Gabriele Antonucci

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Chi l’ha detto che per cantare il soul bisogna necessariamente essere black?

Il timbro inconfondibile del “rosso” Mick Hucknall, morbido e al tempo stesso graffiante, è il marchio di fabbrica del sound dei Simply Red, band inglese di Manchester che si è messa in luce fin dall’album di esordio Picture book del 1985, grazie a due singoli incisivi come Money’s to tight to mention e Holding back the years.

Un gruppo da cinquantacinque milioni di album venduti, tre Brits Award conquistati e dieci milioni di spettatori accorsi ai loro tour, la cui storia sembrava essersi chiusa alla fine del 2009 con un trionfale Farewell Tour, all'insegna del sold out, che doveva segnare il canto del cigno della band inglese.

Per fortuna il 2015 ha segnato la reunion dei Simply Red con il godibile album Big Love, composto da 12 brani scritti da Mick Hucknall e prodotti da Andy Wright, seguito da un lungo e fortunato tour.

Una delle maggiori sfide per un gruppo con tanti anni di carriera alle spalle è quella di evolversi stilisticamente, senza però scontentare troppo i fan della prima ora, catturati da un determinato tipo di sound.

Sfida vinta nel nuovo album Blue Eyed Soul, il 12esimo della loro lunga carriera, uscito l'8 novembre in cd,vinile e digitale per la BMG, che, pur senza stravolgere le coordinate sonore della band di Manchester, ha un suono più funk e "sporco" rispetto ai lavori precedenti.

Il disco sembra quasi il sequel del secondo album solista di Mick Hucknall del 2012, American Soul, una bella raccolta di cover di musica dell'anima.

Nei dieci brani registrati a Londra ai British Grove Studios, scritti da Mick Hucknall e prodotti dal collaboratore di lunga data Andy Wright, sono evidenti i riferimenti ai suoi numi tutelari, da James Brown agli Earth, Wind & Fire, da Curtis Mayfield agli Chic, fino a Barry White.

"In questa fase della mia carriera, avrei potuto fare uno di quegli album oscuri e riflessivi che ripercorrono la mia vita e tutto quel genere di cose che le persone tendono a fare ad una certa età", ammette Mick Hucknall. “Ma volevo fare qualcosa di incisivo. Ho voglia di divertirmi, volevo spingere un pò più in là la mia voce, sfidarla un pò, darmi qualcosa per cui cantare davvero".

Il frontman ha scritto "brani che la band avrà il piacere di suonare notte dopo notte" e incisi quasi live, in una o massimo due take, che restituiscono le medesime emozioni del suono live, senza quell'eccesso di produzione che toglie troppo spesso mordente alle canzoni, rendendole piatte ed eccessivamente levigate.

Emblematiche, in questo senso, le travolgenti Thinking Of You e BadBootz, due brani di puro funk che, per i fiati indemoniati e i perfetti incastri tra chitarra e basso, sarebbero piaciuti anche al compianto James Brown e che piaceranno sicuramente a Nile Rodgers degli Chic.

L'album contiene anche alcuni pregevoli brani mid-tempo, la delicata Sweet Child e la deliziosamente vintage Take a good look, impreziosita da ariosi archi, che sembra uscita direttamente da un album soul della Motown dei primi anni Sessanta.

Gli amanti delle ballad troveranno pane per i loro denti con la romantica Complete Love e con la lasciva Tonight, una canzone che strizza l'occhio all'inconfondibile stile confidenziale e sexy di Barry White.

Il funk è però lo stile più ricorrente in Blue Eyed Soul, tanto da occupare quasi interamente la seconda parte dell'album, da Ring That Bell alla latineggiante Chula, passando per la già citata BadBootz (è un peccato che la canzone sfumi dopo soli 3 minuti e mezzo, avremmo gradito un maggiore sviluppo strumentale), l'incalzante Don't do down, di cui ci è piaciuto moltissimo il "call and response" alla James Brown e l'assolo di sax, e la "wonderiana" Riding on a train, che ci ha ricordato il mood di Susperstition, pur con le debite differenze.

Meritano il plauso anche il gradevole packaging dell'album, che contiene meritevolmente i testi delle canzoni, oltre a un secondo cd con le versioni originali di Thinking of you e Sweet child, più "crude" di quelle incise nel primo disco, oltre a tre remix degli stessi brani, realizzati da Danny Trexin, James Doman e Crooked Soul, con i primi due che esaltano l'aspetto ritmico dei brani.

Se amate il pop di qualità (che nulla ha a che vedere con quello plastificato e stereotipato oggi tanto in voga), con ampie concessioni al funk anni Settanta, al soul anni Sessanta e perfino al jazz, suonato con gusto, eleganza e groove da una band affiatata che da oltre trent'anni non sbaglia un colpo, guidata da un cantante carismatico e con una voce unica nel suo genere, Blue Eyed Soul è l'album giusto per voi.

Un godibile viaggio musicale di 35 minuti da ascoltare dall'inizio alla fine, senza neanche un brano da "skippare": sicuramente uno dei loro lavori più riusciti degli ultimi vent'anni.

I Simply Red si esibiranno in Italia in data unica al Mediolanum Forum di Assago(Milano) il prossimo 16 novembre, nel 2020.

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