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Il ristorante Bice compie cent’anni: un secolo di storia gastronomica meneghina

Il ristorante Bice compie cent’anni: un secolo di storia gastronomica meneghina

Da tre generazioni, Bice custodisce la tradizione tosco-lombarda. Un secolo di risotti, ossobuchi e tiramisù leggendari

Un esordio che guarda all’infanzia, quello di Beatrice Ruggeri per celebrare i cent’anni di Bice: «Da bambina il mio piatto preferito era il risotto al Gorgonzola e nel nostro menu c’è ancora». A condurlo, oggi, ci sono lei e la sorella Roberta, nipoti di nonna Bice (al secolo Beatrice Mugnai) che lo aprì nel 1926. Cent’anni sono un traguardo raro, che ha catturato l’attenzione persino del Financial Times: il quotidiano britannico ha dedicato ampio spazio non solo all’anniversario, ma alla capacità del locale di restare «largely unchanged» attraverso tre generazioni, nell’arredamento così come nello spirito enogastronomico.

Storia di un ristorante milanese

È la storia di una famiglia che non ha mai passato di mano la gestione. Dopo il fondatore, il testimone è passato ai figli, e infine alle nipoti. «Molti ristoranti hanno chiuso perché le nuove generazioni non volevano più fare questa vita. Noi, per il momento, andiamo avanti. Se i figli vorranno continuare, il futuro è sicuro», afferma speranzosa Ruggeri. Insomma, una continuità frutto di scelte quotidiane, in una città che, nell’arco di pochi decenni, ha cambiato radicalmente abitudini e linguaggio gastronomico. E invece, Bice appare quasi fermo a quel tempo, fiero custode della propria identità tosco-lombarda.

La storia ebbe inizio in via San Pietro all’Orto, con la prima trattoria. Proposte semplici e dirette, un ambiente che faceva (e fa tuttora, in un’altra sede) sentire il cliente «accudito». Nel 1939 avvenne il fatidico trasferimento nell’attuale sede di via Borgospesso, nel cuore del Quadrilatero milanese. Un assist (voluto) che contribuì a consolidarne la reputazione. Un luogo in cui «si incontravano i mondi della moda, dello spettacolo, dello sport e della finanza», come rammenta il Financial Times. La posizione, a pochi passi da via Monte Napoleone e via della Spiga, ha fatto di Bice un indirizzo naturale per chi lavora nella moda, compreso Gianni Versace «quando era ancora un sarto». Tanto è vero che durante la Settimana della Moda «bisognava prenotare almeno un mese prima».

La tradizione di Bice

Tutti questi elementi ispirano il Financial Times a paragonare Bice «alla sala da pranzo di una nonna italiana»: tappeti tartan, quadri, tavoli ravvicinati, servizio formale ma mai freddo. La linea è chiara, ed è quella di cambiare il minimo per restare attuali, senza snaturare l’identità. In cucina, lo chef Vincenzo Mazzone alterna piatti storici e proposte stagionali: ribollita, trippa, le celebri pappardelle al telefono, risotto alla milanese, ossobuco, cotoletta. E poi il tiramisù, «famosissimo persino in Brasile grazie agli influencer. Vengono qui apposta», racconta Beatrice. Per il centenario, infine, torna in tavola il fiasco di vino: un’eccezione lenta in mezzo alla Milano che corre sempre più veloce.

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