Per un curioso gioco della memoria, in molti associano l'elegante figura di Bryan Adams alle ballatone da accendino come (Everything I Do) I Do It for You, Please Forgive Me ed Heaven, mentre la cifra caratteristica di un suo live è un robusto e tiratissimo classic rock, suonato con l'energia di un esordiente e la perizia di un navigato professionista del palco.

Anche ieri sera al Palalottomatica di Roma non sono mancati, naturalmente, i suoi brani più romantici, ma sono solo una piccola parte nella generosa scaletta di 28 brani, in cui prevale la sciabola acuminata del rock rispetto al fioretto delle ballads.

Adams ha pubblicato 14 album in carriera e venduto 100 milioni tra album e singoli, ha affiancato alla musica un'eccellente carriera di fotografo, è un uomo di 58 anni realizzato e grato nei confronti della vita, che ieri sera ha fatto uscire gli spettatori romani con il sorriso stampato sul volto grazie a un concerto intenso, partecipato e senza sbavature.

Dal vivo impressiona come la sua voce, graffiante, potente e comunicativa, sia assolutamente identica a quella ascoltata tante volte su disco: una lezione per tanti cantanti pop di oggi, che non pubblicano neanche un brano senza l'ausilio dell'auto-tune.

Anche le canzoni sono fedeli alla loro struttura originale, una scelta che il pubblico apprezza, in barba all'assunto della critica secondo la quale i brani debbano essere per forza riarrangiati, se non addirittura stravolti dal vivo (il riferimento a Bob Dylan è puramente voluto).

In genere nei concerti degli artisti con diversi lustri sulle spalle, i brani nuovi sono vissuti quasi come uno scotto necessario per arrivare finalmente ai grandi classici del passato, mentre ieri sera a Roma le nuove canzoni di Get up! si sono perfettamente amalgamate con le hit degli anni Novanta, a conferma dell'intatta capacità del cantautore canadese di scrivere brani apparentemente semplici, ma costruiti in modo impeccabile dal punto di vista melodico e armonico.

Il live parte in quarta con il micidiale uno-due di Do What Ya Gotta Do e Can’t Stop This Thing We Started, due solidissimi brani rock con venature blues, mentre Don’t Even Try è più vintage e giocosa.

Il primo boato del pubblico arriva con l'adrenalinica Run to you, uno dei brani migliori del suo repertorio, con il suo riff micidiale di chitarra elettrica che rende impossibile rimanere fermi al proprio posto.

"Ciao Roma, sono Bryan, vi ricordate di me? -saluta il rocker canadese- Sono 10 anni che mancavo da Roma, non perché non volessi venire qui, ma finalmente ora ho trovato un ottimo promoter. Sarà un concerto lungo, con molte canzoni".

In Go Down Rockin’ colpisce il perfetto impasto tra chitarre e basso, con una piccola citazione di Should I stay or should I go dei Clash, cui segue la prima ballad della serata, la splendida Heaven, accompagnata dal sing along del Palalottomatica in un momento di grande suggestione.

This Time è un tipico brano AOR degli anni Ottanta, con un video che mostra un giovanissimo Bryan con il chiodo di pelle, mentre It’s Only Love viene introdotta così: "Questa canzone ho avuto il privilegio di inciderla con Tina Turner che, sfortunatamente, non sarà qui. Abbiamo però l'arma segreta del nostro chitarrista".

It’s Only Love, a dispetto del titolo, ha un riff che fa tremare le pareti del palasport, esaltando le doti tecniche del chitarrista Keith Scott, che si concede un applauditissimo assolo hendrixiano.

L'eccellente band è completata dal batterista Mickey Curry, dal tastierista Gary Breit e dal bassista Phil Thornaelly: Scott e Curry suonano con Adams fin dal 1981, e si sente la loro grande sintonia sul palco.

Ritmi più cadenzati e un organo ieratico caratterizzano Please stay, Cloud nr 9 è una canzone ricca di sentimento, ma è solo una piccola pausa prima dell'accelerata rockabilly di You belong to me, dove Adams invita il pubblico a "muovere il culo", e della monumentale Summer of ’69, una delle migliori canzoni rock degli anni Ottanta, che manda in visibilio il pubblico del Palalottomatica.

Il concerto è un continuo saliscendi di emozioni, che nella parte acustica di Here I Am e When You’re Gone esalta la voce graffiante del rocker canadese.

"Roma, mi piace quando canti!", urla divertito Bryan, prima di interpretare con partecipazione emotiva uno dei suoi più grandi successi, (Everything I Do) I Do It for You, cantata in coro dal pubblico romano con gli smatphone a simulare l'effetto-accendino.

Si torna al rock con le tiratissime Back to you e Somebody, e non poteva mancare un selfie dell'artista con dietro il suo pubblico con le mani alzate al cielo: "Stupendo, magnifico!", esclama compiaciuto Adams dopo avere guardato la foto sul suo smartphone.

Due tra i momenti migliori del concerto sono la latineggiante Have you ever really loved a woman?, incisa originariamente con il compianto Paco De Lucia, e la travolgente The Only Thing That Looks Good on Me Is You, una canzone che sembra uscita da un album degli anni Settanta dei Rolling Stones.

Il concerto si avvia verso la conclusione con il brano-inno 18 Till I die, emblematica della carriera di questo moderno Peter Pan del rock che, a 58 anni, rivela una carica e un'energia sul palco invidiabili.

Bryan mostra anche grande sensibilità in I’m Ready, eseguita solo voce, chitarra acustica e armonica a bocca alla Dylan, salvo regalare un finale in crescendo con Brand new day, una canzone da ascoltare a tutto volume la mattina, appena svegliati, per darsi la carica nell'affrontare una nuova giornata ricca di sfide.

Anche il generoso bis mostra, coerentemente, le sue due anime, inaugurato dal rock di Ultimate Love e di C’mon Everybody, l'indimenticabile brano di Eddie Cochran, un vero tuffo nelle gioiose atmosfere di fine anni Cinquanta.

"Per me è davvero speciale tornare a Roma, chissà com'è vivere in questa città - si chiede retoricamente Adams, probabilmente ignaro del traffico e della sporcizia della capitale- L'altra notte l' ho girata a piedi ed è splendida, una città che consiglio sempre di visitare ai miei amici canadesi. La prima volta che ho suonato in Italia è stata nel 1983, nel mezzo della Sardegna, in un piccolo studio televisivo che non aveva neanche la pasta. Questa canzone appartiene a quel periodo".

Finale intimo e acustico con Straight From The Heart, Heat of the night e All for Love, quest'ultima incisa originariamente con Rod Stewart e Sting, altre due voci inconfondibili.

Il cantautore saluta il pubblico, che gli tributa una meritata standing ovation per un concerto energico e al tempo stesso elegante, la dimostrazione che il rock, quando è eseguito con ispirazione, onestà e qualità, è ancora oggi un balsamo per l'anima che non ha eguali.

La setlist del concerto del 14 novembre 2017 al Palalottomatica di Roma

Do What Ya Gotta Do
Can’t Stop This Thing We Started
Don’t Even Try
Run to You
Go Down Rockin’
Heaven
This Time
It’s Only Love
Please Stay
Cloud #9
You Belong to Me
Summer of ’69
Here I Am (acustica)
When You’re Gone (acustica)
(Everything I Do) I Do It for You
Back to You
Somebody
Have You Ever Really Loved a Woman?
The Only Thing That Looks Good on Me Is You
Cuts Like a Knife
18 til I Die
I’m Ready
Brand New Day
Ultimate Love
C’mon Everybody (Eddie Cochran cover)
Straight From The Heart (acustica)
Heat of the night
All for Love (Bryan Adams, Rod Stewart & Sting cover, acustica)

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