È morto Ariel Sharon. Il politico più controverso nella storia di Israele
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È morto Ariel Sharon. Il politico più controverso nella storia di Israele
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È morto Ariel Sharon. Il politico più controverso nella storia di Israele

In stato vegetativo dal 2006, l'ex premier israeliano si è spento all'età di 85 anni. E' stato il vittorioso Generale della guerra del Kippur, ma anche "il macellaio" di Beirut, accusato di responsabilità indiretta nel massacro di Sabra e Shatila

Dopo otto anni di silenzio e di assenza dalla scena politica internazionale a causa dell'ictus che lo ha colpito costringendolo a una vita in stato vegetativo permanente, si è spento a Tel Aviv Ariel Sharon, detto Arik. Classe 1928, Sharon è stato senza dubbio uno dei personaggi più controversi nella storia di Israele. Figlio di immigrati russi, "ebraizza" il suo cognome da Scheinerman in Sharon appena arrivato nello Stato ebraico. Ma resterà sempre molto legato alla Russia e parlerà in modo nostalgico del villaggio di origine della sua famiglia, oltre ad annoverare tra le sue amicizie il presidente Vladimir Putin, che spesso ha invitato nel suo ranch nel deserto del Negev. Prima Generale delle forze armate e poi politico, è stato tra i comandanti delle guerre arabo-israeliane. Un falco che si atteggiava a colomba proprio sul finire della sua vita.

Ostinato, propenso all'insubordinazione e spesso e volentieri dalle maniere brutali e maleducate, quando lascia la vita militare Arik decide di dedicarsi alla politica. Siamo nel 1973 e Sharon gioca un ruolo cruciale per raggiungere un accordo tra il partito Liberale a cui appartiene e Menachem Begin, leader della formazione di destra Herut. Nasce il Likud, ma subito dopo il Generale viene richiamato in servizio.

Siamo nell'ottobre del 1973 e va in scena la guerra del Kippur. Sharon si impegna in un decisivo attacco contro l'alleanza egiziano-siriana nel canale di Suez, una battaglia che regala una svolta alla guerra. Viene però accusato di non aver seguito gli ordini dei suoi superiori, ma lui si difende sostenendo che i vertici militari "Non avevano la minima idea di quello che stava accadendo sul terreno di scontro". Le critiche nei suoi confronti tacciono quando gli israeliani si impongono con una schiacciante vittoria. Sharon torna alla politica e viene eletto alla Knesset. E' il dicembre del 1973.  

Da quella data comincia la sua ascesa politica. Dal 1975 al '77 è il consigliere per la Sicurezza del premier Yitzhak Rabin. Poi, fino al 1981, ricopre il ruolo di ministro dell'Agricoltura. Ma non è l'unico dicastero che guiderà. L'obiettivo principale della sua intera vita è stato assicurare una "sicurezza totale" allo Stato di Israele, anche a costo di sopportare il peso di una sconfitta politica. Per molti anni Sharon incarna il ruolo di principale promotore degli insediamenti israeliani nei territori, ma, proprio prima di essere colpito dall'ictus, l'atto finale della sua lunga carriera politica si risolve in un improvviso cambio di fronte: come primo ministro dal 2001, ordina l'uscita degli israeliani da Gaza e si attira le ire dei coloni, che si scatenano contro di lui. 

Il giorno in cui Ariel Sharon viene ricoverato in coma all'ospedale di Gerusalemme, decine di ortodossi si recano al Muro del Pianto a pregare. Ma - stranamente - non guardano per terra, bensì hanno gli occhi rivolti verso il cielo, come a chiedere un grande dono a Dio. In molti credono che stiano pregando per la morte dell'odiato primo ministro.

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Fantasia o realtà? Sono tante le voci che circolano su Sharon dal 4 gennaio 2006. Come quella che narra di un potente rito kabbalistico durato tre giorni e tre notti ed eseguito da un trio di Rabbini per cambiare nome all'ex premier. Secondo la tradizione kabbalistica, modificando il nome di una persona si può fermare la sua morte e regalargli un nuovo destino. Ma, anche per chi volesse credere alla narrazione esoterica, è difficile immaginare che per un personaggio come Sharon sia preferibile una vita in stato vegetativo a una morte improvvisa.

Dal 1981 al 1983 è ministro della Difesa, incarico dal quale si dimette in seguito alle accuse che gli vengono rivolte dagli oppositori di essere stato il responsabile indiretto del massacro di Sabra e Shatila in Libano. E' stato il principale architetto dell'invasione israeliana in Libano a giugno del 1982. Le truppe israeliane raggiungono Beirut e viene siglato un trattato di pace tra lo Stato ebraico e un nuovo governo libanese. Patto che però non viene rispettato dal Libano. Il conflitto con Israele ha esacerbato la lunga guerra civile libanese e rappresenta il fallimento di Sharon, che sognava di creare una nuova realtà politica sul confine a nord di Israele. 

A settembre del 1982 i membri della milizia falangista libanese (un gruppo maronita di destra, all'epoca alleato di Israele) agendo sotto la copertura militare dello Stato ebraico commettono il massacro di Sabra e Shatila, i due campi per i rifugiati palestinesi che sorgono tuttora a Beirut, all'epoca occupata dalle truppe israeliane. Sharon viene accusato di non avere impedito il massacro pur essendone a conoscenza e viene definito "il macellaio di Beirut". Il governo israeliano, sulla scia di un'opinione pubblica inferocita, forma una commissione d'inchiesta che come risultato critica pesantemente le decisioni di Sharon, che viene formalmente accusato di essere stato "indirettamente responsabile" del massacro, e dichiarato non idoneo a mantenere il suo incarico di ministro della Difesa.

Ma il "leone" Sharon (questo significa Arik, il suo abbreviativo) non ci sta e si professa innocente, accusando a sua volta la commissione di avergli cucito addosso "una diffamazione insanguinata". E, nonostante questo, a febbraio del 1983 pur se riluttante è costretto a dimettersi e lascia il ministero della Difesa. In molti credono che sia la fine della sua carriera politica, ma il combattente Arik risorge dalle sue stesse ceneri e dal 1984 al 1990 è ministro per l'Industria e il Commercio. A seguire lo troviamo a capo del dicastero per le Case e le costruzioni dal '90 al '92, ministro delle Infrastrutture dal '96 al '98 e ministro degli Esteri dal '98 al '99.

L'apice della sua vita politica arriva nel 2001. Sharon è leader del Likud e diventa primo ministro. Quando il 4 gennaio del 2006 viene colpito da un ictus è ancora premier e ha appena dato una nuova svolta alla politica israeliana, fondando il partito "centrista" Kadima.

Pragmatico, energico, coriaceo, è difficile immaginarlo negli ultimi suoi anni di vita in tuta da ginnastica davanti alla televisione perennemente accesa. Stato vegetativo senza possibilità di miglioramento. Questo il bollettino dei medici nel 2006. Ma, anche dal punto di vista privato - oltre il campo di battaglia militare prima e quello politico poi - Arik Sharon ha vissuto una vita intera segnata dalla tragedia.

La sua prima moglie muore nel 1962 in un incidente d'auto e il loro figlio dopo poco rimane vittima di una sparatoria. La sua seconda moglie (sorella della prima) muore nel 2000. Per lui è molto difficile tenere separata la vita pubblica da quella privata. Negli ultimi anni prima dell'ictus viene accusato di operazioni finanziarie poco trasparenti e suo figlio Omri viene condannato alla galera nel 2008 per una frode connessa alla raccolta di fondi per l'ultima campagna elettorale del padre. 

Ariel Sharon ha più volte ripetuto di credere nel "diritto di nascita del popolo ebraico di avere uno Stato ebraico indipendente nella terra che appartiene al popolo ebraico", e nonostante durante la sua lunga carriera politica sia stato a capo di tre diversi partiti, dall'ultra-destra al centro, non si è mai discostato dalle sue convinzioni originarie ed è sempre rimasto impegnato sul fronte del sionismo, ideologia che aveva fatto propria sin dalla tenera età.

Convinzione e impegno che gli ultimi giorni prima di scivolare nell'oblio derivato dall'ictus lo hanno portato a sfidare i coloni ortodossi, che prima erano dalla sua parte. Chissà quale strategia aveva in mente allora il leone Sharon. Non lo sapremo mai.

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