Del Debbio insegna a difendersi dagli artigli del fisco nemico
Del Debbio insegna a difendersi dagli artigli del fisco nemico
Cultura

Del Debbio insegna a difendersi dagli artigli del fisco nemico

Nel libro di Paolo Del Debbio c'è un passaggio che mi ha particolarmente colpito. Quello in cui Paolo - giornalista che a differenza di tanti altri ama stare a contatto con la gente e ascoltare i problemi che fanno parte della realtà quotidiana - parla di questi interminabili mesi di pandemia.

«Se questa sciagura del Covid-19 ha dimostrato qualcosa», dice Del Debbio, «è che abbiamo un sistema fiscale vecchio, stantìo, non adeguato alla realtà attuale. Quante persone che non hanno guadagnato un euro hanno dovuto pagare le tasse? Quanti piccoli imprenditori hanno comunque dovuto versare tasse e contributi nonostante siano stati costretti a sospendere le loro attività? Quante attività hanno dovuto continuare a pagare le tasse sull'immondizia pur non generandone alcuna?». Già: quanti italiani si trovano oggi o si troveranno fra pochi mesi in enorme difficoltà? Quante imprese sentono già stringersi il cappio intorno al collo?

Intendiamoci: che il fisco in Italia sia troppo esoso, farraginoso e talvolta addirittura nemico dei cittadini non è cosa recente. Da anni i partiti di centrodestra (e persino qualcuno di sinistra) denunciano gli eccessi dell'erario. Pensavamo che non si potesse fare peggio di così, cioè rendere ancora più complicata la situazione per famiglie, singoli e imprese. Poi però è arrivato il Covid, e anche le previsioni più nefaste sono state superate.

Il governo Conte, in realtà, aveva già abbandonato da tempo i suoi buoni propositi in materia di riforma fiscale. Ricordo una intervista concessa alla Verità nel 2018 da Giuseppi, allora a capo dell'esecutivo gialloverde. Il presidente del Consiglio raccontò a Mario Giordano di avere grandi progetti e meravigliosi piani per semplificare l'esistenza a tutti gli italiani. Parlò di flat tax e aliquota unica, di alleggerimento della pressione sulle partite Iva, e di tante altre piacevoli novità sicuramente gradite ai suoi alleati destrorsi del tempo.

Quando però l'alleanza con la Lega è finita, Conte ha cambiato atteggiamento. Tutte le modifiche che prima sembravano fondamentali sono passate in secondo piano. Persino le partite Iva (che in effetti qualche beneficio dal Conte I lo avevano ottenuto) sono cadute nel dimenticatoio.

Per un po', sul tavolo è finita la riforma dell'Irpef, argomento al quale Giuseppi ha dedicato nel corso dei mesi varie uscite sulla stampa. Ma anche quella è stata presto accantonata. L'avvento del virus - che ha colto i governanti del tutto impreparati - ha completato il quadro già abbastanza grigio di per sé.

Come accennavamo, tuttavia, non si può dare la colpa del mancato taglio delle tasse esclusivamente alla pandemia. C'è anche un problema di visione politica, di ideologia in una certa misura.

Ancora non passa l'idea che per creare lavoro, che per dare ossigeno all'economia e per fare ripartire - come si dice sempre con grande sfoggio di retorica - le imprese italiane, occorre diminuire il carico fiscale. Gli imprenditori, i commercianti, quelli che hanno una partita Iva troppo spesso sono presentati come individui sospetti, evasori conclamati più che potenziali. Gente che non si può favorire in alcun modo, perché altrimenti ne approfitterà per fare la furba.

Dite che sto esagerando? Pensateci bene: come si spiega altrimenti il fatto che qualcuno, nella maggioranza giallorossa di governo, abbia addirittura pensato a una patrimoniale proprio nel momento di maggiore difficoltà per chi crea ricchezza? Qui c'è di mezzo un pregiudizio, non si tratta solo di visioni diverse della società e della politica. È lo stesso pregiudizio che ha impedito all'esecutivo di bloccare del tutto la riscossione dei tributi nel momento dell'emergenza.

Aziende e negozi che per lunghissime settimane hanno dovuto chiudere o hanno incassato meno si sono viste sospendere per un po' i versamenti. Ma nemmeno il tempo di riprendere fiato ed ecco che i balzelli si sono ripresentati alla porta. Il fisco ha di nuovo bussato al domicilio dei lavoratori autonomi e delle famiglie che già avevano sopportato in silenzio i pesi dovuti alle stringenti misure sanitarie.

Il rischio - più che concreto - è che il Covid si trasformi in un flagello non soltanto per contagiati e ammalati. Ma anche per tutti coloro che lavorano e hanno sempre lavorato con impegno e dedizione. Se non si cambierà mentalità, se i pregiudizi contro i (presunti) evasori seriali non saranno abbattuti, non si potrà mai cambiare il sistema farraginoso e ingiusto del fisco italiano.

Il libro di Paolo Del Debbio fornisce preziose indicazioni in questo senso, e mostra quale sia la reale situazione di tanti, troppi connazionali. È ora di cambiare. È ora che gli italiani paghino davvero ciò che possono, evitando di essere strangolati da uno Stato che si presenta solo quando è il momento di riscuotere.

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