La storia di Adriano Stefanelli sembra uscita da un romanzo di provincia italiana, di quelli in cui il talento resta silenzioso finché non bussa alla porta giusta. Stefanelli nasce e lavora a Novara, in una bottega piccola ed essenziale, dove il tempo scorre al ritmo del cuoio tagliato a mano e delle forme in legno consumate dagli anni. È un calzolaio nel senso più puro del termine, uno che non parla di moda ma di postura, equilibrio, comfort reale.
È il 2004 quando, mentre lavorava nel suo laboratorio, Stefanelli vede in televisione San Giovanni Paolo II sofferente durante la Via Crucis. Quelle immagini lo colpiscono profondamente. Decide di aiutare il pontefice facendo l’unica cosa che sa fare davvero bene: un paio di scarpe. Senza alcun contatto diretto con il Vaticano, stima la misura del piede del Papa osservandone la corporatura e realizza un modello morbido, studiato per alleviare il dolore, foderato in spugna per garantire il massimo comfort. Una volta terminato il lavoro, spedisce quelle scarpe speciali senza clamore né aspettative. La risposta, però, non tarda ad arrivare. Calzavano alla perfezione.
Da quel momento il rapporto con il Vaticano non si è mai spezzato. Negli anni Adriano Stefanelli ha realizzato calzature personalizzate per tre Papi. Dopo la morte di Giovanni Paolo II, inizia infatti a lavorare a un nuovo paio, questa volta su richiesta di monsignor Stanisław Dziwisz, per Benedetto XVI. Poi sarà la volta di Francesco e infine di Leone XIV.
Ogni calzatura sembra raccontare l’uomo per cui è stata creata. Dalla mezza suola in gomma amata da Giovanni Paolo II agli iconici mocassini in pelle rossa lucida scelti da Benedetto XVI, omaggio alla tradizione bizantina ed evocazione del sangue dei martiri. Fino alle pantofole con lo stemma pontificio ricamato, dono dal forte valore simbolico per Francesco. E il nuovo pontefice? Solo scarpe nere, senza eccezioni.
