Tra gli addetti ai lavori non si parla d’altro. È il momento dell’eatertainment, ossia la ristorazione ibrida, che accanto al menù gastronomico serve esperienze. In poche parole, se una volta c’era il Jukebox per divertirsi- vi dice niente Arnold’s di Happy Days, oggi millenial e Gen Z si divertono tra pattinaggio, trattamenti di benessere e jam session mentre ordinano street food di qualità. Fenomeno consolidato negli Usa, l’immersive dining, stando alle analisi di Growth Market Reports, ha raggiunto i 7,3 miliardi di dollari nel 2024 e si stima che avrà una crescita CAGR sostenuto del 13,8% nei prossimi 8 anni, superando i 23 miliardi di dollari entro il 2033. E il mercato più promettente è quello europeo. In questa direzione la nuova operazione imprenditoriale di Joe e Ethan Bastianich, che portano a Milano l’insegna Wingstop nell’ambito del progetto House of Flavor. Il format texano, quotato al Nasdaq con circa 5 miliardi di dollari di vendite nel 2024, in città fino al 14 febbraio, è stato inaugurato nel weekend in via Vigevano 18, scatenando l’hype e non solo sui social. La formula, quella del pop-up immersivo, fa parte di una strategia più ampia, dopo l’esordio, infatti, l’insegna si concentrerà sul delivery, per poi inaugurare lo sviluppo retail. Ethan Bastianich, 24 anni, una laurea al Boston College Carroll School of Management, in Marketing ed Entrepreneurship, è il Ceo che guida lo sviluppo in Italia di Wingstop e spiega in questa intervista l’iniziativa e il suo legame con l’Italia.
Domanda: Com’è nata l’idea di importare il Wingstop?
Risposta: Abbiamo lavorato a lungo per portare l’Antico Vinaio negli Stati Uniti e da quell’esperienza abbiamo deciso di fare il percorso inverso, introducendo l’insegna di Wingstop. Milano è una città molto internazionale, perfetta per accogliere Wingstop che non è solo un ristorante, ma un luogo di aggregazione, dove l’esperienza si racconta attraverso il cibo, ma anche con attività per divertirsi e per regalarsi momenti speciali. Ogni sera, infatti, ci sarà un Dj set diverso e poi la possibilità di pattinare, giocare a shuffleboard e poi nails, gems e tattoo (Tra gli artisti in scaletta, i beniamini della Gen Z come SKT, Neima Ezza, The Night Skinny, BORO, Fritu, Hellen, Ty1 e Dat-kid, ndr)
D: Com’è il tuo rapporto con l’Italia?
R: Sono nato e cresciuto a New York. I miei nonni sono italiani e mi hanno insegnato la cultura del paese e anche rituali speciali che altrimenti non avrei vissuto. Penso al piacere del pranzo della domenica, giusto per fare un esempio, ritrovarsi e passare lungo tempo insieme è straordinario e quanto di più lontano dalle abitudini americane. Sono fortunato, l’Italia è stata sempre presente nel mio essere americano e adesso che vivo a Milano, mi godo ogni momento. Quando voglio rilassarmi vado al Giardino Botanico di Brera e per fare amicizia non c’è niente di meglio di un buon bicchiere di vino da N’Ombra de Vin. I miei locali preferiti? Wingstop a parte, ho una vita molto impegnata, lavorare nella ristorazione non ti lascia tanto tempo libero però sono un grande fan di Casa Ramen.
D: Milano è anche la città della moda, come ti relazioni con il mondo dello stile?
La moda, come la cucina, non ha bisogno di tanti ingredienti per piacere, ma solo di grande qualità. Amo la semplicità, Lessi is more non è uno slogan, ma una filosofia di vita che mi appartiene. Ammiro chi realizza capi fatti per durare, non mi interessa l’usa-e-getta e mi piace avere una guardaroba duttile, senza tempo come quello i Todd Snyder.
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