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Ansa
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Calcio

Agnelli, la Superlega e la sfida finale alla Uefa

Juventus, Real Madrid e Barcellona compatte, chiedono dialogo a Ceferin e lo accusano di minacce. La prospettiva di una sentenza che può riformare il calcio - IL CASO SUPERLEGA ALLA CORTE EUROPEA: COSA PUO' SUCCEDERE

Il tempo del confronto e della diplomazia non è ancora maturo. Uefa e i club sopravvissuti dentro la Superlega marciano apparentemente su due strade destinate a scontrarsi a breve, in un intreccio di sanzioni, minacce di esclusione e ricorsi ai tribunali ordinari che lascia immaginare mesi di muro contro muro e conseguenze oggi impossibili da pesare. Lo scenario che negli anni '90 portò alla sentenza Bosman, il dispositivo che ha cambiato per sempre la struttura del calcio europeo e che il calcio di allora non fu capace di governare finendone investito. Lo stesso potrebbe accadere se la Corte di Giustizia europea darà ragione a Juventus, Real Madrid e Barcellona che accusano l'Uefa di abusare di una posizione di dominio e monopolio sull'organizzazione e gestione delle competizioni europee. Oppure, in caso contrario, a pagare il conto salato sarebbero gli stessi club per cui si prospetta una clamorosa esclusione dalla Champions League per una o due stagioni. Uno tsunami che difficilmente resterebbe privo di conseguenze.

"ATTEGGIAMENTO UEFA OFFENSIVO E ARROGANTE"

Le parole di Andrea Agnelli, che ha rotto il silenzio a due mesi di distanza dalle ore della nascita e della morte in culla della Superlega, così come presentata al mondo lo scorso 19 aprile, sono un atto di rottura e allo stesso tempo di richiesta di apertura al dialogo. Fin qui negato dalla Uefa il cui atteggiamento (il presidente Ceferin non viene mai nominato direttamente ma è il destinatario evidente dei pensieri) è definito "arrogante", "offensivo" e "minaccioso". Minacce che, attacca il numero uno della Juventus, hanno spaventato molti compreso chi ha scelto di fare un passo indietro rispetto alla firma sul progetto. E che configurano una "indebita pressione" che provoca paura a "molti colleghi".

"NON TUTTI IN UEFA LA PENSANO COSì"

Lo dice due volte ed è un salto di qualità rispetto a quanto portato sul tavolo della discussione finora: "So che non tutti in Uefa, per fortuna, la pensano così". Pensano, cioè, che l'idea di una riforma profonda e definitiva delle competizioni e della struttura del calcio europeo debba essere portata avanti fino a immaginare qualcosa di simile alla Superlega, anche corretta e mediata dalla politica. Anche più aperta rispetto a quanto annunciato in aprile. Solidarietà espressa in segreto, ma che romperebbe quel muro fin qui raccontato come inscalfibile del 244 (club) contro 3 (i separatisti).

Anche perché la crisi economica che ha investito il sistema, già di per sé non in equilibrio, sta creando problemi destinati a durare a lungo. Nonostante la Uefa abbia messo nero su bianco nel documento di presentazione del proprio budget che "l'emergenza sanitaria ormai appartiene alla storia" e che la crescita dell'industria del pallone continua come sempre, i mancati ricavi si contano a miliardi di euro, le perdite anche e quasi tutto pesa sulle spalle delle società più grandi. Le uniche, o quasi, a mettere denaro per far andare avanti il giocattolo che, però, non funziona più: "La Superlega non è un colpo di stato, ma piuttosto un grido disperato d'allarme di un sistema che si indirizza verso l'insolvenza" scandisce Agnelli. Evidentemente Ceferin la pensa diversamente.

MURO CONTRO MURO?

La sintesi è che, in assenza di qualsiasi apertura al dialogo da parte della Uefa ("fin qui c'è stata totale chiusura") si andrà avanti a colpi di contenziosi. Due sono i livelli: il Tribunale di Madrid che ha vietato sanzioni e che la Uefa dovrà disconoscere per punire i club che considera ribelli, e la Corte di Giustizia europea che ha annunciato l'intenzione di pronunciarsi sulla questione legata alla posizione di monopolio di Nyon.

Nel secondo caso, come ricordato prima, la Uefa si gioca tutto a partire dal proprio ruolo e dalla stessa sopravvivenza. Nel primo sarà interessante capire come i giudici di Nyon potranno eventualmente aggirare quanto dettato da Madrid, assumendosene anche personalmente la responsabilità. La Juventus e le due spagnole ritengono "fondati" i proprio ricorsi e hanno come obiettivo resettare tutto. Altri sport, il basket ad esempio, hanno fatto le riforme sostituendo alla guerra il momento delle diplomazie e della ragion di stato. Il calcio sembra correre spedito verso l'Armageddon, senza capire che la posta in gioco è la sua stessa sopravvivenza.

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