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Miopia: cosa succede agli occhi quando ricomincia la scuola

Miopia: cosa succede agli occhi quando ricomincia la scuola

Ore sui libri, dispositivi digitali e poco tempo all’aperto: l’inizio dell’anno scolastico riporta l’attenzione sulla salute visiva dei più giovani. La ricerca individua diversi fattori di rischio e oggi offre anche strumenti per intervenire sulla progressione della miopia.

Zaini, quaderni, libri, tablet e smartphone. Con il ritorno a scuola ricomincia anche la lunga giornata degli occhi dei bambini, sempre più spesso impegnati per molte ore in attività da vicino. Non è un dettaglio irrilevante, soprattutto mentre la miopia nei bambini continua ad aumentare in molte parti del mondo. Ma attribuire tutto agli schermi sarebbe una semplificazione. La ricerca descrive un fenomeno più complesso, nel quale intervengono predisposizione genetica e fattori ambientali. Tra questi, il tempo trascorso all’aperto sembra avere un ruolo particolarmente importante. Il problema degli smartphone, quindi, non è soltanto lo schermo in sé, ma anche ciò che può sostituire: movimento, luce naturale e attività a distanza. Le indicazioni internazionali invitano infatti a interrompere regolarmente le attività da vicino e a garantire ai bambini un adeguato tempo all’aperto durante la giornata. Non significa eliminare tablet e telefoni, ormai parte anche della didattica, ma evitare che diventino l’attività prevalente del tempo libero. L’inizio della scuola è anche un buon momento per un controllo della vista. Strizzare gli occhi per vedere la lavagna, avvicinarsi troppo ai libri, lamentare difficoltà nel vedere da lontano o mal di testa dopo lo studio possono essere segnali di un problema visivo.

Miopia: non basta vedere bene, bisogna anche rallentarla

Per anni il percorso è stato semplice: il bambino diventava miope, indossava gli occhiali e la gradazione veniva modificata quando necessario. Oggi il concetto è cambiato. La domanda non è soltanto quanto vede il bambino, ma quanto velocemente sta aumentando la miopia. La ragione è che durante la crescita l’occhio miope tende ad allungarsi. Quanto più la miopia compare presto e raggiunge livelli elevati, tanto maggiore può essere il rischio, negli anni successivi, di alcune patologie oculari. Da qui nasce il concetto di gestione della miopia, che comprende diverse strategie: specifiche lenti oftalmiche, alcune lenti a contatto, ortocheratologia e, in determinati casi, trattamenti farmacologici. Tra le soluzioni studiate ci sono lenti a contatto morbide progettate non soltanto per correggere la vista, ma anche per rallentare la progressione miopica attraverso particolari disegni ottici. Gli studi clinici su alcune di queste lenti hanno mostrato una riduzione della progressione rispetto alle lenti monofocali, anche se il trattamento non significa eliminare la miopia né garantire che la prescrizione rimanga stabile. È in questo ambito di ricerca che si colloca per esempio anche la nuova lente MyDay MiSight 1 day di CooperVision, che combina la tecnologia ottica ActivControl con il silicone idrogel. L’interesse scientifico riguarda soprattutto l’ampliamento delle possibilità per la gestione della miopia, associando al principio di controllo della progressione caratteristiche pensate per l’uso quotidiano. La lente è giornaliera e integra anche un filtro UV, che non sostituisce comunque la protezione offerta dagli occhiali da sole. «Per molto tempo le lenti a contatto sono state considerate soprattutto una scelta pratica o, al massimo, estetica. Oggi però, quando si parla di bambini e ragazzi, il punto è più ampio. La miopia non è un semplice difetto visivo da correggere, ma una condizione che può progredire nel tempo e che merita attenzione fin dalle prime fasi», osserva Paolo Nucci, Professore Ordinario di Oftalmologia all’Università degli Studi di Milano. «Quando la miopia compare presto, il problema non è trovare una semplice alternativa agli occhiali, ma scegliere una soluzione che abbia un razionale clinico solido e che possa essere seguita davvero nella vita quotidiana di un bambino o di un ragazzo. «Per questo è rilevante poter disporre di strumenti che associano evidenze di efficacia nel controllo della progressione a caratteristiche d’uso importanti in questa fascia d’età, come comfort, buona trasmissibilità dell’ossigeno, facilità di gestione e semplicità d’impiego quotidiano». In questo quadro si inserisce anche l’evoluzione delle lenti giornaliere in silicone idrogel con tecnologia per il controllo della miopia. Una novità che amplia le possibilità disponibili, ma che va considerata per quello che è: uno degli strumenti possibili, da scegliere sulla base delle caratteristiche del singolo bambino e sempre all’interno di un percorso seguito dall’oculista.

Lenti a contatto per bambini: la sicurezza prima di tutto

Per un bambino, infatti, la questione non è soltanto trovare una soluzione efficace, ma anche una soluzione che riesca a utilizzare correttamente. Lenti a contatto e infanzia non sono incompatibili: contano maturità, motivazione, capacità di rispettare le regole igieniche e presenza dei genitori. Le lenti giornaliere possono semplificare la gestione perché vengono utilizzate una sola volta e poi eliminate, ma non eliminano le precauzioni. Mani pulite e asciutte, niente contatto con l’acqua, nessun utilizzo durante il sonno se non previsto e attenzione a dolore, arrossamento o alterazioni della vista. In questi casi la lente va rimossa e il bambino deve essere valutato. Anche la protezione dai raggi ultravioletti va interpretata correttamente: un filtro UV integrato nella lente non sostituisce gli occhiali da sole, perché non protegge l’intera superficie dell’occhio e le zone circostanti. Alla fine, però, la questione più importante non è scegliere tra occhiali e lenti a contatto. È intercettare presto la miopia e seguirne l’evoluzione. Al ritorno sui banchi questo significa controllare la vista, interrompere le attività prolungate da vicino e, soprattutto, riportare nella giornata dei bambini una quota adeguata di tempo all’aperto. La tecnologia può offrire nuove possibilità, ma non sostituisce il percorso clinico. Perché la vera sfida non è soltanto aiutare un bambino a vedere bene oggi, ma rallentare, quando possibile, ciò che potrebbe compromettere la sua vista domani.

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