Quel che resta di Amanda, Raffaele e Perugia
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Quel che resta di Amanda, Raffaele e Perugia

Il ritratto di due giovani e di una città rovinata da questa storia ma non solo - Amanda estradata, perché si  - Sondaggio  - Fotostoria  - Perché sono innocenti  - La lettura della sentenza

di Gabriella Mecucci

Vite parallele. Roba da non crederci, eppure la sorte di una città italiana, la medievale Perugia è strettamente legata a quella di una bella ragazza nata nell'avveniristica Seattle, Amanda Knox. L'omicidio di Meredith Kercher è finito sotto i riflettori di mezzo mondo e da allora il capoluogo umbro non ha avuto più pace. Gli inviati l'hanno definito “una sorta di Ibiza, con una trasgressività però più cupa, più violenta, più densa di peccato”, con i cervelli dei ragazzi fatti “volare fra le canne d'hashish e le sniffate di coca” e poi “risciacquati nell'alcol”. 

E' dal 2007, da quella terribile notte di Halloween che Perugia è diventata la “capitale della droga e del crimine”. Dietro il volto dolce e inquietante di Amanda e dietro quello un po' imbambolato di Raffaele Sollecito, è spuntata l'ombra di Sodoma e Gomorra.

Quando lei arrivò, Corso Vannucci era ancora il centro di uno scrigno d'arte e di buon vivere in una provincia tranquilla. Lei, con quell'espressione angelicata, ebbe l'impatto di un uragano: in quattro e quattr'otto ne mutò l'immagine. I ragazzi facevano la fila pur d'invitarla a cena. E lei li sconvolgeva tenendo ben in vista sul divano di casa un vibratore. Andava a ballare sino all'alba alla Red Zone di Casa del Diavolo. Si chiama proprio così la piccola frazione a pochi chilometri da Perugia dove si consumavano le notti brave della ragazza di Seattle. Di giorno studiosetta e gentile, col buio aggressiva, sessuomane, impasticcata. E' l'epoca dell'Amanda perversa. Almeno così la raccontano. Il popolo dei pub di una città piena di universitari ne è affascinato ma anche un po' spaventato. Raffaele ne viene catturato. Lei impazza, è il vero dominus di quella vita spericolata. E sempre più le cresce intorno gelo e diffidenza. La terribile morte di Meredith fa calare su Perugia l'ombra lunga del male. Diventa la “casa del diavolo”. 

Poi iniziano le indagini. Amanda è davvero strana. In questura appare molto disinibita: fa la spaccata, straparla, mette su un'aria da consumata seduttrice, racconta che l'amica è stata sgozzata. Voglia di protagonismo di una personalità borderline? Oppure ha assistito all'agonia di Meredith? Così ragionano gli inquirenti che vogliono chiudere il caso prima possibile. I “palazzi” politici ed economici della città non tollerano quella sovraesposizione che distrugge il mito della Perugia felix.

Ma non c'è verso di finirla con quella brutta faccenda. Dopo gli articoli arrivano i libri. Negli Usa si è aperta la campagna pro Amanda. La raccontano chiusa nel carcere di Capanne che piange, prega, si affida alla guida spirituale del cappellano. Arriva il torrente di immagini da brava ragazza e arrivano gli sponsor della sua innocenza: fra questi nientemeno che Hillary Clinton. Scompare la “Venere in pelliccia” del primo 'periodo e affiora, fra i colori pastello, il volto sofferente, dolce, bellissimo di una povera giovane finita in mezzo per sbaglio. Per eccesso di ingenuità. Nasce l'Amanda indifesa e dal cuore d'oro. Il prestigioso “New Yorker” manda una grande inviata che scrive un libro per raccontare di una città chiusa e sessuofoba che non ha sopportato e non sopporta il fascino, la schiettezza, la femminilità di stampo americano. Perugia, da Ibiza viziosa e rumorosa, viene traformata in una comunità immersa nell'esoterismo massonico e nel cattolicesimo integralista. Il  sostituto Giuliano Mignini  diventa un uomo del Vaticano, di quelli ottusi e reazionari. Amanda,  sia demoniaca o angelicata,   regala insomma al capoluogo umbro sempre e solo discredito. Il fastidio nei suoi confronti cresce e si moltiplica.

Nel 2011 spunta l'Amanda numero tre. Dopo l'assoluzione in Appello se ne torna in America e – passeggiando per i prati di Seattle - inanella giudizi brucianti sull'Italia. Il processo di Perugia diventa nelle sue interviste una sequela di forzature e di trabochetti. La ragazza ha trovato un nuovo fidanzato, accoglie con amicizia Raffaele, ma di rinverdire la loro love story non ne vuole sapere. Poi, finalmente, cala il silenzio.  Perugia sembra dimenticare, persino la casa di via della Pergola cambia. Il nuovo proprietario che l'ha acquistata, la risistema al meglio e l'affitta. La faccenda è chiusa? Pia illusione.  Il tribunale di Firenze ha emesso una nuova condanna: 28 anni per Amanda, 25 per Raffaele. Lei se ne sta tranquilla a Seattle. Lui rischia di tornare nel carcere di Capanne.  E forse per questo, l'hanno riacciuffato ad Udine poche ore dopo la sentenza. Il sostituto Mignini e gli inquirenti tutti vengono riabilitati. Finisce così? Neanche a pensarci, adesso si torna di nuovo in Cassazione.

Perugia è diventata ormai una città piena di pericoli e di incubi. La sua immagine è a pezzi. Il delitto Meredith ne svelò la decadenza che era iniziata però ben prima di Amanda e Raffaele. C'è poco da arrabbiarsi, la crisi è reale e ha molti responsabili. E la ricostruzione non dipende dalle sentenze. Sarà lunga, tortuosa, difficile. 

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