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Calcio italiano, il 2021 da sogno (col finale peggiore)

Dal trionfo di Wembley agli incubi invernali: inchieste della magistratura, polemiche, liti, terrore per il ritorno del Covid e la crisi che morde ancora: perché il pallone tricolore si è ridotto così?

Il miglior anno del nostro calcio con il finale peggiore che ci si potesse attendere. Un incubo, quasi, tra il ritorno dell'emergenza Covid a cancellare le partite e minacciare la presenza degli spettatori negli stadi, le inchieste sul sistema del calciomercato, un club a rischio esclusione dalla Serie A, le solite polemiche (spesso sguaiate) su arbitri e dintorni e... per non farsi mancare nulla anche la nazionale che in cento giorni è passata dall'euforia di Wembley al rischio di stare fuori dal Mondiale.

Il pallone tricolore non si è davvero fatto mancare nulla, ma al contrario di quanto ci si augura di solito "il meglio non deve arrivare". Anzi. E' stato un finale da film horror, arrivato dopo il kolossal che ha portato gli azzurri sul tetto d'Europa, rimesso la gente dentro gli impianti, illuso i club di aver scollinato la parte più dura di una crisi che ha messo a dura prova tutto il sistema bruciando quasi un miliardo di euro. Non è così e il timore con cui i vertici del calcio hanno atteso l'esito della cabina di regia pre-natalizia del Governo in tema di restrizioni per cercare di arginare la nuova ondata del Covid, lo ha testimoniato.

Il movimento cammina su un filo sottile, teso sopra il burrone. Non può permettersi un nuovo lockdown e nemmeno che si richiudano le porte degli stadi, anche perché l'esperienza dice che dallo Stato non arriverebbero sostegni materiali per coprire le perdite così come non sono arrivati nel 2020 e in questo 2021 di austerità. I segnali, però, non sono incoraggianti. La Serie B ha scelto autonomamente di fermarsi nel mezzo delle festività dopo aver rinviato una certa quantità di partite, la Serie A ha scelto in coerenza con il passato di tenere duro su Udinese-Salernitana così da non creare pericolosi precedenti e tutti guardano con apprensione a quanto accade in Inghilterra dove la Premier League si batte travolta dalla variante Omicron, cercando di non arrendersi a uno stop che travolgerebbe tutto.

Covid a parte, però, i motivi di preoccupazione non mancano. L'ultimo consiglio della Federcalcio si è chiuso con il presidente Gabriele Gravina che ha lanciato un ultimatum alla Salernitana che fu di Lotito e che è alla disperata ricerca di un proprietario entro il 31 dicembre per non sparire, lasciando il campionato monco. L'ultima assemblea della Lega ha ospitato uno scontro tra dirigenti (Barone e Marotta) sul tema del rispetto delle regole in tema di pagamento degli stipendi, dopo un anno in cui le proroghe hanno aiutato tanti a non saltare.

In mezzo c'è l'onda lunga delle inchieste sui bilanci dei club. Due quelle finite sui giornali: a Torino c'è nel mirino la Juventus degli ultimi tre anni, quelli che hanno prodotto perdite per 340 milioni di euro e costretto Exor a iniettarne 400 per tenere in stabilità i conti, a Milano il faro si è acceso sull'Inter. Ma in generale è tutto il sistema delle plusvalenze (sistema ampiamente usato dalla stragrande maggioranza delle società come sostegno per i bilanci) ad essere sotto accusa: un sistema da oltre 730 milioni di euro nel 2020, drogato da operazioni solo di carta e che ha contribuito poi allo scoppio della bolla quando la pandemia ha abbattuto i valori del mercato.

La giustizia sportiva osserva da lontano, in attesa di ricevere le carte dalle Procure che hanno dato tutto in mano a consulenti esterni per evitare di farsi dire quanto già certificato in passato da altri magistrati, e cioè che non esiste un algoritmo che possa determinare con oggettività il valore di un calciatore. Al netto dei tecnicismi, però, le iniziative sulla gestione Agnelli-Nedved-Paratici, la raccolta di documenti in casa Inter e l'indagine conoscitiva della Covisoc con una lista di decine di operazioni sospette, comprendenti anche altre squadre, hanno dimostrato come non ci sia più tempo da perdere.

Il 2022 che inizia dovrà essere l'anno del grande repulisti. Se qualcuno ha sbagliato, dovrà pagare. Ma più in generale andrà scritto un nuovo codice di norme per prevenire gli abusi perché la crisi continuerà a mordere, le nubi restano all'orizzonte e senza un grande reset c'è il rischio concreto che il pallone si buchi per sempre. Sarebbe un paradosso, pochi mesi dopo aver vissuto giorni inebrianti al limite della follia e aver pensato - forse commettendo un errore di superbia - di essere improvvisamente diventati la locomotiva d'Europa.

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