«Sì, assolutamente favorevole». Daniele Pane risponde senza esitazioni. E la domanda non è delle più banali: come sindaco accetterebbe l’insediamento di una centrale nucleare nel suo territorio? Ben pochi suoi colleghi avrebbero il coraggio di dire «sì». Ma Pane, 39 anni, eletto nel 2018 e rieletto nel 2023 in una lista di centrodestra, è abituato a convivere con il mondo dell’atomo, tanto da aver candidato il suo Comune come sito per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: è infatti primo cittadino di Trino, cittadina in provincia di Vercelli con circa 7 mila abitanti che ha ospitato la centrale Enrico Fermi, costruita tra il 1961 e il 1964 e spenta nel 1987 dopo il referendum. Là il nucleare è familiare come le risaie.
Come mai accetterebbe di riavere a Trino una centrale nucleare attiva?
Il nostro territorio è abituato da sempre alle innovazioni: dalle risaie realizzate nel Medioevo per arrivare ai canali di Cavour fino all’arrivo negli anni Sessanta della centrale nucleare e oggi del parco fotovoltaico dell’Enel, il più grande del Nord Italia, e la centrale a turbogas Galileo Ferraris che diventerà il datacenter più importante d’Europa. Insomma, la nostra area geografica ha storicamente una vocazione a ospitare insediamenti produttivi innovativi e personalmente avere una centrale nucleare non lo ritengo un problema, ma bensì un’opportunità. L’abbiamo già vissuto negli anni Sessanta e oggi grazie agli sviluppi tecnologici possiamo godere di una sicurezza ancora maggiore.
Ma i suoi concittadini la pensano come lei?
Sì, per questo abbiamo presentato la candidatura per ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Poi quella candidatura si arenò più per motivi legati al clima elettorale che riguardava Provincia e Regione. Io comunque ero disponibile anche a indire un referendum cittadino consultivo proprio perché ero convinto che i cittadini di Trino fossero per la maggior parte d’accordo. Anche per l’insediamento di una centrale nucleare sono estremamente tranquillo e disponibile nel affrontare un referendum.
Quali vantaggi potrebbe avere il comune di Trino se dovesse ospitare nuovamente una centrale nucleare?
Questo bisognerà poi vederlo dai decreti attuativi. Se il modello sarà simile a quello dei vecchi impianti nucleari, oggi depositi temporanei, dovranno essere previsti una serie di incentivi e ricadute compensative sia direttamente agli enti locali, sia al territorio in termini di benefici economico-fiscali per i cittadini e per le imprese. Già oggi il Comune di Trino beneficia di circa un milione di euro all’anno di compensazione per la presenza del deposito temporaneo della Fermi che al suo interno ha solo rifiuti a bassa e medio-bassa radioattività. Naturalmente con la centrale la cifra dovrebbe essere più elevata. Poi c’è la ricaduta economico-occupazionale: la Enrico Fermi generò un aumento di occupati ad alto valore e questo aveva permesso una piccola rigenerazione urbana. Inoltre attorno alla centrale si era creato un tessuto di piccola imprenditoria locale che poi, con la chiusura della Fermi, è andato ridimensionandosi o addirittura spegnendosi.
Quanto è distante dal Comune la vecchia centrale e potrebbe essere utilizzata come sito per un nuovo impianto?
È distante più o meno un chilometro dall’ultima casa. L’area su cui venne costruita la centrale è lungo l’argine del Po e secondo me è idonea per ospitarne una nuova. Ma non sono un ingegnere…
Ma stanno facendo lo smantellamento o sono fermi?
Il primo obiettivo di smantellamento era previsto per il 2018 ma non può essere raggiunto fino a che non ci sarà il Deposito nazionale. Per questo ci candidammo ad ospitare il deposito.
Se lei fosse al governo, quale strategia utilizzerebbe per convincere i cittadini ad accettare una centrale nucleare?
Intanto noi abbiamo un vuoto culturale di circa 40 anni rispetto al nucleare. Occorre illustrare ai territori e al Paese attraverso una campagna di comunicazione come funziona l’atomo e perché non si deve averne paura. Chiaramente servirebbe che la politica fosse obiettiva nello spiegare le cose, e anche chi è contrario dovrebbe argomentare le sue tesi in maniera sincera. Poi, dopo aver individuato i potenziali territori, bisognerebbe fare una campagna ancora più incisiva e cercare di capire che cosa serve a quel territorio e quale tipo di iniziative andrebbero intraprese per far sì che venga accettato un insediamento produttivo di questo genere. Ma basta prendere esempio dalla Francia, dove le città che ospitano le centrali godono di un monitoraggio ambientale straordinario, non solo relativo alla radioattività.
