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Una donna sospesa tra due mondi

Una donna sospesa tra due mondi
Il Bosforo di Meriç Dağlı

Tra Londra e Istambul, tra memoria e appartenenza Açelya Yönaç racconta il viaggio di Asen alla ricerca del fratello scomparso e della propria identità.

Una donna sospesa tra due mondi

Asena Bulut vive sospesa tra due rive, proprio come il Bosforo che divide Istanbul in due continenti. Da una parte, l’Europa dall’altra l’Asia; in mezzo uno stretto che da secoli è luogo di attraversamenti, partenze e ritorni. Il suo nome deriva dalle parole greche boûs e póros, il guado della giovenca, e richiama il mito di Io, la fanciulla amata da Zeus e trasformata in bovino per sfuggire alla gelosia di Era. Costretta a un vagabondaggio senza fine, la principessa attraversò quelle acque lasciando il proprio nome a uno dei luoghi più simbolici della storia. Anche Asena attraversa continuamente un confine. Ha due passaporti e due esistenze: il passato nella casa dell’infanzia, a Istanbul, dove cresceva un melocotogno; il presente a Londra, dove è diventata una scrittrice affermata. Torna in Turchia ufficialmente per ritirare un premio letterario. In realtà, è alla ricerca di qualcosa di molto più importante: il fratello, giornalista e attivista politico, scomparso dopo essere rientrato nel Paese. È un’assenza che continua a pesare sul suo cuore e che la costringe a fare i conti con una terra che aveva creduto di essersi lasciata alle spalle. È da questo confine, geografico e interiore, che prende vita La casa turca, l’esordio narrativo di Açelya Yönaç, pubblicato da Neri Pozza. Un romanzo delicato e doloroso, che riflette sul significato dell’identità, dell’appartenenza e della memoria. “Sapevo che, per raccontare la mia terra d’origine, dovevo guardarla attraverso gli occhi di Asena”, racconta l’autrice, “Solo così avrei potuto affrontare il tema dell’identità. Mi è sembrato il punto di partenza più naturale del mio percorso letterario”. Il romanzo evita qualsiasi forma di nostalgia. Preferisce interrogare il presente. Ogni personaggio porta un nome scelto con estrema attenzione: nella tradizione turca il nome viene sussurrato per la prima volta all’orecchio del neonato quasi a indicarne il destino. Anche qui nulla è casuale. “È stato un progetto molto impegnativo. Attraverso Asena volevo riportare in superficie ricordi, domande e inquietudini rimasti nascosti per anni, fino a mettere in discussione un’identità che sembrava ormai consolidata”, continua Yönaç che, come la protagonista del romanzo, vive tra città diverse, “Mi piace osservare il mondo e indagarne piccoli frammenti. Mi interessa l’animo umano, le sue motivazioni, i suoi dolori. Mi interessa raccontare destini diversi e guardare gli altri con empatia. Perché compiamo determinate scelte? Quanto siamo condizionati dalla terra in cui siamo nati? Sono domande alle quali non trovo mai una risposta definitiva. Forse scrivo proprio per questo: per cercare una rotta”. Ascoltandola parlare, viene spontaneo domandarle da che parte scelga di stare. La risposta arriva senza esitazioni. “Dalla parte dei più deboli. Della giustizia. Della libertà di parola e di espressione. Sono sensibile al dolore degli altri e provo a raccontare i vinti. Se questo riesce anche solo in parte a scuotere le coscienze, allora sento di avere fatto il mio lavoro”, conclude la scrittrice, “Quando scrivo parto sempre da alcune domande e da una precisa ricerca stilistica: voglio continuare a costruire la mia voce narrativa. Ma so anche molto bene ciò che non voglio fare. Ne La casa turca non desideravo distribuire torti e ragioni. Volevo sospendere il giudizio e lasciare al lettore una storia che non fosse politica, ma profondamente umana. In un tempo in cui tutto sembra ridursi a uno schieramento, mi interessavano le zone grigie. Credo che ogni scelta, anche la più distante dalla nostra, abbia un’origine comprensibile. Se restiamo curiosi e disposti ad ascoltare, possiamo sempre arrivare al nodo più autentico della trama umana”.

Una donna sospesa tra due mondi

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