ANSA/CLAUDIO PERI
News

Bruno Vespa: tutte le interviste che hanno fatto scalpore

Dai Casamonica al padre di Manuel Foffo fino al figlio di Totò Riina: per "Porta a Porta" vent'anni di grandi esclusive e polemiche infuocate

Vent'anni al centro della scena televisiva italiana. Vent'anni di interviste e dirette che hanno fatto buona parte della storia della Rai degli ultimi due decenni.

Vent'anni di momenti indimenticabili come la telefonata a sorpresa di Papa Giovanni Paolo II durante la puntata del 13 ottobre 1998 dedicata al ventennale del pontificato Wojtyla.

Vent'anni di trovate a effetto: dalla scrivania che ospitò la firma del contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi ai plastici creati ad hoc per tutti i principali casi di cronaca.

Vent'anni che hannoconsacrato Porta a Porta a "terza camera del Parlamento" e regalato a tanti personaggi (avvocati, magistrati, criminologhi, cuochi, ballerini, sportivi e così via) fama e visibilità grazie allo spazio offerto loro da Bruno Vespa.

Ma anche vent'anni di polemiche per le interviste, spesso in esclusiva, realizzate dal giornalista più criticato, imitato e corteggiato d'Italia. Scorri la lista delle puntate che hanno fatto più discutere.

Il figlio di Totò Riina

L'ultimo caso risale a ieri sera. Il protagonista è Salvo Riina, figlio del boss della mafia Totò e autore di un libro in cui descrive un padre “premuroso e amorevole”.

L'intervista è andata in onda nonostante le proteste infuocate rimbalzate sulle agenzie, i siti, i social per tutta la giornata.

I vertici di Viale Mazzini hanno infatti dato il via libera alla scelta di Vespa: "è informazione". Ma la lista degli insorti contro l'ospitata tv del figlio del più sanguinario dei capi di Cosa Nostra è lunga: dal presidente del Senato Pietro Grasso alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, dai parenti delle vittime della mafia (Maria Falcone, sorella di Giovanni ucciso a Capaci, si è detta “costernata”, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha parlato di caso “vergognoso”) a un ampio schieramento bipartisan di politici (invitato in studio l'ex segretario dem Pier Luigi Bersani ha disertato), dal sindacato Usigrai alla Fnsi.

Già scattata la richiesta di convocazione dei vertici della Rai in Commissione parlamentare di vigilanza e, da parte di alcuni, quella di dimissioni per Bruno Vespa.

Ma cosa ha detto in onda Salvo Riina? L'uomo ha rievocato la sera del 23 maggio del 1992, quando, all'altezza di Capaci, mille chili di tritolo fanno saltare in aria la strada che collega l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo uccidendo il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tutta la scorta. “Eravamo a Palermo e sentivamo tante ambulanze e sirene, abbiamo cominciato a chiederci il perché e il titolare del bar ci disse che avevano ammazzato Falcone, eravamo tutti ammutoliti. La sera tornai a casa, c'era mio padre che guardava i telegiornali. Non mi venne mai il sospetto che lui potesse essere dietro quell'attentato”. A proposito dell'arresto del genitore ha aggiunto di non poterlo condividere.

Il padre dell'assassino di Luca Varani

Il 7 marzo è la volta di Valter Foffo. L'uomo è il padre di Manuel, uno dei due giovani che confessarono il brutale omicidio di Luca Varani, il giovane di 23 anni che, prima di essere ucciso in un appartamento a Roma, venne torturato per almeno due ore dai due che si trovavano sotto l'effetto della cocaina.

A sollevare polemiche furono, anche in questo caso le parole dell'uomo, apparso ai telespettatori inspiegabilmente troppo tranquillo, che ha descritto il figlio come “un ragazzo modello, forse eccessivamente buono, con un quoziente intellettivo superiore alla media. Non uno sbandato”.

Parole di affetto respinte anche dal figlio che, interrogato a Regina Coeli, confesserà di aver sfogato sul povero Luca la rabbia covata proprio contro il padre. Ma a finire sul banco degli imputati sarà soprattutto Vespa, accusato di aver offerto un palcoscenico a una tesi difensiva basata sul presupposto che a scatenare la furia omicida dell'assassino fosse stata in realtà, non un'indole criminale, ma solo l'assunzione di stupefacenti. In questo caso a scatenarsi furono soprattutto i social che accusarono il programma di Rai1 di “siacallaggio”.

I Casamonica

Non era trascorso nemmeno un mese dal funerale di Vittorio Casamonica che bloccò un intero quartiere di Roma sollevando un vespaio di critiche e polemiche non solo sulle prime pagine di tutti i quotidiani romani ma anche sulla stampa di mezzo mondo, che ecco apparire nel salotto di Bruno Vespa figlia e nipote.

I Casamonica sono una famiglia di etnia nomade originaria dell'Abruzzo che ormai si è stabilizzata da anni nella Capitale dove si è specializzata in attività criminali quali, in particolare, racket, usura e spaccio di stupefacenti.

Il 20 agosto del 2015 Vittorio Casamonica viene omaggiato da una gran folla che segue il corteo funebre, con tanto di carrozza trainata dai cavalli neri, note del Padrino intonate dalla banda e lancio di petali di rosa da un elicottero in volo a pochi metri dai tetti della abitazioni, fino alla Chiesa addobbata con una gigantografia del boss in abiti papali salutato come “re di Roma”. La stessa chiesa, per altro, che rifiutò di celebrar ei funerali di Piergiorgio Welby.

L'8 settembre Vera e Vittorino Casamonica, figlia e nipote di Vittorio, si presentano a “Porta a Porta” per raccontare la loro “verità” e difendere il loro congiunto dalle “tante bugie e calunnie” dette sul conto di un uomo “che tutti chiamavano Papa perché era troppo buono, come Francesco” e su quello della loro famiglia, “gente onesta”.

Pd, Campidoglio, Vigilanza e Antimafia, M5S e Sel partono all'attacco. La direzione di Rai1 si schiera con il conduttore, ma decide di programmare, a scopo risarcitorio, un'intervista con l'assessore alla Legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella. Vespa si difende: “Lasciateci fare il nostro mestiere. Quando Biagi ha intervistato Sindona, c'erano forse le vittime? E c'erano le vittime quando è stato intervistato Buscetta o quando Santoro ha intervistato Ciancimino?”.

Il nuovo fidanzato di Erika

Nel dicembre del 2001 sbarca in Commissione di vigilanza Rai il caso “Mario Gugole”. Di chi si tratta? Mario Gugole è un giovane di 24 anni, di professione meccanico con il sogno di diventare dj che fin dai primi giorni di prigionia della 16enne Erika De Nardo, arrestata per aver ucciso madre e fratellino la sera del 21 febbraio del 2001 a Novi Ligure, insieme al fidanzatino di allora Omar Favaro, comincia a scriverle lettere d'amore in carcere.

I due non non si erano mai conosciuti prima ma nel giro di qualche mese il loro rapporto epistolare si trasforma in una sorta di relazione a distanza.

Quando la storia viene svelata dai media, tutte le principali testate giornalistiche fanno a gara per intervistare Gugole. Il quale è ben contento di mettersi a disposizione ma di certo non a titolo gratuito. Le sue apparizioni a Domenica in e Porta e Porta sarebbero costate infatti alla Rai ben 25 milioni di vecchie lire. Ma non è solo questo aspetto ad attirare contro Vespa le solite critiche.

Secondo l'Osservatorio sui Minori il ragazzo sarebbe infatti “accomunato ad Erika da un atteggiamento antigenitoriale che la Rai non dovrebbe diffondere”. Bruno Vespa però non ci sta e ricorda che Gugole è stato intervistato da Tg1 e Tg5, e da molti giornali: “Perché solo noi non potremmo ascoltarlo?”.

Gli assassini di Marta Russo

A tre anni dall'apertura del programma, Bruno Vespa finisce nel polverone per una puntata di “Porta a Porta” dedicata all'omicidio della studentessa romana Marta Russo avvenuto il 9 maggio del 1997 in un viale dell'Università di Roma La Sapienza.

Marta rimane uccisa da un colpo di pistola sparato da una finestra dell'aula assistenti dell'istituto di filosofia del diritto. A premere il grilletto un giovane assistente, Giovanni Scattone, affiancato dall'amico Salvatore Ferraro. Entrambi vengono invitati da Vespa nel giugno del 1999 dopo la condanna in primo grado. I genitori della ragazza chiedono di bloccare la messa in onda. Non comprendono come sia possibile offrire loro “ulteriore spazio del servizio pubblico televisivo” nonostante la vicenda sia stata già ampiamente documentata dai media. In molti sono dalla loro parte ma il giornalista decide di andare dritto per la sua strada: “Bloccarci - disse allora Vespa - sarebbe un precedente mortale”. Ma le polemiche riguardarono anche il presunto cachet riservato ai due ospiti.

I plastici dei delitti

Ormai sono entrati di diritto nell'immaginario televisivo collettivo: sono i plastici di Vespa, modellini realizzati per ricostruire la scena dei casi di cronaca più famosi.

Molti hanno scatenato critiche durissime e, ancora a distanza di anni, sono motivo di ironie e discussioni. Il più famoso è senza dubbio quello della villetta di Cogne dove il 30 gennaio del 2002 fu consumato l'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi di tre anni per cui è stata condannata, con sentenza passata in giudicato, la madre Anna Maria Franzoni.

Nella lista di quelli che hanno riscontrato il maggiore successo il plastico dell'omicidio di Meredith Kercher, uccisa a Perugia nella notte del 1º novembre 2007 mentre si trovava nella sua camera da letto, nella casa che condivideva con altri studenti; la villetta di Garlasco teatro dell'assassinio di Chiara Poggi avvenuto nell'agosto del 2007; l'abitazione di Brenda, la transessuale brasiliana coinvolta nella vicenda di sesso, droga e ricatti che costò la carriera politica all'ex presidente del Lazio Piero Marrazzo e la morte della stessa Brenda.

In quel caso fu proprio l'amica della vittima, invitata da Vespa in studio a bocciare il plastico dell'appartamento. Non sono mancati nemmeno il modellino della nave da crociera Concordia, affondata nei pressi dell'Isola del Giglio con 33 passeggeri rimasti vittime e quello della casa di Avetrana, dove abitava la piccola Sarah Scazzi, uccisa nel garage dalla cugina Sabrina Misseri insieme alla madre Cosima.

Ti potrebbe piacere anche