Sbatti Abdel Touil in prima pagina
ANSA/PASQUALE CLAUDIO MONTANA LAMPO
Sbatti Abdel Touil in prima pagina
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Sbatti Abdel Touil in prima pagina

Il marocchino arrestato a Gaggiano è inseguito da un ordine di custodia tunisino. Ma i dubbi sulla sua colpevolezza rimangono molti

La procura di Milano, dopo aver verificato le presenze sui registri della scuola che frequentava Abdel Majid Touil a Gaggiano, comincia a tentennare e solo alla fine si scoprirà se hanno ragione invece gli inquirenti tunisini, e se davvero il marocchino di 22 anni arrestato ieri è  un terrorista islamico. Quel giorno, forse, si potrà risolvere anche l'enigma politico della giornata: è possibile che la Jihad si serva dei barconi di migranti per infiltrare i suoi killer in Italia, e da lì in tutta Europa?

L'hanno arrestato ieri a Gaggiano, vicino a Milano, perché inseguito da un ordine di custodia internazionale: Touil sarebbe uno dei responsabili della strage del museo del Bardo, a Tunisi, dove un commando composto da almeno 16 armati il 18 marzo 2015 ha ucciso 24 persone, tra cui 4 italiani.


"I terroristi sui barconi? Una speculazione politica"


Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Abdel è però arrivato a Porto Empedocle, sulle coste siciliane della provincia di Agrigento, il 17 febbraio 2015: esattamente un mese prima dell'attentato di Tunisi. È stato salvato dalla Guardia costiera insieme con altri 79 compagni di avventura, su un barcone di 15 metri. Lì è stato registrato il suo nome, e il suo volto è stato fotografato. Non avendo alcun diritto d'asilo da far valere, in quanto marocchino, il giovane è stato sottoposto a un provvedimento d'espulsione.

Quel provvedimento, come altri centinaia di migliaia emessi dalle autorità italiane, è però rimasto lettera morta. E difatti il giovane non è tornato da dove era venuto, ma è salito fino a Gaggiano: e qui non solo non si è nascosto, ma si è iscritto a un corso di alfabetizzazione per immigrati: presso la scuola Cuciniello di Trezzano sul Naviglio, sede del Centro provinciale per l'istruzione degli adulti. A Gaggiano, peraltro, vive la madre di Touil, Fatma: è ovvio che il giovane si sia ricongiunto alla famiglia. Dicono che sui documenti scolastici si fosse registrato con un nome parzialmente diverso: "Abdi Majid".

Il 18 marzo, intanto, a Tunisi, si scatena l'inferno al Bardo. La Polizia tunisina quel giorno stesso arresta due attentatori e insegue gli altri. Poi indaga e apparentemente trova le prove che Touil avrebbe fatto parte del commando. Contro di lui scatta un ordine di custodia cautelare internazionale. Che viene inoltrato anche in Italia.

Qui dagli archivi della Polizia esce il collegamento con l'uomo fotosegnalato in febbraio ad Agrigento come immigrato clandestino. E partono le ricerche: perché nessuno, in realtà, sa dove sia finito Abdel Majid Touil.

A quel punto accade il fatto forse più strano di questa stranissima storia. Il 15 aprile, quasi un mese dopo la strage, la mamma di Abdel denuncia lo smarrimento del passaporto del figlio ai Carabinieri di Trezzano. Dai controlli incrociati (i primi che vengono eseguiti!) si scopre che il marocchino è ricercato. Trascorre ancora un mese dalla denuncia, comunque, e soltanto ieri sono scattate le manette.

Gli insegnanti di “Abdi Majid”, però, sempre ieri hanno rivelato di essere certi che il giovane, nei giorni dell'attentato a Tunisi, fosse in Italia. Lo proverebbero i registri scolastici: Abdel è in classe il 12 e il 18 marzo. O ha preso un improbabile aereo dall'Italia alla Tunisia, per andare, uccidere e tornare, oppure è un alibi concreto. Peraltro anche la madre (ma la sua testimonianza è ovviamente meno neutrale e quindi poco significativa) giura che il giovane il giorno dell'attentato fosse con lei.

Dubbi grandi come una casa, insomma. Anche perché pare che le carte tunisine trasmesse alla Procura di Milano non contengano documentazione esaustiva sulle condotte criminali attribuite all'arrestato.

Si vedrà: certo, usando un po' di fantasia viene da immaginare uno scenario potenzialmente diverso. Questo: forse Abdel è stato effettivamente in contatto, a Tunisi o altrove, con alcuni dei terroristi del Bardo. Forse ha avuto paura quando ha capito che i suoi "amici" stavano per compiere un attentato, e ha deciso di scappare. Forse è per questo che il giovane si è imbarcato alla metà di febbraio, prima che l'attentato avesse luogo. Forse è accaduto che qualcuno degli arrestati del commando abbia fatto il suo nome come presunto complice. Chissà.

Ma sono tutte ipotesi e teorie prive di alcun fondamento. Forse il giovane marocchino è vittima di un clamoroso errore giudiziario. Sta di fatto che la storia di Abdel, il presunto terrorista sul barcone, è davvero strana.



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