Gabriele Antonucci

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A dieci anni dalla scomparsa di Michael Jackson, morto il 25 giugno 2009, è lecito domandarsi quale sia stato il suo album migliore tra i 10 in studio pubblicati a suo nome.

Se da un punto di vista numerico la risposta è scontata, dato che Thriller ha venduto cento milioni di copie, da un punto di vista strettamente musicale il dibattito è ancora aperto tra i fan e i critici musicali.

Se è certo che Dangerous del 1991 è stato il suo album più innovativo nel sound, in molti ritengono che Off The Wall sia impareggiabile per la qualità degli arrangiamenti e dei musicisti coinvolti.

L'album è stato ripubblicato nel 2016 dalla Sony in una nuova confezione che comprende l'album originale rimasterizzato senza brani inediti, con l’aggiunta di un dvd o un blu ray con il documentario Journey from Motown to Off The Wall di Spike Lee, che ha già realizzato nel 2012  un docufilm per i 25 anni di Bad.

Il documentario contiene filmati inediti,  oltre a interviste con Pharrell Williams, The Weeknd,  Mark Ronson, John Legend, Questlove, Katherine, Joe, Jackie e Marlon Jackson.

La genesi di "Off The Wall"

Dopo due album validi ma poco fortunati come The Jacksons e Goin’Places, impreziositi dal tocco magico dei produttori Gamble & Huff, Destiny del 1978 fu l'album di maggiore successo dei Jacksons, quello in cui misero a fuoco uno stile inconfondibile che mescolava con sapienza pop, funk, soul, dance e ballate melodiche, dimostrando di saper scrivere e produrre autonomamente canzoni eccellenti.

Anche il Destiny Tour fu ricco di soddisfazioni, sebbene Michael era inquieto perché sentiva di essere troppo vincolato al gruppo nel momento in cui avrebbe voluto concentrarsi sul suo primo vero album solista.

Doveva solo trovare il produttore adatto, che lo aiutasse a trovare un nuovo sound, così chiamò al telefono Quincy Jones, a cui chiese ingenuamente se avesse qualche nome da suggerirgli. "Perché non lo fai fare a me?", gli disse il compositore, per lo stupore di Michael, che non pensava fosse interessato alla sua musica.

Jones riuscì a far emergere e plasmare le idee musicali di Michael, che voleva realizzare un album più innovativo rispetto a quelli incisi con i Jacksons, grazie anche al suo fidato tecnico del suono Buce Swedien.

Pochi dischi hanno caratterizzato fortemente un’epoca come Off the wall, da molti considerato il miglior lavoro di Michael dal punto di vista musicale, quello che l'ha trasformato da brillante talento dei Jacksons ad artista di livello mondiale.

Fin dalla copertina, con il Re del Pop sorridente, una sorta di Frank Sinatra nero con un raffinato smoking e con gli iconici calzini bianchi che spuntavano dai mocassini neri, era chiara la sua volontà di mostrare un’immagine più matura ed elegante.

Quincy Jones fece un lavoro strepitoso non solo negli arrangiamenti, ma anche nell’esaltare la voce di Michael, dotata di una prodigiosa estensione di tre ottave e mezzo.

L'album era influenzato dalla atmosfere della disco music, di cui Michael aveva iniziato ad appassionarsi frequentando il leggendario Studio 54, la discoteca dei vip di New York, dove festeggiò il suo ventunesimo compleanno.

“Le persone che venivano allo Studio 54 sembravano dei personaggi ed era proprio come andare a teatro”, ha dichiarato Jackson, che qui festeggiò il suo ventunesimo compleanno. “Credo che sia questa la ragione psicologica della mania per la disco: puoi essere ciò che sogni di essere. Le luci e la musica ti fanno impazzire e ti ritrovi in un altro mondo”.

Fondamentali gli apporti in studio di registrazione di musicisti fenomenali come Jeff Porcaro (batteria), Louis Johnson (basso), David Williams (chitarra), Wah Wah Watson (chitarra), Greg Philliganes (sintetizzatori) e Paulinho da Costa (percussioni): un vero e proprio dream-team messo insieme per l'occasione da Quincy Jones.

Le canzoni dell'album

Don’t Stop ‘Til You Get Enough, con la sua introduzione parlata, il basso appena accennato, il grido liberatorio che apre le danze, ha uno degli incipit più memorabili nella storia del pop.

La canzone, che l’artista scrisse nella sua cucina, è un trionfo di archi, sassofoni, flauti, chitarre e percussioni come raramente si erano mai sentiti nella disco music.

La madre del cantante era contraria al titolo (“Non fermarti fino a che non ne hai abbastanza”), ma Michael lo ha mantenuto perché “ognuno poteva dargli il significato che voleva”.

Non è da meno la scintillante mid tempo Rock with you, il cui testo gioca anche qui sul doppio senso tra danza e sesso. Seducente, gioiosa e ricca di soul, la canzone, con i suoi archi setosi e la sua invitante chitarra ritmica, è universalmente considerata uno dei massimi capolavori del Re del Pop.

Working Day and Night e Get on the Floor sono due gemme disco-funk composte entrambe da Jackson, con le quali è impossibile rimanere fermi, in grado di rivitalizzare anche oggi qualsiasi festa.

La prima, introdotta da un funambolico beatboxing di Michael, era fortemente autobiografica nel testo, con evidenti riferimenti alla febbrile attività degli ultimi dieci anni, scanditi da diciannove album e da diversi tour mondiali.

Get On The Floor fu composta a quattro mani dal cantante insieme al bassista Louis Johnson, che qui mostra le sue doti tecniche fuori dal comune con un suono tridimensionale e irresistibile, ottenuto grazie allo slap, che fa tremare il subwoofer dello stereo.

Girlfriend, il brano più debole di Off the wall nonostante la melodia accattivante, avrebbe dovuto dare il nome all'album, probabilmente per sfruttare il traino del brano composto da Paul McCartney, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni. 

La giocosa confessione di un triangolo amoroso, un tema non certo originale, acquistava consistenza grazie all'interpretazione magistrale di Jackson, un demiurgo in grado di trasformare in oro anche le canzoni meno memorabili del suo repertorio.

Off The Wall è considerato erroneamente un album di disco music, mentre in realtà è un lavoro eterogeneo e ricco di sfaccettature.

Basti pensare alla commovente ballad She's out of my life, collocata saggiamente tra Girlfriend e I can't help it dopo cinque brani tutti da ballare.

She's out of my life, che aveva l'intensità del soul e la teatralità di un brano di Broadway, era stata scritta da Tom Bahler e originariamente destinata a Frank Sinatra, almeno fino a quando Quincy Jones non ritenne che fosse perfetta per la voce di Michael.

Jackson era così coinvolto emotivamente dalla canzone da non riuscire a trattenere le lacrime nel verso finale. "Piangeva ogni volta che la facevamo", ha ricordato Quincy Jones. "Ne abbiamo registrate una decina e in ognuna, sul finale, lui piangeva. Allora ho pensato di lasciarle sul disco".

Il critico musicale Nelson George, che considera quella canzone importante per Jackson come My way per Frank Sinatra, ha scritto: "La vulnerabile tendenza alla fragilità, che più tardi è diventata parte della natura di Michael, ha trovato forse la sua espressione più piena in questa malinconica ballata". 

Un'altra perla nascosta di Off The wall era I Can't Help It, composta da Stevie Wonder e Susaye Greene delle Supremes.

Una canzone sensuale e dal mood notturno che, per i suoi cambi di accordi e per l'uso dello scat da parte di Michael, strizzava l'occhio al jazz, grazie soprattutto allo straordinario piano elettrico e ai delicati synths di Greg Philliganes.

La title track Off The Wall, altro brano eccellente scritto da Rod Temperton, si apre con suoni inquietanti e una risata da film horror, quasi un anticipo delle atmosfere noir di Thriller, per poi trasformarsi in un frizzante r&b con un chorus indimenticabile.

Poche canzoni, come It's the falling in love, scritta da David Foster e Carole Bayer Sager, restituiscono la sensazione inebriante dell'innamoramento, quel misto di eccitazione e fragilità che Michael e Patti Austin, una delle cantanti preferite di Quincy Jones, interpretano magnificamente in uno dei brani più vibranti e gioiosi dell'album.

Off the wall si chiude come un brano disco-funk composto da Rod Temperton, Burn this disco out, che celebra il potere catartico del ballo in un momento in cui l'era della disco music stava per volgere al termine.

"DJ lancia la musica/ Non c'è possibilità che tu ci deluda/ Balleremo fino a bruciare questa discoteca" è un invito quasi superfluo, visto che è fisicamente impossibile ascoltare il brano a un volume adeguato senza muovere qualche parte del corpo.

Quattro dei cinque singoli estratti da Off The Wall entrarono nella top ten, un risultato mai raggiunto prima da nessun altro artista.

La delusione dei Grammy Awards

L'album ha venduto negli anni oltre venti milioni di copie, ma, dopo aver vinto 3 American Music Awards e 2 Billboard Awards, si aggiudicò, incredibilmente, un solo Grammy per Don’t stop ‘til you get enough come Miglior Esibizione Vocale di Rhythm & Blues.

Michael rimase molto deluso e arrabbiato per quella che riteneva un’autentica ingiustizia, ma il riscatto arrivò, clamoroso, tre anni dopo con Thriller, ancora oggi l'album più venduto della storia.

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