"Mille grazie, ci rivedremo più in là". Con queste parole Niccolò Fabi, visibilmente emozionato, ha salutato ieri sera il pubblico del Palalottomatica di Roma, gremito in ogni ordine di posti,  mentre gli tributava una lunghissima standing ovation, con migliaia di cartelli colorati con la scritta "Grazie".

Dopo aver inciso 80 canzoni, 8 dischi di inediti, 1 raccolta ufficiale, 1 progetto sperimentale come produttore e 1 disco di inediti con la super band FabiSilvestriGazzè ed aver vinto 2 Targhe Tenco come “Miglior Disco in Assoluto” per gli ultimi due album, il cantautore romano si prenderà un periodo di riflessione a tempo indeterminato.

"Mi regalerò del tempo - ha dichiarato Fabi in una recente intervista a Panorama d'Italia- Negli ultimi anni ho costruito molto e adesso trovo che la mia posizione sia solida. Mi sono ritagliato uno spicchio di pubblico che continuerà ad apprezzarmi anche se per un quindici mesi dovessi occuparmi di altro. Per chi ne ha la possibilità è quasi un dovere cercare di godere senza rimandare sempre a dopo, come se la vita fosse un'eterna preparazione a qualcosa che un giorno, forse, arriverà".

Per questo il concerto di ieri sera, dove l'emozione era palpabile sia nel parterre che sugli spalti del Palalottomatica, ha avuto il sapore dell'evento, quello a cui non poteva mancare chi ha amato, negli ultimi 20 anni, le canzoni di Niccolò, piccoli affreschi sonori sospesi tra ricordi, immagini ed emozioni, raccolte recentemente in Diventi Inventi 1997 -2017.

Le sue canzoni poetiche e intimiste, in cui l'artista romano racconta sentimenti personali e temi sociali dentro una cornice musicale ricca di sfumature, con un avvicinamento sempre più evidente alle sonorità d'oltreoceano, gli hanno permesso di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella nuova scuola cantautorale romana, accanto ai colleghi-amici Daniele Silvestri e Max Gazzè, e poi in quella italiana tout court.

Anche ieri sera Fabi si è confermato uno dei cantautori italiani tra i più sensibili e attenti all’uso della parola nei suoi brani, con una scaletta costruita come un vero e proprio viaggio emotivo, più che cronologico, nel quale l'artista romano è stato affiancato dai musicisti e dai colleghi che lo hanno accompagnato in questi anni nel suo fortunato percorso artistico.

Poco dopo le 21, il cantautore si presenta da solo sul palco per raccogliere un lunghissimo applauso da parte dei suoi fan, consapevoli che li attende una serata speciale, di quelle da consegnare all'archivio della memoria.

L'inizio del concerto è affidato a Una somma di piccole cose, Filosofia agricola ed Evaporare, interrotte più volte da applausi a scena aperta, che rivelano subito la compattezza del sound della sua band (Alberto Bianco, Filippo Cornaglia, Damir Nefat e Matteo Giai), mentre due grandi schermi ai lati del palco trasmettono filmati a tema con i brani.

"Eccoci, benvenuti -saluta Fabi- Quello di stasera è un concerto non ordinario, spero che le fanciulle non abbiano messo troppo mascara o che, comunque, abbiano portato i fazzoletti. Facciamo finta che stasera sono un re".

Facciamo finta si caratterizza per un cantato quasi rap e un ritmo reggaeggiante, mentre nel finale le chitarre sono grandi protagoniste.

"Ostinatamente è la canzone più vecchia che ho scritto, risale al 1993", dichiara Fabi prima di presentare la sua band di allora, quando ancora non aveva inciso il suo album di debutto, formata da Danilo Pao, Lorenzo Feliciati, Aidan Zammit, Massimo Cusato e Agostino Marangolo, straordinario batterista del compianto Pino Daniele.

È non è si conferma dal vivo un brano dal grande tiro, in cui è evidente l'influenza di Santana, cui segue la godibile Il negozio di antiquariato, introdotta da un bel solo di percussioni e batteria.

"Alcune canzoni sono spensierate, altre difficili: questa è stata decisamente la più difficile", spiega il cantautore con gli occhi lucidi per introdurre la commovente Ecco, dedicata alla sua piccola Lulù, il cui verso "Io certo non ti lascerò mai andare, di certo non ti lascerò sparire" è una vera e propria staffilata al cuore.

La tensione si stempera nella poetica Le chiavi di casa, definita dal cantautore come "la più facile da scrivere", e nella delicata Una mano sugli occhi.

Suscitano grande entusiasmo Una buona idea, scandita dall'handclap assordante del Palalottomatica, che canta il chorus della canzone a pieni polmoni, e la funkeggiante Rosso.

"Adesso vorrei suonare con persone che mi hanno accompagnato in un momento per me specialissimo, il 2009", dice Fabi prima di introdurre Roberto Angelini, Andrea Di Cesare, Fabio Rondanini, Daniele Rossi, Pier Cortese e Gabriele Lazzarotti.

L’affiatato gruppo esegue La promessa, Solo un uomo e Attesa e inaspettata, brani il cui pathos viene esaltato dalla chitarra slide di Angelini e dal violino di Andrea Di Cesare.

“Non vi chiedo come state, perché me lo immagino -scherza Fabi dopo aver visto gli occhi lucidi delle fan delle prime file- Non vi preoccupate, ce ne sono ancora tante (canzoni n.d.r.)".

Sangue del mio sangue viene interpretata soltanto voce e chitarra, mentre i maxischermi proiettano le sue prime apparizioni televisive alla fine degli anni Novanta.

L’intensa Costruire è uno dei momenti più emozionanti della serata, oltre che uno dei migliori testi italiani degli ultimi 20 anni: “Chiudi gli occhi immagina una gioia/ molto probabilmente penseresti a una partenza/ Ah si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta/ quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora”.

Arriva il momento dei grandi ospiti, inaugurato da Fiorella Mannoia, che duetta con Niccolò in Offeso, riscuotendo grandi applausi per la sua proverbiale carica.

Subito dopo è la volta di Daniele Senigallia, musicista che lo ha accompagnato nelle sue due partecipazioni al Festival di Sanremo, a cui si deve l'indimenticabile riff di Lasciarsi un giorno a Roma, canzone-manifesto della poetica di Fabi, che fa scattare in piedi tutti gli spettatori del Palalottomatica, in un momento di grande coinvolgimento emotivo, suggellato da migliaia di cartelli colorati con la scritta cubitale “Grazie”.

"Che meraviglia che siete, grazie davvero" -dichiara Fabi quasi incredulo davanti all’amore del suo pubblico- "Quest’estate mi è scappata la frase della pausa, per me è fondamentale fermarmi per dare il giusto peso alle cose. Questa serata, però, mi darà tanto a cui pensare”.

Il concerto si avvia verso la fine con l’inevitabile e attesa reunion con Max Gazzè e Daniele Silvestri, insieme ai quali ha condiviso un fortunatissimo tour all’insegna del sold out, accolti dal boato del Palalottomatica. 

Alzo le mani e L’amore non esiste, caratterizzata quest’ultima da una suggestiva coda beatlesiana, vengono esaltate dalla dimensione live, così come l'inno Capelli, la canzone che nel 1997 ha messo in luce il singolare talento di Fabi.

Non poteva mancare l'irresistibilie Vento d'estate del 1998, ormai un classico della bella stagione che non mostra i suoi quasi vent’anni, risultando ancora fresco come una brezza marina.

"Quella del cantautore è una figura prevalentemente individualista, ma le persone che ho avuto accanto in questi anni sono state fondamentali per rendere collettivo ciò che rischiava di diventare un soliloquio", sottolinea Niccolò prima di presentare uno ad uno, in maniera circostanziata, tutti i suoi collaboratori.

Gran finale con Lontano da me, che si chiude con un coro liberatorio. "Grazie a tutti, ci rivedremo più in là", saluta Fabi prima di congedarsi per un po' dal suo pubblico, che gli riserva una lunga standing ovation e un applauso che sembra non finire mai.

Vista la qualità del concerto di ieri sera, la varietà stilistica del suo repertorio e il valore dei suoi testi, siamo certi che, quando Fabi tornerà a incidere musica e a esibirsi dal vivo, il suo pubblico sarà ancora tutto lì, pronto ad accoglierlo a braccia aperte.

La scaletta del concerto di Niccolò Fabi a Roma del 26 novembre 2017

Una somma di piccole cose

Filosofia agricola

Evaporare

Facciamo finta

Ostinatamente

È non è

Il negozio di antiquariato

Ecco

Le chiavi di casa

Una mano sugli occhi

Una buona idea

Rosso

La promessa

Solo un uomo

Attesa e aspettata

Sangue del mio sangue

Costruire

Offeso (con Fiorella Mannoia)

Lasciarsi un giorno a Roma (con Daniele Sinigallia)

Il primo della lista

Alzo le mani (con Max Gazzè e Daniele Silvestri)

L’amore non esiste (con Max Gazzè e Daniele Silvestri)

Vento d’estate (con Max Gazzè e Daniele Silvestri)

Capelli

Lontano da me

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