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Ascensore o scale? Un nuovo studio spiega come proteggere il cuore

Ascensore o scale? Un nuovo studio spiega come proteggere il cuore
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Una nuova revisione sistematica, pubblicata sull’American Journal of Cardiovascular Drugs, analizza nove studi e oltre 480 mila persone: chi sale regolarmente le scale presenta un rischio di morte cardiovascolare inferiore del 39%. Ma il dato va letto con attenzione: l’associazione non dimostra che siano proprio i gradini a far vivere più a lungo.

Salire le scale, anche per pochi minuti al giorno, potrebbe essere associato a un rischio più basso di morte cardiovascolare e di mortalità complessiva. A riaccendere l’attenzione su uno dei gesti più semplici dell’attività fisica quotidiana è una nuova revisione sistematica e meta-analisi che ha raccolto i dati di oltre 480 mila persone. Il risultato è significativo: chi sale abitualmente le scale presenta un rischio relativo di morte cardiovascolare inferiore del 39% e una mortalità per tutte le cause più bassa del 24% rispetto a chi non lo fa. Attenzione, però, a leggere correttamente questi numeri. Lo studio non dimostra che siano le scale, da sole, a far vivere più a lungo: si tratta di un’associazione osservata in studi prevalentemente osservazionali. Chi sceglie le scale potrebbe infatti essere più attivo anche sotto altri aspetti e avere uno stile di vita complessivamente più salutare. Ma il dato aggiunge un tassello interessante a una letteratura sempre più ampia: l’attività fisica non deve necessariamente essere lunga, organizzata o praticata in palestra per avere un valore nella prevenzione cardiovascolare. Da qui, la domanda più interessante non è tanto se dobbiamo smettere di usare l’ascensore, quanto quanto movimento riusciamo davvero ad accumulare durante una giornata normale. E le scale, proprio perché richiedono uno sforzo relativamente intenso in pochi minuti, possono essere uno dei modi più semplici per farlo.

Il cardiologo: studio molto interessante

«Questa pubblicazione è molto importante perché raccoglie i risultati di numerosi studi e coinvolge una popolazione complessiva di circa 480 mila persone» dice Giuseppe Musumeci, Direttore del reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Mauriziano di Torino. «Conferma quanto l’esercizio fisico sia fondamentale nella prevenzione cardiovascolare, non soltanto per chi non ha mai avuto problemi al cuore, ma anche per chi ha già avuto un evento cardiovascolare. La sedentarietà, infatti, si aggiunge ai principali fattori di rischio tradizionali – fumo, diabete, ipertensione e colesterolo alto – ed è associata a un aumento del rischio cardiovascolare, in una patologia che rappresenta ancora la prima causa di morte nel mondo occidentale». Secondo il cardiologo, soprattutto l’indicazione dei 60 gradini è meritevole di diffusione. «La cosa particolarmente interessante dello studio è che mostra come non sia necessario pensare all’attività fisica soltanto come a qualcosa di strutturato o impegnativo: anche un gesto semplice come salire le scale può contribuire a proteggere il cuore» conclude Musumeci. «L’indicazione dei circa 60 gradini al giorno è pregnante anche perché non devono essere necessariamente consecutivi: possono essere distribuiti nell’arco della giornata. Secondo i dati dello studio, questa attività è associata a una riduzione di quasi il 40% degli eventi cardiovascolari. È un messaggio importante da divulgare proprio perché si tratta di un esercizio semplice, gratuito e alla portata di moltissime persone.»

Non serve diventare atleti: basta la buona volontà

Il numero dei sei piani, circa 60 gradini deriva da uno degli studi inclusi nella letteratura analizzata, non rappresenta una dose universale ma è un’indicazione interessante. La revisione suggerisce comunque anche un altro principio importante: anche piccoli episodi di attività fisica possono contribuire al movimento complessivo della giornata. Per chi conduce una vita sedentaria, quindi, il primo obiettivo non dovrebbe essere trasformarsi improvvisamente in un atleta, ma interrompere l’immobilità e aumentare progressivamente il movimento. La stessa Organizzazione mondiale della sanità insiste sul fatto che fare un po’ di attività è meglio che non farne affatto e che chi è inattivo dovrebbe iniziare con quantità ridotte, aumentando gradualmente frequenza, intensità e durata. È anche per questo che le scale possono avere un interesse particolare come strumento di prevenzione cardiovascolare nella vita reale. Il loro vantaggio non è soltanto fisiologico, ma comportamentale: eliminano una delle barriere più frequentemente invocate quando si parla di esercizio, cioè la mancanza di tempo. Non bisogna trovare quaranta minuti liberi, raggiungere una palestra o preparare un allenamento. La possibilità di muoversi è già lì, davanti a noi, nella quotidianità. Il messaggio più interessante della ricerca, allora, non è che salire le scale allunga la vita in senso stretto, ma che una parte della nostra salute cardiovascolare si gioca anche nei gesti che tendiamo a considerare troppo piccoli per avere un significato biologico. La scala è uno di questi. Non sostituisce l’esercizio strutturato, non cancella una cattiva alimentazione e non rende innocui fumo, ipertensione o colesterolo elevato. Ma può contribuire a spostare, poco alla volta, il bilancio nella direzione giusta.

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