Fabio Mirulla:l'arte di fotografare matrimoni
Fabio Mirulla (©Fabio Mirulla)
Fabio Mirulla:l'arte di fotografare matrimoni
Cultura

Fabio Mirulla:l'arte di fotografare matrimoni

Quattro chiacchiere con Fabio Mirulla, giovane e talentuoso fotografo toscano che racconta con estro e originalità «storie» di matrimoni


Toscano di Montevarchi, poco più che trentenne, parlata veloce e simpatia trascinante, Fabio Mirulla è uno dei pochi giovani fotografi che, per scelta, ha deciso di impiegare il suo estro e la sua tecnica nel fotografare matrimoni. Ed è stata questa «peculiarità» che mi ha incuriosita e spinta ad incontrare Fabio, presente come ospite e collaboratore Canon al visual festival di «Cortona on the move»

Fabio, parlami un po' di te

Ho cominciato nel 2005 a fotografare matrimoni. Terminata la scuola di grafica pubblicitaria, è stato mio padre, che ben conosceva la mia passione e l'ha sempre assecondata, a regalarmi la prima macchina fotografica, procurandomi anche il primo «stage» nello studio di un fotografo di paese. E da qui ho iniziato a scattare, senza però mai smettere di studiare, perché – per soddisfazione personale - volevo portare avanti anche un'altra passione, l'archeologia, materia in cui mi sono laureato.

Perchè proprio l'archeologia?

Ovviamente sull'onda di Indiana Jones (ride) !... La verità è che la figura dell'archeologo è una figura leggendaria e affascinante, che mi ha sempre attratto. Proprio come la fotografia

Hai mai pensato alla fotografia applicata all'archeologia?

Assolutamente si. Ti confesso che è stato l'argomento della mia tesi, una tesi sperimentale intitolata «La fotografia archeologica in digitale», un vero e proprio manuale di fotografia per archeologi che è stato pubblicato, anche con un certo successo. Pensa che, a distanza di anni, di tanto in tanto mi scrivono ancora studenti di archeologia che hanno letto il mio libro!

Da dove nasce il tuo interesse per le foto da matrimonio?

Mi ricordo benissimo il primo matrimonio che ho fotografato. Era estate, una giornata in cui la luce cambiava di continuo e completamente, in un'alternanza incredibile di sole, pioggia, nuvole, tramonti . E qui ho capito, ho avuto la folgorazione. Ho capito che io volevo tradurre in pratica la teoria imparata a scuola e fotografare la luce. Perchè fotografare è anche catturare la luce, in tutte le sue sfumature. Inizialmente ero una specie di «portaborse» al seguito del primo fotografo. Col tempo ho capito che io potevo e volevo esprimermi fotografando. Attraverso le mie immagini, potevo comunicare la mia visione del mondo, come può essere con la pittura e con la scultura. E fotografare matrimoni mi permetteva - e mi permette tuttora - di esprimere tutto questo.

So che dal primo ottobre sei diventato Canon Ambassador: spiegami come vivi questo ruolo

E' un bel punto d'arrivo, decisamente. E in un ruolo del genere, fra tanti nomi di colleghi famosi, io mi presento con fierezza come fotografo di matrimoni, un genere fotografico visto da sempre come «di serie B», fatto di pressappochismo e improvvisazione.

Ma ti assicuro che non è così. Ed è questo il messaggio che io voglio fortemente far passare, soprattutto fra i colleghi e gli addetti ai lavori. Nei siti e nelle pubblicazioni specialistiche dedicate alla fotografia, la voce matrimonio manca. Eppure questo genere ha una sua dignità. Con livelli qualitativi altissimi, che non hanno nulla da invidiare agli altri generi fotografici. Lo sa bene il grande Ferdinando Scianna, il mio mito. Ma altri, e sono la maggior parte, purtroppo no....

Come e quanto ha inciso l'emergenza sanitaria legata al Covid19 sulla tua professione?

Io lavoro all'80% con clienti stranieri. Quindi tutto rimandato al 2021. Un po' come se fossi «fermo un turno», come nei giochi in scatola.... Intanto mi concentro sulla sistemazione del mio sito, sui social e faccio tanto webinar, formazione per colleghi, non sempre a pagamento e spesso anche per iniziative benefiche e solidali

Termina qui la chiacchierata con Fabio Mirulla che, come un Lartigue contemporaneo, mi piace definire «fotografo della felicità»

(©Fabio Mirulla)

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