Anche Israele ha il suo Assange: in un blog i piani anti-Iran
Anche Israele ha il suo Assange: in un blog i piani anti-Iran
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Anche Israele ha il suo Assange: in un blog i piani anti-Iran

Qual è il gioco di Richard Silverstein, che da Seattle diffonde i dettagli del cyberattacco

Anche Israele ha il suo Assange. Si chiama Richard Silverstein e dirige un blog stile Wikileaks dal nome “Tikun Olam ”, “riparare il mondo” in ebraico. Silverstein, ebreo americano con base a Seattle, sul web e in una lunga intervista alla BBC svela i presunti “piani segreti” israeliani contro l’Iran. Una guerra in tre fasi, senza dettagli sul fischio d’inizio. Un primo assalto comprende un “cyberattacco senza precedenti”, che paralizzerà il regime iraniano e lo renderà cieco a quanto avviene entro i suoi confini. Andranno in tilt Internet, telefoni, radio, televisioni, satelliti, e cavi di fibre ottiche nelle installazioni strategiche, “comprese le basi missilistiche sotterranee di Khorramabad e Isfahan”.

Silverstein parla di munizioni a fibra di carbonio più sottili dei capelli, in grado di causare incredibili cortocircuiti. Poi partiranno i missili balistici, lanciati anche da sottomarini vicino al Golfo Persico. Seppure non armati con testate non convenzionali, il loro equipaggiamento molto esplosivo e con punte rinforzate penetrerà a fondo in aree-bersaglio quali il reattore nucleare di Arak o gli impianti di Isfahan. Intanto, missili da crociera colpiranno i comandi, le installazioni di ricerca e sviluppo e le residenze di quanti lavorano all’arma nucleare iraniana.

Nella seconda fase, il satellite “Blu and White” analizzerà i danni e darà informazioni per il successivo attacco aereo con sistemi sconosciuti anche agli alleati statunitensi, per rendere invisibili i jet. Nella lista dei target, i silos di missili balistici Shihab 3 e Sejil, le riserve di armi chimiche e le industrie militari. Silverstein contesta una certa ingenuità all’estensore del piano: l’Iran non sarebbe una preda facile come fu l’Iraq di Saddam. È diviso in 31 distretti militari che andrebbero neutralizzati uno per uno. E non sarebbe chiaro come l’Intelligence israeliana possa individuare tutte le residenze degli scienziati e ufficiali iraniani “nucleari”.

Perché questa rivelazione? Silverstein, sul suo sito e alla BBC, spiega che la sua fonte gli ha fatto avere la documentazione per i briefing delle Forze armate israeliane probabilmente preparata dall’ufficio di Yaakov Amidror, consigliere per la sicurezza nazionale del premier Bibi Netanyahu, o dallo stesso ministro della Difesa, Ehud Barak, da utilizzare per convincere gli 8 membri dello Shminiya, il gabinetto di guerra, della necessità di un attacco all’Iran. La ragione? I militari sarebbero contrari. E se in tempi normali i segreti non andrebbero rivelati, “questi non sono tempi normali e io temo – dice la fonte – che Bibi e Barak facciano maledettamente sul serio”.

Vero? Falso? In passato il sito Tikun Olan ha in parte centrato il bersaglio, in parte no. Specializzato nella rivelazione di notizie coperte da censura in Israele su servizi e difesa, Silverstein si è “distinto” per essersi occupato della detenzione di attivisti palestinesi accusati di spionaggio a favore di Hezbollah, della guerra di successione alla testa del Mossad e dello Shin Bet (i servizi esterni e interni di Israele), e del passaggio di note riservate dalle Forze armate ad alcuni giornalisti. Secondo Yossi Melman, esperto di servizi e sicurezza del quotidiano Haaretz, Silverstein “diffonde voci senza verificarle; è un ideologo, non un giornalista. Come al casinò, a volte ci azzecca e a volte no”. I filo-israeliani del gruppo “Camera” lo considerano “un blogger radicale, anti-israeliano, difensore di Hamas”.

Sullo sfondo, il crescente sostegno militare dell’Iran al regime di Bashar el-Assad. Il segretario di Stato USA, Leon Panetta, ha accusato Teheran di preparare e addestrare una milizia paramilitare pro-Assad. Il massimo che possa fare oggi l’Iran per tenere in vita un regime amico, baluardo filo-iraniano in Medio Oriente. Se Assad dovesse cadere, crollerebbe il sistema di potere siriano sciita-alauita a favore dei sunniti maggioritari, e come un domino ne uscirebbe intaccato lo strapotere dei filo-iraniani Hezbollah in Libano, oltretutto in vista di prossime elezioni. Insomma, le rivelazioni di Silverstein cadono nel mezzo di una resa dei conti nel mondo islamico non solo tra sunniti e sciiti, ma tra quello che Teheran definisce “l’asse della resistenza” agli Stati Uniti-Israele e l’asse occidentale alleato dei Paesi del Golfo. Una partita sanguinosa, in un campionato che non riguarda solo il Medio Oriente, ma il Mediterraneo, l’Europa e gli assetti globali.

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