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Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino

Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino

Stratificazioni barocche, teatralità e virtuosismi artigianali definiscono la nuova narrativa della Maison.  Tra poesia e ossessione nel solco del suo fondatore.

Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino
Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino
Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino
Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino
Alta Moda Parigi, l’iperbole estetica di Alessandro Michele per Valentino

A chiusura della settimana di alta moda, la sfilata di Valentino , firmata da Alessandro Michele , lascia negli occhi il piacere della meraviglia. Non una passerella classica bensì una visione privata e nello stesso tempo collettiva pensata come un vecchio KaiserPanorama, gli storici caroselli con le prime immagini in movimento. È sempre generoso e sorprendente il designer romano nelle sue narrazioni e la messa in scena della collezione è un continuum con le collezioni stesse: contenuto e contenitore assurgono alla stessa importanza e incisività speculativa. L’impronta autoriale è fortissima: Michele porta in passerella il suo universo riconoscibile, fatto di stratificazioni barocche, riferimenti colti e ossessivi, una teatralità che sfiora il costume e una narrazione visiva che sembra sempre sul punto di esplodere sotto il peso delle citazioni. Colte, spesso coltissime, a differenza di altri suoi colleghi. Ma il rischio rimane quello di costruire un palcoscenico troppo ricco, dove ogni abito è un racconto affascinante, ma iperbolico. Il virtuosismo artigianale è indiscutibile, ma viene quasi inghiottito da un’estetica che non conosce sottrazione. Tanti look colpiscono per potenza immaginifica, invece altri sorprendono solo per un eccesso di decorativismo, i più interessanti rimangono quelli dove il virtuosismo artigianale della maison emerge in tutta la sua poesia. Dichiaratamente anti-minimalista, Michele dialoga a suo modo con l’eredità dello stilista appena scomparso Valentino Garavani riscrivendo un’estetica che affascina più come esercizio concettuale che come visione di bellezza senza tempo.

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