Per anni è stato presentato come un prodotto naturale. Una pianta esotica, utilizzata da secoli nel Sud-Est asiatico, capace di aumentare l’energia, alleviare il dolore e, secondo alcuni sostenitori, persino aiutare chi cerca di liberarsi dalla dipendenza dagli oppioidi. Oggi però il kratom si trova al centro di una nuova tempesta mediatica e scientifica. A riportarlo sotto i riflettori è stata la morte di Brandon Clarke, ala dei Memphis Grizzlies, scomparso improvvisamente a soli 29 anni. Le autorità statunitensi stanno ancora completando gli accertamenti medico-legali e la causa ufficiale del decesso non è stata resa nota. Al di là del singolo caso, la domanda che oggi si pongono medici e autorità sanitarie è un’altra: quanto è davvero sicuro il kratom?
Cos’è il kratom e perché milioni di persone lo assumono
Il kratom deriva dalle foglie della Mitragyna speciosa, un albero tropicale originario di Thailandia, Malesia e Indonesia. Negli Stati Uniti il fenomeno ha assunto dimensioni completamente diverse. Negli ultimi anni il kratom è stato commercializzato come integratore naturale sotto forma di capsule, polveri, estratti liquidi e bevande energetiche. I suoi sostenitori affermano che possa ridurre il dolore cronico, migliorare l’umore e attenuare i sintomi dell’astinenza da oppioidi. Il problema è che queste promesse non sono state confermate da studi clinici di qualità sufficiente. La stessa FDA sottolinea da tempo che non esistono farmaci approvati a base di kratom e che non vi sono prove scientifiche solide in grado di dimostrarne efficacia e sicurezza. L’equivoco nasce anche dal fatto che si tratta di una sostanza di origine vegetale. Nella percezione comune, naturale non significa necessariamente sicuro.
Effetti del kratom: cosa succede al cervello
I principali composti attivi del kratom sono la mitraginina e la 7-idrossimitraginina, molecole che interagiscono con alcuni recettori cerebrali coinvolti nei meccanismi del dolore e della dipendenza. A basse dosi il kratom può produrre effetti stimolanti, con aumento della vigilanza e della sensazione di energia. A dosaggi più elevati tende invece a provocare effetti simili agli oppioidi, con sedazione e riduzione della percezione del dolore. È proprio questa caratteristica a preoccupare gli esperti. Negli ultimi anni la FDA ha raccolto numerose segnalazioni di eventi avversi associati al consumo di questa sostanza. Tra i possibili rischi segnalati figurano tachicardia, aumento della pressione arteriosa, convulsioni, danni al fegato, dipendenza e sintomi di astinenza. Nei casi più gravi sono stati documentati episodi di depressione respiratoria e decessi associati al kratom, soprattutto quando la sostanza viene assunta insieme ad altri farmaci o droghe. Particolare attenzione viene oggi riservata alla 7-idrossimitraginina, un derivato molto più potente rispetto ai composti naturalmente presenti nella pianta e considerato una possibile minaccia emergente per la salute pubblica.
Il caso Brandon Clarke riapre il dibattito sui rischi del kratom
Nel caso di Brandon Clarke sarà necessario attendere le conclusioni ufficiali dell’indagine. Qualunque collegamento diretto tra il decesso e il kratom, allo stato attuale, non è stato dimostrato. Tuttavia la vicenda ha avuto un effetto immediato: riportare all’attenzione pubblica una sostanza che negli Stati Uniti viene consumata da milioni di persone ma che continua a muoversi in una zona grigia dal punto di vista normativo e scientifico. Da una parte vi sono consumatori e associazioni che ritengono il kratom uno strumento utile per il controllo del dolore e per ridurre il ricorso agli oppioidi. Dall’altra, numerosi ricercatori sottolineano come la sicurezza del kratom non sia ancora stata chiarita da studi clinici sufficientemente robusti. La storia di Brandon Clarke potrebbe quindi rappresentare uno spartiacque. Non tanto perché abbia già fornito risposte, quanto perché ha costretto opinione pubblica e comunità scientifica a interrogarsi su una sostanza che per anni è rimasta ai margini del dibattito. Il nodo centrale resta uno: il kratom è davvero sicuro oppure i suoi rischi sono stati sottovalutati? La risposta definitiva, almeno per ora, non è ancora arrivata dalla scienza.
