allegri juventus allenatore contratto crisi critiche polemiche esonero
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Calcio

Perché Allegri resta l'uomo giusto per la Juventus

L'inizio choc in campionato, le troppe parole verso i giocatori, un progetto da rifinire e far crescere: malgrado tutto Max è il tecnico che può riportare in alto i bianconeri

La partenza choc della Juventus in campionato, senza vittorie nelle prime 4 giornate così come non accadeva dal 1960, ha acceso un dibattito su Massimiliano Allegri e il suo (ri)atterraggio nel mondo bianconero. Colpa dei risultati, ovviamente, ma anche del modo in cui il tecnico si è espresso sui calciatori a disposizione aprendo un fronte inatteso perché coinvolge alcuni degli uomini arrivati a Torino nelle scorse sessioni di mercato e strapagati per rappresentare presente e futuro della squadra.

La luna di miele è terminata in fretta, consumata tra partite gettate via, errori tecnici e di testa e la generale sensazione di nervosismo che attraversa l'ambiente, partendo dal suo allenatore e arrivando fin dentro lo spogliatoio come raccontano i retroscena del turbolento finale della sfida pareggiata con il Milan, quella che ha certificato la distanza siderale che c'è in questo momento tra la Juventus e l'ipotesi scudetto.

E' Massimiliano Allegri l'uomo giusto per risollevare gli ex campioni seriali e riportarli in alto? La premessa è che la scelta di Agnelli è stata così radicale da non prevedere un piano alternativo o una via d'uscita: il contratto da 7,5 netti più bonus fino al 2025 rende Allegri intoccabile. Anzi, lo ha investito del ruolo di responsabile del progetto tecnico, quello che ha l'ultima parola al netto delle questioni finanziarie e delle strategie economiche sul mercato dettate dalla società. Dunque, se Allegri battezza Dybala (in scadenza tra pochi mesi) come centrale nella nuova Juventus è il club che si deve adeguare. E lo stesso avviene quando si parla di scelte tecniche, bocciature eccellenti o anche solo di calciatori rimandati a... data da destinarsi.

ACCUSA E DIFESA: IL PROCESSO AD ALLEGRI

La quesitone contrattuale non può, però, esaurire il dibattito. Allegri ha lasciato Torino nell'estate del 2019 accompagnato alla porta con ben poco rimpianto (allora) da chi riteneva il suo calcio inadeguato; gli stessi che adesso gli rinfacciano di non aver dato un gioco alla nuova Juventus , di ragionare ancora in maniera troppo difensiva e di essere sempre e comunque un gestore e non un allenatore di calciatori.

Molti lo aspettavano al varco e alle prime difficoltà hanno caricato i fucili della critica. Anche i tifosi, che pure lo hanno applaudito stremati da due anni di 'calcio liquido' e risultati altalenanti, osservano perplessi e tornano con la mente agli ultimi mesi del precedente ciclo allegriano. Può sembrare un paradosso, ma l'uomo dei cinque scudetti consecutivi e delle due finali Champions League non gode di credito illimitato. Anzi.

Molte critiche sono comprensibili. Non è piaciuto l'accanimento comunicativo con cui ha parlato di alcuni leader bianconeri come Bonucci (messo alla berlina per la fascia da capitano) o Chiesa, che non è un ragazzotto alle prime armi che deve imparare come si sta alla Juventus, ma un campione d'Europa reduce già da una stagione da protagonista allo Stadium. Anche le incertezze emotive viste in campo, costate le rimonte subite (7 punti persi da situazione di vantaggio), se si ripetono, portano a qualche responsabilità del tecnico che deve motivare e preparare adeguatamente la sua squadra. Inutile fare richiami poi al modo in cui si devono affrontare i finali di partita dove ogni gruppo trasferisce il lavoro quotidiano.

ALLEGRI PAGA COLPE DI ALTRI

Detto che al più presto dovrà trovare una fisionomia che oggi non si vede e, possibilmente, non sprecare il talento di Chiesa limitandolo al ruolo di vice Cuadrado, ecco che Allegri rimane l'uomo giusto al centro del progetto. Che la squadra sia incompleta e non del tutto coerente nella sua costruzione è effetto dell'austerità che ha costretto la Juventus - non solo - a vivere un mercato di inseguimento e non di programmazione. L'effetto è un gruppo che ha bisogno di tempo per essere 'letto' tatticamente, in cui la qualità è alta in alcuni reparti e media in altri: non si può chiedere di arrivare subito alla sintesi.

Per esperienza e curriculum Max sa come si trova la strada, lo ha fatto spesso in passato con ottimi risultati ed è probabile che lo possa fare anche in questa situazione. La partenza di Ronaldo è diventata un problema soprattutto per la tempistica con cui è maturata e questa non è una colpa che gli si può addebitare: far funzionare Kean, Morata e Dybala in modo da dimenticare gli oltre 100 gol in tre anni di CR7 necessita tempo e lavoro e propone incognite. Non certezze.

Forse la dimensione di questa Juventus è stata sovrastimata in estate (quando, però, c'era ancora Ronaldo). Di sicuro servirebbe un pizzico di chiarezza sui reali obiettivi della stagione che non possono essere solo farsi trovare competitivi a marzo, come dice Allegri, senza che ci sia l'avvallo pubblico della società. Se il 2022 deve essere un anno di transizione Allegri è l'uomo giusto, a patto di dirlo apertamente, proteggerlo ed evitare che il suo diventi un corpo a corpo con tutto ciò che lo circonda: tifosi e critica spesso in attesa del suo passo falso.

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