendio superiore ai 700.000 euro all'anno. Quasi tutti sono concentrati in Serie A dove, nell'anno fiscale 2016, un quarto dei lavoratori aveva buste paga superiori ai 100.000 euro annuali: 1.053 su un totale di 4.434. I sacrifici colpiranno soprattutto loro, mentre scendendo di categoria è più facile che il sistema calcio si appoggi agli aiuti statali. Ad esempio in Serie C la stragrande maggioranza (1.686 su 3.104 nel 2016) viaggiava entro i 15.000 euro e spesso faticando a recuperarli. Difficile immaginare di tagliare qui, più facile pensare a rose intere messe in cassa integrazione per qualche settimana prima della ripresa.

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