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Ansa
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Calcio

Coppa Italia, grandi ascolti tv (per il format che non piace)

Tutti la criticano ma tutti la guardano. E' la Coppa Italia col percorso blindato per le grandi, format criticatissimo dai nostalgici degli anni Ottanta e Novanta e da quelli che impazziscono per il 'porte aperte' della FA Cup in cui anche squadre di semi dilettanti hanno l'opportunità di sfidare le big della Premier League: quasi sempre perdono, ma quando non accade sono storie bellissime e che riaccendono il dibattito sull'ingiustizia della Coppa Italia. Un torneo in cui i migliori entrano in corsa, si risparmiano i primi turni e - attraverso un meccanismo di sorteggio aperto a quelle di Serie A - hanno anche la chance di giocare spesso e volentieri in casa le sfide secche.

Sportivo? Forse no, anche se il sistema delle teste di serie esiste in ogni sport compresi quelli olimpici. Di sicuro, però, un format che ha garantito in questi anni l'esplosione dell'interesse intorno alla Coppa Italia che ha smesso di essere il palcoscenico delle riserve delle riserve per diventare una manifestazione appetita da tutti. Anche da chi è alle prese con la corsa scudetto, la Champions e l'Europa League. Il merito è proprio di quel format tanto criticato dai nostalgici, ma funzionale a rendere la Coppa Italia un prodotto televisivo di successo e, di conseguenza, a concentrare sui suoi diritti tv un'asta a salire con riflessi positivi sul montepremi.

Che la Coppa Italia 'antidemocratica' piaccia a tanti lo testimoniano i numeri. Il derby tra Inter e Milan della rissa Ibrahimovic-Lukaku è stato visto da 7,8 milioni di telespettatori su Rai 1 e per le sue semifinali tra Inter e Juventus si attendono ascolti ancora superiori. La finale della scorsa edizione, giocata a giugno appena fuori dal periodo di lockdown per Covid, ha tenuto incollati alla tv oltre 10 milioni di italiani risultando la quarta più vista di sempre, dove le precedenti sono tutte concentrate dal 2010 in poi. Prima non c'è traccia. Nulla.

La Rai sborsa ogni anno circa 35 milioni di euro per garantirsi il diritto alle prime serate che dai quarti di finale in poi garantiscono ascolti sopra la media. Nel 2019, per provare a dare un metro di paragone, la Coppa Italia ha piazzato 2 eventi tra i 10 sportivi più visti esattamente come la ricchissima Champions League e senza poter contare su duelli tra big visto che la finale (7,3 milioni di audience) è stata Atalanta-Lazio, non il massimo per chi scrive i palinsesti e vende pubblicità.

Davanti a questi numeri, difficile trovare argomentazioni valide. La Coppa Italia non sarà il massimo dell'eleganza in termini di opportunità date a tutti di vincere, ma è un prodotto che funziona e assolve al suo compito: portare denaro nelle casse di chi investe per tenere in piedi tutto il sistema. Immaginare un salto nel passato, soprattutto oggi che il pallone attraversa una crisi senza precedenti, è esercizio sterile. La conferma? La bellissima avventura dell'Alessandria arrivato alle semifinali contro il Milan nel gennaio 2017. Una storia da copertina per chi racconta sport, un buco nell'acqua per l'interesse dei tifosi che tra andata e ritorno snobbarono i due eventi raccogliendo la metà degli ascolti delle sfide prima e dopo: 4,3 e 3,2 milioni di telespettatori. Evidentemente la storiella di Davide contro Golia non piace neanche agli appassionati di pallone.

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