Miley Cyrus: da principessa a pornostar
Miley Cyrus: da principessa a pornostar

Miley Cyrus: da principessa a pornostar

THE PURPLE ROOM - Peggy Orenstein ce l’aveva detto: le principesse sono pericolose. Ma noi, all’epoca dell’uscita del suo libro “Cinderella ate my daughter” (Cenerentola si è mangiata mia figlia), avevamo pensato all’ennesima esagerazione. La reazione …Leggi tutto

Peggy Orenstein ce l’aveva detto: le principesse sono pericolose. Ma noi, all’epoca dell’uscita del suo libro “Cinderella ate my daughter” (Cenerentola si è mangiata mia figlia), avevamo pensato all’ennesima esagerazione. La reazione più comune alla pubblicazione della recensione fra i Best Seller del New York Times, infatti, era del tipo: “Se le bambine sono attratte dalle principesse Disney, che male c’è?”.

Fino all’inizio di questo millennio, il brand delle principesse Disney non esisteva. E’ stato con l’arrivo di Andy Mooney, ex manager di Nike, che Disney ha fiutato il business. In pochi anni, il valore del licensing delle principesse, dunque, è passato da 300 milioni di dollari nel 2001 a oltre tre miliardi di dollari dieci anni più tardi.  A oggi, secondo quanto riferisce Forbes le principesse Disney (declinate in oltre 30mila referenze, dalla tazzina al pettine, dalla sveglia allo spazzolino da denti) sono al primo posto nella classifica del licensing e il più grande successo della storia dell’azienda. Le principesse sono anche e soprattutto il più grande esempio licensing destinato alle bambine, condizionate da una pressione subliminale globale.

Orenstein aveva capito che c’erano alcune cose che non andavano. La prima è che le bambine non hanno scelta. Non esiste, infatti, alcuna alternativa alla potenza di fuoco dell’immaginario legato alle principesse: dagli scaffali dei negozi di giocattoli al trucco racchiuso in confezioni rosa, dalle scarpe con il tacco, al linguaggio corrente che usa il termine “principessa” come un’etichetta per le bambine. Nel tempo, le cose sono diventate più chiare: “Il problema non è la principessa in sè, ma il fatto che la nostra cultura inizia lentamente  a trasformare la principessa in qualcos’altro: non è semplicemente essere la più bella di tutte – scriveva Orenstein nel 2011 -, ma è essere la più sexy di tutte, la più Paris Hilton di tutte”. Tradotto: superficiale, narcisista e promiscua. Nelle ultime ore, Miley Cyrus ce ne ha dato conferma. La performance agli Mtv Awards chiude il cerchio con l’amatissimo personaggio di “Hannah Montana

Nemmeno i bambini, apparentemente immuni al fascino del rosa-a-tutti-i-costi, possono considerarsi riparo dalla cultura della principessa. Il principe (tendenzialmente biondo), infatti, è il pezzo che resta in fondo alla scatola, che non dice una parola e il cui ruolo si sostanzia nell’innamorarsi al primo sguardo di una donna nei guai. La soluzione? Forse non c’è, ma vale porsi la domanda, perchè come ricorda Orenstain: “Essere una principessa è facile. Ma crescerne una richiede molto cervello”.

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