Mentre il Covid non molla, l’ondata di influenza ha colto alla sprovvista aziende e grossisti. Mancano antifebbrili, antinfiammatori, antibiotici, sciroppi per la tosse… In tutto, oltre tremila medicinali.
In tempi di influenza si va a caccia di antidolorifici e antinfiammatori neanche fossero diamanti: si cerca di farmacia in farmacia, nella speranza – spesso vana – di riuscire ad accaparrarsi una rimanenza di Augmentin sciroppo, o magari l’ultimo Brufen 600. «Siamo ricaduti nell’emergenza, nonostante da mesi sia chiaro a tutti che la situazione sarebbe precipitata» dice un farmacista fiorentino dalla esperienza trentennale. «La verità è che, proprio come accaduto nella prima fase della pandemia, siamo impreparati a questa ondata di influenza stagionale, che corre irrefrenabile tra bambini e anziani, lasciando vuoti gli scaffali».
Desolate sono non soltanto le mensole di farmacie e parafarmacie, ma soprattutto quelle di grossisti e aziende che per errori di programmazione, o per rotture di stock, si sono trovati ad alzare le braccia di fronte alla crescente richiesta di antinfiammatori, antipiretici, antibiotici e prodotti per bambini a base di ibuprofene e medicine per l’aerosol. «Facciamo prima a dire che cosa è rimasto: prodotti dimagranti, creme per il viso e tinte per capelli» scherza su un gruppo chiuso su Facebook un farmacista campano. Eppure la situazione è grave. Lo spiega bene Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) che da mesi lancia appelli: «Ci troviamo in una situazione delicata in cui si sommano gli effetti di un’epidemia influenzale quest’anno particolarmente insistente e il Covid che non molla la presa, il tutto in uno scenario internazionale che incide sull’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla produzione e al confezionamento dei prodotti farmaceutici» spiega a Panorama. «La Federazione degli ordini dei Farmacisti già in primavera aveva lanciato l’allarme su alcuni medicinali di uso comune che iniziavano a scarseggiare. A inizio estate abbiamo segnalato l’indisponibilità di uno sciroppo infiammatorio a uso pediatrico che diventava sempre più importante, tanto da chiedere al ministero della Salute di poterlo dispensare come preparazione galenica e senza ricetta medica, per limitare i disagi delle famiglie, in apprensione quando si tratta di curare i più piccoli».
Invano, a quanto pare.Anche perché secondo l’ultimo aggiornamento dell’Aifa (15 dicembre) i farmaci «temporaneamente carenti» sono ben 3.135. Fra i più ricercati spicca l’ibuprofene – principio attivo che funge da anti-infiammatorio, a oggi uno dei medicali più richiesti, complice l’impiego nella terapia anti-Covid -, ma anche il paracetamolo e l’azitromicina. Intanto la Fofi evidenzia come la carenza riguardi più fronti, dalle materie prime che servono per la produzione fino ai materiali necessari per il confezionamento dei prodotti farmaceutici quali il vetro delle fiale, la pellicola di alluminio che chiude il blister, la plastica conformata per alloggiare le compresse, la carta per il packaging. Insomma, non solo i medicinali hanno registrato difficoltà produttive e un rincaro relativo alla produzione – stimato circa del 50 per cento per le materie prime, e del 600 per cento per l’energia – ma anche al trasporto degli stessi.
Il problema è chiaramente più complesso di quello che sembra a un’analisi sommaria, ed è un insieme di cause. Oltre alla maggior richiesta di farmaci comunemente utilizzati in caso di dolori muscolari, febbre, mal di testa non è possibile sottovalutare la crisi internazionale energetica e la guerra in Ucraina, che hanno avuto un effetto domino su tutti i settori produttivi, compreso questo. «Non è semplice per noi farmacisti» confida un titolare napoletano «fare fronte alle richieste dei pazienti e dell’Ordine che ci invita ad allestire i medicinali mancanti nei laboratori. Da decenni siamo stati costretti dalle leggi e dall’ aumento esponenziale delle materie prime ad abbandonare il nostro ruolo di preparatori, in virtù di quello di dispensatori di scatoline. Adesso che abbiamo perso grande parte della manualità legata alla nostra professione in laboratorio ci chiedono, proprio come fatto durante la pandemia, di tornare a fare gli speziali. Non funziona così però!».
Fatto sta che la mancanza di terapie non riguarda solo le dispense dei malati occasionali. A soffrirne sono soprattutto i pazienti cronici, nonché le strutture a lunga degenza che denunciano scorte dimezzate. «Bisogna notare che siamo in un impasse» puntualizza un rappresentante toscano «perché i farmaci equivalenti, ovvero quelli più economici che vengono prodotti a scadenza di brevetto, sono sempre meno sostenibili. I costi aumentano, ma le aziende non possono caricarli sul consumatore finale poiché i prezzi non possono variare nel corso dell’anno, visto che sono decisi dallo Stato. Allora tante compagnie hanno deciso di virare la produzione su altre molecole più remunerative. È uno scandalo, ma nessuno ne parla».
E non è tutto. Un altro problema riguarda la logistica. Quello che sta avvenendo – almeno secondo quanto denunciato da numerosi farmacisti rurali – è che a essere rifornite sono soprattutto le zone metropolitane, più facilmente ed economicamente raggiungibili. «Si spartiscono la maggiore fetta dei farmaci most wanted fra Milano e Roma» dice un farmacista di comunità, dipendente in una piccola frazione umbra. «Il motivo? Piuttosto scontato: è più semplice dal punto di vista logistico. Perché servire le farmacie della provincia se la vendita è assicurata anche senza alcuna fatica, con tempi più rapidi e meno fastidi nei grandi centri dove magari una sola farmacia può comprare 100 o 200 prodotti tutti insieme?». Qualcuno direbbe che sono le leggi del mercato. Poco importa che, ancora una volta, tutto venga giocato sulla pelle dei cittadini.
Da non sottovalutare anche la questione psicologica. «Dare la colpa all’isteria prodotta dalla crisi pandemica è semplicistico. Certo, chi prende oggi l’influenza ha molti più timori rispetto a un tempo, ma anche i sintomi sono più preoccupanti. Resta però fondamentale non fare acquisti compulsivi, con il rischio che poi i farmaci scadano inutilizzati. In ogni caso, nonostante la crisi che stiamo attraversando, questo non giustifica i tentativi di “magna magna” che si stanno segretamente mettendo in atto» continua l’insider toscano. Il riferimento è prima di tutto alla vendita online, che alletta il consumatore inconsapevole che nel nostro Paese i farmaci non possono essere venduti sul web. A dimostrazione ci sono le numerose operazione dei carabinieri del Nas che solo una manciata di giorni fa – attraverso un’operazione internazionale senza precedenti nel campo del pharma crime – dopo ben 170 attività ispettive hanno oscurato 93 siti web, sequestrato medicinali per 3 milioni di euro e fatto 21 arresti.
«Altrettanto significativa» prosegue la nostra fonte «è l’importazione di medicinali da altri Paesi». Sempre l’Aifa stila una lista che incoraggia l’importazione, «ma così si viene a creare un cortocircuito perché lo stesso fanno gli altri Paesi europei e alla fine i farmaci arrivano dopo decine di passaggi dove sono pagati di più, ovvero in Regno Unito e Germania». Ed è proprio dalla Germania che arriva l’appello del presidente della Camera dei Medici, Klaus Reinhardt, che ha invitato alla solidarietà e alla creazione di «qualcosa come dei mercatini delle pulci per i farmaci, nel vicinato». A dimostrazione che la crisi non conosce frontiere e, purtroppo, probabilmente è solo all’inizio.
