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Vietnam, febbraio 1965. Gli Stati Uniti in guerra

Vietnam, febbraio 1965. Gli Stati Uniti in guerra

50 anni fa, il primo contingente di Marines pronto al combattimento è posto a difesa dell’aeroporto militare di Da Nang. A pochi chilometri dai Vietcong

Dopo la fine del regime di Diem, il nuovo governo militare si rivelò addirittura più debole del precedente. Nel frattempo Kennedy era sempre più convinto della effettiva consistenza della teoria del “domino” e pressato dal Congresso che lo accusava di debolezza dei confronti della lotta anticomunista. Alla sua morte, il nuovo presidente Lyndon Johnson non fece altro che confermare la linea di Kennedy, portando gli Stati Uniti sempre più vicini ad un coinvolgimento diretto in Vietnam. 

Il 2 agosto 1964 si verificò quello che sarà poi ricordato come “l’incidente del Tonchino“. Due incrociatori USA ingaggiarono un breve conflitto a fuoco con forze nord vietnamite, fatto che permise all’amministrazione Johnson di procedere al bombardamento del Nord Vietnam in segno di ritorsione. 

Passano pochi mesi e l’avanzata dei Vietminh, unita alla totale incapacità della giunta militare sud vietnamita di garantire la sicurezza del territorio, fece precipitare gli eventi. Il 9 febbraio 1965, dopo una serie ripetuta di attacchi Vietcong alla base aerea di Da Nang dalla quale decollavano i cacciabombardieri dell’USAF, fu impiegata la prima batteria di missili direttamente gestita da militari americani pronti al combattimento. Si stabilirono su un’altura sopra l’aeroporto, chiamata in codice “Hill 327“. Nelle settimane successive cominciò l’impiego di reparti dei Marines, sbarcati in forze l’8 marzo 1965. Per gli americani comincia la guerra più difficile dal secondo conflitto mondiale, contro un nemico determinato e spesso invisibile e per la prima volta seguita in diretta Tv da milioni di spettatori nel mondo.

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