Il 'nulla' di Bersani a Piazzapulita
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Il 'nulla' di Bersani a Piazzapulita

Riapparso in tv dopo giorni e giorni il leader del Pd non ha detto una cosa che sia una (soprattutto di sinistra) - lo speciale Elezioni 2013 -

L’uomo-sicuro-di-vincere e che perciò aveva deciso che non gli serviva fare la campagna elettorale e era scomparso dalla tv (Pier Luigi Bersani), è riapparso ieri sera a “Piazzapulita” , incalzato invano da Corrado Formigli, Vittorio Feltri e Massimo Giannini. Invano, dico, perché nessuno dei tre intervistatori è riuscito a cavargli dalla bocca una frase utile, una proposta che sia una. Una cosa di cui si possa dire “ha detto una cosa”.

Il segretario del Pd e futuro premier se ne stava infatti in panciolle, meditabondo, con un’espressione di evidente fastidio per dover perdere tempo a rispondere alle domande, a spiegare un programma, a replicare agli avversari. A fare, insomma, un po’ di quella strana cosa che si chiama campagna elettorale. È probabile che in cuor suo Bersani abbia confuso le primarie del Pd con le politiche nazionali. Si vedeva già sul ponte di comando come presidente del Consiglio e non capiva perché dovesse aspettare tanto per la cerimonia d’insediamento.

Eccolo, dunque, controvoglia, in tv. A ogni domanda svicola, evita di dire come la pensa. Ovvio, qualsiasi decisione su qualsiasi tema sarà presa in Parlamento con un voto a maggioranza dei gruppi del Pd. E siccome il grosso dei parlamentari lo ha selezionato lui, ovvero l’apparato di partito attraverso le primarie da cui è uscito sconfitto il candidato vincente Matteo Renzi, che senso ha voler conoscere in anticipo le proposte di governo su politica fiscale, lavoro, giustizia e politica estera?

Bersani ha la stessa risposta per ogni domanda: “Attenzione”, “Eh, qui c’è un problema eh…”, “Cerchiamo di capire”, “Non so”. Poi, quando sembra che dalla banale costatazione dell’esistenza di un problema stia per passare a una ricetta, si blocca, lascia la frase a metà, mette tre puntini e la butta in caciara, gesticolando e accentuando la pronuncia emiliano-romagnola che fa simpatico, come per dire: “Quisquilie a cui penseremo dopo”.

Sull’Imu, per esempio, attacca dicendo che non vuole ora “entrare nei dettagli”, poi però ci entra, non si capisce una mazza (per dirla in inglese) e finisce che scantona e parla di quote latte.

Sulla riforma del lavoro ripete ancora una volta che il sindacato fa il sindacato e il partito il partito. Solo che, dico io, nella sinistra italiana le parti si sono invertite: il sindacato fa il partito, la Cgil ha proposto una sua Agenda di governo di circa 60 miliardi, mentre il Partito fa il sindacato e Bersani si fa portavoce della precarietà del lavoro precario e di quello fisso, senza prospettare soluzioni. Il guaio è che non gli riesce neppure il cabaret che riesce invece benissimo agli altri, l’unica battuta è quella su Monti definito “un Berlusconi con il loden”. Poco brio, e battute sulle battute, battute che ne parafrasano altre. O forse no, ce n’è una, che Bersani stesso deve segnalare (“era una battuta”). Però mi sfugge quale.

L’altro tormentone riguarda le previsioni di voto e il “voto utile”. Bersani ripete come un mantra che “oh, vince chi arriva primo”. Davvero? E poi: “Caliamo? Mi fido del polso che ho in giro: la destra c’è, esiste, ma sono fiducioso”. Lo è, fiducioso, non perché il Pd abbia un leader e soprattutto un programma forti, credibili. No, lo è in virtù dell’apparatchic. “La nostra arma atomica? I militanti”.

Argomenti come l’istruzione li liquida citando i giornali: 50mila iscritti in meno all’Università in dieci anni, “eh no, così non va”. Che fare? Boh. “È una priorità”. Come il lavoro e compagnia bella. Nessuna gerarchia dei problemi da affrontare. Tutti prioritari a pari merito, da rimettere al voto estemporaneo dei futuri gruppi parlamentari.

Alla fine Bersani non dice una cosa di sinistra, né di centro. È riapparso e questa è l’unica notizia. Poi è tornato in formalina a studiare i dossier per il Consiglio dei ministri. Peccato non sapere chi saranno i ministri cruciali (all’Economia andrà un riformista, un vendoliano, o Fassina?) e quali le prime misure di governo al di là della cittadinanza (sacrosanta) ai figli degli immigrati nati in Italia? Su ciò che sta a cuore agli italiani e su cosa in concreto gli italiani debbano aspettarsi dal governo Bersani c’è, anche dopo la riapparizione dell’uomo-quasi-sicuro-di-vincere, buio fitto. “Non so, vedremo”.

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