Corsi e ricorsi storici. Potrebbe essere la soluzione migliore per spiegare il rallentamento- o meglio la normalizzazione- del business delle scarpe da ginnastica. Secondo Bank of America, infatti, dopo il boom degli ultimi 20 anni, le sneaker vivono un momento di ridimensionamento con le vendite previste in flessione. Una situazione che si riflette in provvedimenti non poco significativi da parte dei big di settore: Nike, giusto per fare un esempio, ha appena chiuso il flagship di cinque piani e 6mila metri quadrati a Soho a New York. Ciononostante, non bisogna dimenticare che, secondo un’analisi di Circana, le calzature sportive rappresentano circa il 60 per cento di tutte le vendite di scarpe con un fatturato di 50 miliardi dollari solo negli Usa. Di contro, c’è una nicchia che continua a macinare risultati. Si tratta del mondo delle personalizzazioni, le calzature custom-made sono sulla cresta dell’onda: in base ai dati studiati da Grand View Research il segmento dovrebbe crescere del 50% nei prossimi 5 anni. In questa intervista, Davide Paoli in arte Clessio, artigiano e designer di calzature da oltre due milioni di follower, spiega il fenomeno e racconta il suo futuro professionale.
Domanda. Dopo un’overdose di sneakers, il mercato delle sneakers rallenta e anche le aziende più specializzate stanno virando su modelli ibridi, cosa sta succedendo? Chi riuscirà a sopravvivere?
Risposta. Questa inversione di tendenza colpisce in modo uguale il lusso e le proposte più democratiche. A mio avviso, si tratta di una crisi di identità. Nel senso che, prima della pandemia, c’era una sorta di acquisto compulsivo di sneakers, si compravano le novità e i nuovi drop a prescindere per il gusto di possederli. Oggi lo scenario è radicalmente cambiato e il consumatore vuole più concretezza e autenticità. È il caso di Salomon, per fare un esempio, che ha una fortissima identità outdoor ed è riconosciuto per la performance dei suoi modelli che oggi invado anche le strade di città. Un’altra azienda che sta lavorando molto bene è New Balance, che ha un heritage forte che viene riconosciuto dal pubblico, e poi ci sono i marchi emergenti come No/Faith Studios, che riesce ad ingaggiare molto bene le giovani generazioni a partire dai social. In sintesi, possiamo dire che oggi è il momento di vendere magari meno, ma meglio, raccontando valori e dando un senso al prodotto.
D. Il cambiamento si riflette anche sull’estetica, da modelli chuncky da proporzioni XXL, si sta tornando a silhouette più leggere…
R. Possiamo dire che la moda è ciclica, ma non è sufficiente a spiegare la situazione. Stiamo assistendo a uno shift di prospettiva, dove la scarpa è al servizio del look e non viceversa. Viviamo in un mondo già abbastanza complicato e anche nell’abbigliamento si scelgono soluzioni più duttili, il minimalismo diventa un modo per rispondere alla complessità che ci circonda.
D. Ciononostante, i numeri ci dicono che il mercato della personalizzazione è destinato a continuare a crescere…
R. Non si tratta solo di sneaker custom-made, oggi la richiesta coinvolge tutti modelli, dai desert boots ai mocassini, e sempre più spesso ci capita di personalizzare scarpe realizzate su misura. Questo significa che c’è voglia di distinguersi, senza necessariamente farsi incasellare nelle tendenze dominanti. Adesso, per esempio, stiamo preparando diversi modelli per alcuni artisti che si esibiranno a Sanremo. Non posso dare ulteriori dettagli, ma sicuramente si faranno notare già dalla seconda serata.
D. Recentemente hai lanciato la tua prima collaborazione con Blauer, che è andata sold-out in pochissimo tempo, come è nata questa iniziativa?
R. Si tratta di un co-branding, Clessio x Blauer, in edizione limitata. Siamo partiti con l’idea di realizzare un drop singolo. Avevamo a disposizione 98 metri di tessuto e con quello siamo riusciti a produrre 330 paia, lavorando esclusivamente con laboratori italiani: la risposta è stata entusiasmante e stiamo ragionando su come fare un secondo lancio, evidentemente diverso dal primo.
D. A quando una tua linea di calzature?
R. Ci sto pensando e potremmo essere già pronti con l’autunno/inverno 2027. L’idea è di sviluppare una collezione partendo dal concetto di upcycling, trasformando materiali inutilizzati in prodotti ad alto contenuto creativo
D. Se dovessi dare un consiglio a un ragazzo che vuole intraprendere la tua professione, cosa gli consiglieresti?
R. Gli suggerirei di fare tanta gavetta, quindi di mettersi subito in gioco e di non aspettare il momento perfetto perché non arriva. Adesso il settore non sta attraverso uno dei momenti migliori perché il mercato è affollatissimo, tuttavia, unendo tradizione e sostenibilità si può emergere. Non c’è bisogno di inondare il mercato con nuovi prodotti, meglio focalizzarsi su ciò che già c’è e valorizzarlo attraverso l’expertise del nostro Made in Italy. Il mio consiglio è: puntate su drop limitate, fate fruttare i materiali che già ci sono, vanno benissimo anche i deadstock delle aziende, e rivolgetevi ai laboratori italiani.

























