Adesso che anche l’ultimo obiettivo di stagione è volato via nell’umiliante notte di Madrid, i dubbi su quale sia la strada per il Milan cominciano a coinvolgere anche Clarence Seedorf, l’uomo voluto da Berlusconi in persona per raccogliere i cocci di Allegri e che sta fallendo rumorosamente, così come rumorose sono state le parole con cui si è presentato promettendo la svolta. Aveva parlato di filosofia, gioco d’attacco e divertimento. In due mesi non si è visto nulla di tutto questo e la riflessione su quale sia il modo giusto per ripartire ora riguarda anche la panchina. Inzaghi è sempre dietro l’angolo e l’errore (scherzo) di chi prima di Udine lo ha messo nel ruolo di allenatore sul sito del Milan potrebbe anche essere solo un anticipo di quello che sarà.
A Madrid si è visto uno dei peggiori Milan di sempre in Champions League e la colpa non è solo di Seedorf. Però è evidente che non c’è stata nessuna svolta e ci sono pochi segnali di costruzione di qualcosa che possa apparire un inizio di futuro. “Non mi sono pentito di essere venuto qui. Ho un rapporto fantastico con Berlusconi, Galliani e Barbara e stiamo cercando di ricostruire ciò che è andato perso” ha detto nella pancia del Calderon, deluso come mai. Parole vuote di significato se non accompagnate da segnali che fin qui si sono visti solo in due mezze partite contro l’Atletico e la Juventus.
I numeri nel calcio non sono tutto, d’accordo. Però non è possibile nemmeno ignorarne il peso e alla vigilia della sfida che vale la stagione, in casa Milan si fanno due conti e si scopre che il bilancio di due mesi di Seedorf in panchina è più rosso che nero. Pochi punti, molte sconfitte, gol col contagocce e solo sprazzi di un gioco diverso e migliore rispetto a quello di Allegri, cacciato dopo la notte della vergogna di Reggio Emilia e non rimpianto (sia chiaro), ma che non aveva numeri poi così diversi da quelli dell’olandese ‘nato pronto’.
La sconfitta di Madrid è stata la 6° in 11 partite vissute sulla panchina. Una media poco invidiabile e che è costata fin qui l’addio alla Champions League nel peggiore dei modi, alla Coppa Italia, che poteva rappresentare un obiettivo stagionale e uno score di campionato deludente. Nelle 8 giornate di Seedorf il Milan ha raccolto 13 punti. L’ultimo Allegri ne aveva fatti 10 e aveva lasciato all’11° posto che oggi è diventato un modesto 10° con 8 punti di distacco dalla zona Europa League. Non un gran miglioramento…
Quello che impressiona è la difficoltà ad andare in rete di una squadra che l’olandese ha ripensato per offendere. Il 4-2-fantasia nelle diverse interpretazioni ha partorito il topolino di 10 gol fatti in 11 partite, 8 in campionato; è crollata la media delle reti segnate (1 a gara contro 1,63 di Allegri) e nelle ultime 4 giocate per ben tre volte gli attaccanti rossoneri non sono riusciti a trovare la via della porta avversaria, andando a segno solo a Marassi contro la Sampdoria.
In compenso la difesa continua a imbarcare acqua da tutte le parti: 15 reti subite in 11 partite (8 su 8 in campionato) con errori in fotocopia rispetto a quelli dell’odiato Allegri. Gol presi di testa a difesa schierata, con giocatori dimenticati liberi in area di rigore (vero Rami?) oppure perdendo palla in fase di ripartenza. Il simbolo delle difficoltà del progetto-Seedorf è Essien, naufragato a Madrid e che l’olandese aveva voluto con forza per puntellare la mediana. A cosa è servito portarlo a Milano? E’ lui il futuro del Milan o si punta sui giovani? Non valeva la pena far giocare con continuità Cristante che, invece, è sparito dai radar non appena ha dimostrato di poter valere la prima squadra?
L’eliminazione dalla Champions League costa caro anche alle casse del club: circa 10 milioni di euro. Tanti ne avrebbe garantiti il passaggio ai quarti di finale tra bonus Uefa (3,5 milioni), market pool (2 milioni) e probabile tutto esaurito nei quarti di finale. Soldi che sarebbero serviti al bilancio del Milan così come servirebbe la qualificazione all’Europa League della prossima stagione. Sarà anche la coppetta di riserva, quella che piace a pochi e garantisce meno ricavi rispetto alla Champions League, ma l’esperienza di altri club nelle ultime stagioni dice che affrontarla senza snobbarla può portare a incassi intorno ai 10 milioni.
Panorama.it l’ha scritto alla vigilia e ora il tema è più che mai d’attualità: a Milanello c’è il ricordo di quanto accaduto nel 1998 quando Capello, richiamato a furor di popolo per cancellare l’undicesimo posto della stagione di Tabarez-Sacchi, bucò a sua volta la stagione chiudendo decimo, perdendo 12 partite su 24 e venendo salutato a giugno per far posto a Zaccheroni. Fino ad Seedorf ha goduto di grande credito (anche se le critiche, specie dopo Napoli, non sono mancate da parte di Berlusconi): cosa accadrà dopo la figuraccia di Madrid?
