L’epica di Valdenassi, l’uomo, l’arma (di Taggia) e l’amor
(Emanuele Valdenassi)
L’epica di Valdenassi, l’uomo, l’arma (di Taggia) e l’amor
Lifestyle

L’epica di Valdenassi, l’uomo, l’arma (di Taggia) e l’amor

La Rubrica - Gente di Mare 2.0

Maria Grazia Ravizzotti santa subito. Dove la trovate una moglie che nel mese di agosto gira l’Italia da sola, sulla sua automobile, sfidando bollini rossi, neri, lavori in corso e calura per assecondare la passione del marito? E sì, perché funziona così: lui monta in barca, naviga, va. Lei lo segue in macchina. Per la verità lo precede, quindi le tocca pure aspettarlo. Si danno appuntamento nel primo porto utile, trascorrono del tempo insieme. Lieto. Poi, lei riprende l’autostrada, lui il largo. Fino all’approdo successivo e così via. Il fatto è che lei non tollera il moto ondoso. Direte voi: «Oh, che cosa sarà mai un po’ di mare formato?». Sarà sarà! La di lui barca misura 6 metri e qualcosina ina ina e siccome non si tratta di fare una manciata di miglia, ma di salpare, ad esempio, da Otranto con attracco a Venezia, per un totale di 18 giorni di navigazione, lei merita almeno una medaglia. Per la pazienza e la dedizione. «Io, alle mie crociere, non rinuncio. Questa è l’unica modalità per poter passare le vacanze insieme». L’epico e perentorio virgolettato, naturalmente, è del consorte, Emanuele Maria Valdenassi. Ora: sarebbe fin troppo semplice dargli del macho autoritario e decisionista. Chi conosce il sabaudo Ulisse, anche soltanto un po’, sa che della sua Maria Grazia Ravizzotti è incondizionatamente innamorato. In fondo, al posto di comando ci sono entrambi, che si tratti di un timone o di un volante non conta. L’importante è ritrovarsi, ricongiungersi là dove stabilito, in estate come nella vita. È un patto, una promessa da mantenere. Un esercizio umano mosso da un muscolo, il cuore.

Emanuele Maria Valdenassi il cuore lo mette anche nel suo lavoro. È un imprenditore appassionato. Nel 1999 ha fondato la Valdenassi, realtà specializzata nella fornitura di carabottini e arredi per imbarcazioni. Le ha dato il suo nome non per pigrizia mentale ma per una questione identitaria: chi contatta “la” Valdenassi, prima di tutto contatta Valdenassi. La sua precisione, la sua serietà e la sua onestà sono proverbiali. «Nel sito dell’azienda ho pubblicato il mio credo. Invito chiunque a leggerlo. È il manifesto della mia forma mentis. Per me la soddisfazione del cliente viene prima di qualunque fatturato». Non si tratta di una frase ad effetto per strappare l’applauso. Emanuele Maria Valdenassi ha ereditato il pensiero retto, pulito e lineare dal padre con il quale, peraltro, ha lavorato per un ventennio. «Ci occupavamo di apparecchiature per metanodotti. Fornivamo alle aziende distributrici di gas valvole e riduttori di pressione. L’errore non era contemplato perché in gioco c’era la vita delle persone. Più che una professione per me è stata una palestra di vita. Ho coltivato giorno dopo giorno il rispetto delle norme, delle misure, il senso assoluto del rigore».

La perseveranza ha pagato. E continua a farlo: «Ho clienti storici. Cambiano la barca e tornano da me per gli arredi. Altri arrivano grazie al passaparola, fatto questo che mi rende particolarmente orgoglioso». L’eco della sua affidabilità, in effetti, arriva ovunque. Anche nella penisola arabica per esempio. «Qualche mese fa ho ricevuto una commessa stravagante da un emiro, un carabottino in teak con misure non convenzionali per un uso non convenzionale». Sentiamo. «Doveva avere una lunghezza di 460 centimetri, una larghezza di 180 e uno spessore di 3 e mezzo. Peso complessivo, 120 chili. Per realizzarlo ho impiegato 80 ore di lavoro. Ammetto un certo scetticismo iniziale, ma ho accettato la sfida con piacere e l’ho portata a termine con successo. Ora l’emiro nella sua residenza reale ha il tavolo tanto desiderato». Un tavolo? «Un tavolo sì». Ah ecco. Altri desideri stravaganti? «No, però ricordo con simpatia la disperazione di un’armatrice che aveva acquistato da me dei lettini. Dopo aver aggiustato il tiro sui cuscini che, a suo dire, non erano abbastanza comodi, si è presentato un altro problema. Squilla il telefono, è lei. Oh mio Dio, che cosa sarà successo ancora? “Signor Valdenassi”, mi dice in preda al panico, ora sono sdraiata, i lettini vanno benissimo, ma dove posso appoggiare la crema solare?”. L’ho rassicurata e le ho fatto avere un piccolo tavolino (ride come un matto, ndr)». Defibrillata? «Credo di sì, non ha più chiamato».

Del resto, è lo yachting bellezza. Un mondo che, al netto di varie ed eventuali bizzarrie, è capace di intercettare e tradurre concretamente sogni ed emozioni. Quello Made in Italy è certamente anche una bandiera. «Il nostro Paese» prosegue Valdenassi «è rinomato per la moda, l’enogastronomia e il design. Ecco, io credo che la nautica non sia da meno. È da sempre un settore strategico per la nostra economia in termini di export e fatturati, è una straordinaria vetrina che il mondo guarda con ammirazione».

A proposito di vetrine, come sono andati i Saloni nautici d’autunno? «Cannes per la prima volta è stato piuttosto deludente. Almeno per me. Mi sono dato una spiegazione e credo che la poca affluenza al mio stand e il conseguente minor numero di contratti firmati siano dipesi dall’incognita delle consegne degli yacht. Mi spiego meglio. Alcuni visitatori mi hanno confermato che riceveranno la barca nel 2023, ma di non avere una data precisa. Io vendo arredi. Chi non ha la barca, di tavoli e sedie non se ne fa nulla. Posso sbagliarmi, per carità, ma questa è stata la mia impressione». E Genova? «Eclatante. Da record storico. Voglio complimentarmi pubblicamente con gli organizzatori. E aggiungo, lo scriva, che sono fiero come italiano e come socio di Confindustria Nautica di aver supportato questo Salone con la mia presenza anche negli anni della crisi. Dirò una cosa forte, ma ritengo che esporre a Genova dovrebbe essere un obbligo per un produttore italiano, un dovere. È facile darsi alla macchia quando ci sono delle difficoltà. Io e tanti altri miei colleghi abbiamo tenuto duro e Genova ci ha premiato. Sono certo che l’edizione del 2023, se possibile, sarà ancora meglio. Con il completamento dei lavori del Waterfront avremo ulteriore spazio a disposizione e l’augurio è che possa accogliere imbarcazioni grandi, solitamente destinate ad altri Saloni. Con questa prospettiva Genova volerà. Confindustria Nautica, inoltre, ha accolto alcune criticità logistiche espresse negli anni dagli espositori e le ha brillantemente risolte. Senza contare il grande vantaggio di poter fare tutto online. Un espositore in tre clic evade la trafila burocratica per l’iscrizione. Non è piaggeria la mia. Non bacio anelli e pantofole. In Associazione mi conoscono molto bene, sanno che se qualcosa non mi torna, lo faccio presente. Senza remore o timori».

In effetti Valdenassi è un uomo che, testa alta, va dritto come un fuso. Non ha paura. «Nemmeno della morte. Morire è un fatto normale» ammette con invidiabile lucidità. La nera signora. L’è capitato di vederla in faccia durante le sue avventurose crociere in solitaria? «Una sola volta. Purtroppo in quell’occasione c’era anche mia moglie. Eravamo in Francia. Appena usciti dal porto all’improvviso si sono alzate onde di due metri. È stato difficilissimo governare la barca. Ero allo stremo, sfinito. Al limite. Grazie al cielo, anche se con una fatica mostruosa, siamo riusciti a rientrare sani e salvi». Con il mare non si scherza dice il saggio. «Mai. Ne ho profondo rispetto. Quando navigo ho sempre il VHF acceso sul canale 16, il cellulare con impostato il numero 1530, il giubbotto di salvataggio, il fischietto, e soprattutto, il laccetto di sicurezza al polso. Una volta è arrivata un’onda incrociata, la barca ha fatto uno scarto, si è squilibrata e mi ha catapultato in aria. Sono caduto in acqua. Il laccetto mi ha salvato la vita. Ha staccato la batteria e la barca si è fermata. Piano piano l’ho raggiunta a nuoto e sono risalito a bordo. Se non avessi avuto questo dispositivo, che consiglio a chiunque va per mare, la barca avrebbe continuato a muoversi e magari io sarei finito sotto l’elica del motore. Le lascio immaginare…». Meglio di no. Lei, signor Valdenassi, ci piace così. Dal vivo. Tutto intero. E poi c’è sua moglie che l’aspetta.

info: gentedimareonline.it

I più letti