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Alessandro Pizzoccaro, il visionario che ha trasformato un’idea di cura in un progetto di vita

Alessandro Pizzoccaro, il visionario che ha trasformato un’idea di cura in un progetto di vita
Alessandro Pizzoccaro, Presidente di Guna

‘evoluzione di Guna dall’omeopatia alla medicina d’avanguardia: il percorso di Alessandro Pizzoccaro tra impresa, etica e famiglia.

La sua storia personale e quella dell’impresa si intrecciano in una visione che mette al centro la persona, la ricerca e una comunità chiamata a crescere insieme.

Ci sono nomi che contengono già una direzione. Guna, parola sanscrita legata alle qualità dell’essere e all’energia che attraversa ogni forma di vita, è uno di questi. Per raccontare Alessandro Pizzoccaro, però, il nome è solo il primo passo. Poi bisogna avvicinarsi all’uomo che lo ha scelto e alla visione che, insieme alla moglie Adriana Carluccio, ha trasformato in un’impresa. A unirli, nel 1983, sono le competenze e una passione condivisa: Adriana arriva dalla ricerca farmaceutica, Alessandro dall’esperienza nell’import-export. Ma a tenere insieme quei percorsi c’è soprattutto un’idea della cura che guarda alla persona nella sua interezza. Guna nasce così: da una convinzione prima ancora che da un progetto industriale. E quella convinzione, negli anni, si allarga, prende forma, coinvolge altre persone.

La trasformazione biologica e le radici della Medicina dei Sistemi

C’è una parola che torna nel percorso di Pizzoccaro: trasformazione. La suggestione della cultura orientale accompagna l’idea di un equilibrio da cercare, di un cammino che non si conclude una volta per tutte. Anche l’impresa si muove lungo questa strada: parte dall’omeopatia, si apre alla Low Dose Medicine, alla ricerca, alla divulgazione, alla formazione medica. Non è un percorso lineare, ma è sempre caratterizzato da una visione chiara: considerare il sintomo non come un evento isolato, ma come l’espressione di alterazioni che coinvolgono reti biologiche complesse e interconnesse. Una prospettiva che trova fondamento nei principi della Medicina dei Sistemi, orientata a sostenere le capacità fisiologiche di adattamento e riequilibrio dell’organismo.

Certamente non sono mancati gli ostacoli. Per portare avanti una visione occorre esporsi, tornare a spiegarla, sostenerla anche quando sarebbe più semplice tacere. Nel racconto di Pizzoccaro c’è anche la misura della fragilità. In alcuni momenti difficili, ricorda, suo padre seppe dare i consigli giusti: poche parole che aprono uno spiraglio sulla persona dietro l’imprenditore, sul bisogno di una guida quando le certezze si incrinano. La determinazione, allora, non è l’assenza di dubbi. È la capacità di attraversarli e di ritrovare la strada.

L’eredità condivisa tra legami familiari e libertà individuale

La visione è passata anche attraverso la famiglia. Le figlie, Irene, Anna, Stella, Sofia e Lucia, sono cresciute accanto a un progetto importante, ma ognuna è stata lasciata libera di scegliere il proprio cammino. È un modo di intendere l’eredità che assomiglia alla sua idea di comunità: trasmettere ciò in cui si crede, senza trattenere; creare un legame e lasciare spazio perché ciascuno possa esprimere qualcosa di proprio.

Oggi la sua battaglia è far arrivare a tutti un’informazione corretta sulla Low Dose Medicine: spiegarne l’efficacia, dare parole alla ricerca, evidenziare anche i vantaggi di risparmio per il SSN e aprire occasioni di confronto. Perché chi si fa carico di un progetto così grande non arriva mai davvero a una conclusione definitiva: ogni passo raggiunto porta con sé la responsabilità di fare il successivo.

La rinuncia ai brevetti e il primato del sapere collettivo

È qui che la sua presenza in prima linea acquista un senso preciso. Non come gesto di protagonismo, ma come impegno a non lasciare che una convinzione si perda o venga semplificata. Anche la scelta di favorire la circolazione del sapere e di rinunciare alla protezione brevettuale racconta questa tensione verso il benessere comune. La ricerca, la formazione e i simposi diventano parte di un disegno più ampio: far crescere una comunità di persone che possano confrontarsi, informarsi e contribuire a migliorare il livello di salute della popolazione, minimizzando gli effetti avversi. La conoscenza, in questa prospettiva, non si chiude dentro un’impresa: viaggia, si condivide, genera nuove domande.

Forse il patrimonio più grande di Alessandro Pizzoccaro è proprio questo animo preciso, capace di tenere insieme inquietudine e determinazione, visione e responsabilità. Il successo, allora, non si misura soltanto nella crescita dell’azienda, ma nella possibilità di vedere crescere il valore di ciò in cui si crede: le persone, le relazioni, la comunità. E nel continuare a stare in prima linea perché quel valore possa arrivare più lontano.

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