Se c’è un gruppo che, negli ultimi vent’ anni, ha mostrato come il rock possa essere anche e soprattutto divertimento, energia e balli scatenati, è quello degli scozzesi Franz Ferdinand. Il nome del gruppo, scelto per la sua allitterazione, fa riferimento all’arciduca d’Austria il cui assassinio, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914, diede di fatto inizio alla Prima Guerra Mondiale. «Era un personaggio incredibile -ha sottolineato il frontman Alex Kapranos- come anche la sua vita, o almeno la fine di essa, che è stata il catalizzatore per la completa trasformazione del mondo. È un perno della storia. Ma non voglio troppo intellettualizzare la scelta del nome. Fondamentalmente un nome dovrebbe suonare bene, come la musica». Certamente suona bene l’indie rock degli scozzesi Franz Ferdinand, che hanno rielaborato le sonorità alternative rock e new wave del passato, in particolare quelle dei Talking Heads e Fall, in una chiave moderna e godibile, grazie a un sapiente uso dell’elettronica, mai troppo invasiva. Aggiungete la ritmica incalzante del punk e le sonorità epiche del glam rock, ed ecco svelati gli ingredienti della musica del quintetto scozzese, formato oggi dal cantante Alex Kapranos, dal bassista Bob Hardy, dal tastierista Julian Corrie, dal chitarrista ritmico Dino Bardot e dalla batterista Audrey Tait, subentrata da poco al membro storico del gruppo Paul Thomson.
Ciò che ha immediatamente distinto i Franz Ferdinand dagli altri gruppi rock del Duemila è lo stile intellettuale e garbato del suo frontman Kapranos, che è stato anche editorialista enogastronomico per il prestigioso «The Guardian». Il suo look vintage e vagamente dandy, con giacche e pantaloni striminziti, è stato copiato da migliaia di ragazzi britannici, che l’hanno eletto a icona di stile. A sei anni dal precedente Always Ascending, la band scozzese ha pubblicato venerdì il suo sesto album The Human Fear che, pur non essendo tecnicamente un concept album, è tutto incentrato sul tema della paura, o meglio, sull’affrontare e superare le proprie paure. «Riconosco che possa suonare quasi fuorviante, perché un titolo del genere fa pensare ai Black Sabbath o agli Slipknot, quindi un disco che forse porta ad avere un po’ di paura», ha dichiarato Alex Kapranos in un’intervista a Sky. «Ma è un album che racconta la sensazione di sollievo nel momento in cui superi le paure e sì, quando riesci a farlo, ti senti vivo! È bello poter affrontare e superare le paure che ciascuno di noi ha nella propria vita, un po’ come quando ti rivolgi a una di esse e dici: Vuoi dominarmi? Non ce la farai mai!».
The Human Fear è disponibile su LP, LP Deluxe, CD e digitale. L’LP Deluxe è contenuto in una copertina apribile, stampata con finitura UV opaca, con un libretto di 8 pagine con immagini esclusive della band che registra l’album negli AYR Studios, in Scozia. Il vinile è stampato su BioVinyl arancione, che è riciclabile al 100% e può essere utilizzato nell’economia circolare. L’esclusivo Demo LP contiene demo mai ascoltate prima dell’album. Risulta di grande impatto visivo la copertina in bianco e nero dell’album, ispirata all’autoritratto multilevel 7 Twists dell’artista ungherese Dóra Maurer. Prodotto insieme a Mark Ralph, già al lavoro con la band per il precedente Right Thoughts, Right Words, Right Action del 2013, The Human Fear mostra i Franz Ferdinand nella loro versione più pop-rock, immediata e ottimista, con undici brani tutti da ballare in cui la batteria pulsa con ritmi disco, i riff di chitarra sono immediatamente memorizzabili e i ritornelli sono veri e propri inni da cantare a squarciagola in concerto, la dimensione privilegiata per ascoltare la loro musica. C’è molta curiosità di ascoltare i nuovi brani dal vivo in uno dei quattro concerti della band scozzese in Italia del 2025: dopo la data già sold out del 20 febbraio al Fabrique di Milano, Alex Kapranos e soci torneranno quest’estate il 28 agosto a Romano D’Ezzellino (VI), Villa Ca’ Cornaro per l’AMA Music Festival, il 29 agosto a San Mauro Pascoli (FC), Villa Torlonia e il 30 agosto a Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Cavea per il Roma Summer Festival.
Tutto l’album Human Fear ha un forte sapore live, non solo per il modo in cui è stato registrato in studio, quasi in presa diretta: il coretto “pa-pa-pa-pa” di Bar Lonely, è pensato per esaltare le platee dei grandi concerti all’aperto, così come i synths in stile EDM di Hooked (che sembra quasi un brano di David Guetta degli anni Dieci) invitano gli ascoltatori alla danza più sfrenata, nonostante il testo parli della paura del futuro e dei cambiamenti. Le irresistibili Cats e Build It Up ci ricordano molto lo stile veloce e immediato del fortunatissimo singolo Take Me Out, che vent’anni fa ha spalancato le porte del successo mondiale alla band scozzese, mentre Tell Me I Should Stay ha un forte sapore glam anni ’70. Black Eyelashes sorprende per le sue sonorità mediterraneo/balcaniche, le cui progressioni modali sono un omaggio del frontman Kapranos alle sue radici greche. La conclusiva The Birds, in cui il cantante adotta una vocalità profonda e quasi “morrisoniniana”, è una riflessione sulla paura di essere giudicato dalle persone che ti stanno attorno. L’album è stato anticipato, nei mesi scorsi, dai godibili singoli Audacious, che ha un forte messaggio motivazionale nel ritornello «Non smettere di sentirti audace/Non c’è nessuno che ci salverà/Quindi continua a camminare», e Night or Day, di cui il cantante ha detto: «La vita non sarà mai facile, ma noi ci assicureremo di viverla al meglio, notte e giorno. Dalla notte al giorno. Questa canzone emula l’immensità turbolenta e trascendente dei sentimenti che vivono e respirano tra quattro mura. Queste sono il tipo di tempeste su cui balliamo!». L’album The Human Fear, che ha il merito di durare poco più di mezz’ora e di non annoiare mai grazie anche alla breve durata dei suoi brani, conferma l’identità sonora dei Franz Ferdinand, una rock rock che invita al ballo e al divertimento, ma con un maggiore profondità nei testi, che ci spronano a guardare in faccia le nostre paure, ad attraversarle e a cogliere le opportunità che si trovano dall’altra parte dei muri mentali che si siamo autoimposti.