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Gli ascensori sono ancora sicuri? Il boom dell’obesità mette in crisi i vecchi standard

Gli ascensori sono ancora sicuri? Il boom dell’obesità mette in crisi i vecchi standard

Negli ultimi cinquant’anni il peso medio della popolazione è cresciuto in tutta Europa, mentre molti impianti continuano a basarsi su parametri ormai superati. Gli esperti chiedono una revisione urgente dei criteri di progettazione e dei cartelli di sicurezza.

C’è un effetto collaterale dell’aumento di sovrappeso e obesità che finora era rimasto quasi invisibile. Non riguarda soltanto il rischio cardiovascolare, il diabete o i costi sanitari. Tocca anche la vita quotidiana, gli spazi urbani e perfino gli ascensori. A lanciare il tema è uno studio presentato al Congresso europeo sull’obesità (Eco), in corso a Istanbul, che invita a ripensare gli standard con cui vengono progettati molti impianti di sollevamento utilizzati ogni giorno da milioni di persone.  La questione, apparentemente curiosa, in realtà è molto concreta. Per decenni il settore ha fatto riferimento a un presupposto considerato stabile: il peso medio di un passeggero. In Europa gli standard industriali hanno assunto storicamente un valore di circa 75 chilogrammi per persona. Un dato che negli anni Settanta poteva essere realistico, ma che oggi non coincide più con la composizione corporea media della popolazione europea. 

Lo studio coordinato da Fick Finer, presidente della International Prader-Willi Syndrome Organisation ed ex docente di Medicina all’University College London, ha analizzato 112 ascensori installati in diversi Paesi dell’Europa occidentale tra il 1970 e il 2024. L’obiettivo era verificare se la progettazione degli impianti abbia seguito l’evoluzione del peso corporeo della popolazione negli ultimi cinquant’anni.  I risultati mostrano un andamento interessante. Fino ai primi anni Duemila i produttori sembravano avere progressivamente adeguato la capacità teorica degli ascensori alla crescita del peso medio. Negli anni Novanta, per esempio, il carico previsto per singolo passeggero era salito attorno agli 80 chili. Dopo il 2002, però, questa tendenza si sarebbe sostanzialmente fermata. E questo nonostante il peso medio della popolazione abbia continuato ad aumentare.  Secondo gli autori, il problema non è soltanto tecnico. Riguarda anche la percezione sociale e l’accessibilità. Se un cartello indica che un ascensore può trasportare otto persone, ma nella pratica quello spazio diventa insufficiente o poco confortevole per corpi molto diversi rispetto al passato, il rischio è creare disagio, rallentamenti e persino situazioni potenzialmente critiche. 

Le vecchie norme e il rebus della sicurezza negli edifici moderni

Il tema si intreccia con il mondo delle norme tecniche sugli ascensori, che negli ultimi anni hanno puntato soprattutto su sicurezza, accessibilità e gestione delle emergenze. Le norme europee della serie EN 81, recepite anche in Italia, regolano infatti aspetti come il trasporto di persone, i sistemi di allarme, l’accessibilità per le persone con disabilità e la prevenzione dei rischi.  In particolare, la normativa UNI EN 81-70 stabilisce requisiti minimi per consentire un utilizzo sicuro e indipendente degli ascensori anche alle persone con disabilità, mentre la UNI EN 81-20 disciplina le regole di sicurezza per la costruzione e l’installazione degli impianti.  Il punto evidenziato dalla ricerca presentata all’Eco è che molti criteri tecnici sono stati aggiornati tenendo conto soprattutto della superficie disponibile in cabina, più che dell’effettiva evoluzione del peso corporeo e della conformazione fisica della popolazione. In altre parole, gli ascensori moderni possono rispettare le dimensioni richieste dalle norme, ma continuare a basarsi su ipotesi di carico ormai datate.  Secondo Finer, il passaggio da un modello fondato sul peso a uno basato principalmente sulla superficie calpestabile non avrebbe seguito davvero i cambiamenti antropometrici degli ultimi decenni. Oggi esistono infatti dati molto dettagliati sull’aumento della circonferenza vita e delle dimensioni corporee medie della popolazione, elementi che potrebbero richiedere una revisione più ampia degli standard progettuali. 

Il problema riguarda soprattutto il patrimonio edilizio esistente. In Italia, secondo dati riportati dall’UNI, sono in funzione quasi un milione di ascensori e oltre il 70% degli impianti ha più di vent’anni. Una quota significativa supera addirittura i trent’anni di attività.  Questo significa che milioni di persone utilizzano quotidianamente ascensori progettati in un’epoca in cui il profilo medio degli utenti era molto diverso da quello attuale. Non è un caso che negli ultimi anni le norme europee abbiano insistito anche sull’adeguamento progressivo degli impianti esistenti agli standard più moderni di sicurezza e accessibilità.  Va chiarito che lo studio non sostiene che gli ascensori siano improvvisamente diventati insicuri. Gli stessi autori riconoscono i limiti della ricerca, definita descrittiva e basata su un campione relativamente ridotto. Tuttavia il lavoro pone una domanda che potrebbe diventare sempre più centrale nei prossimi anni: le infrastrutture progettate nel Novecento sono ancora adeguate ai cambiamenti fisici della popolazione contemporanea? 

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