Oscar 2021
Frances McDormand in "Nomadland" (Disney)
Oscar 2021
Cinema

Oscar 2021, le previsioni: i nostri vincitori

Nomadland, dopo aver trionfato a Venezia, si porterà a casa i premi più ambiti facendo lo sgambetto a Mank, il film con più nomination? Chadwick Boseman vincerà un Oscar postumo? Ecco i nostri pronostici. E i nostri preferiti

Che edizione particolare è e sarà questa degli Oscar 2021! Scorrendo la lista dei film candidati mi accorgo che – com'è ovvio purtroppo che sia - giusto una manciata di titoli ho avuto la fortuna di vederla in sala, schermo grande, luci spente, contemplazione e concentrazione massime e… mascherina in viso. E questo soprattutto grazie alla coraggiosa Mostra del cinema di Venezia 2020, che sfidò il Covid-19 e ci permise di vedere i film nel luogo in cui esprimono la loro potenzialità somma: la sala cinematografica. Venezia propose diversi lungometraggi poi entrati, come consuetudine recente, nelle grazie dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences (Nomadland, Pieces of woman, Quo vadis Aida?, The man who sold his skin). Quasi tutti gli altri film, obtorto collo o volentieri, hanno avuto come canale di distribuzione le piattaforme digitali, per la prima volta alleate del cinema senza musi lunghi di qualche parte coinvolta (distributori, produttori, esercenti, pubblico).

La notte tra domenica 25 e lunedì 26 aprile, quando si svolgerà la 93^ cerimonia di premiazione degli Oscar, che emozioni ci regalerà? Mank, il re delle nomination, soccomberà sotto il peso delle 10 candidature o manterrà i buoni propositi? Nomadland, il Leone d'oro di Venezia, confermerà le tendenze degli ultimi anni, che hanno visto spesso il Lido profetico nel conferimento degli Academy Awards? La nostra energica Laura Pausini, dopo il Golden Globe vinto per Io sì (dal film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti), potrà festeggiare anche uno storico Oscar (sarebbe la prima volta per una canzone in italiano)? E Pinocchio di Matteo Garrone, candidato a due Oscar tecnici (costumi e trucco e acconciatura), farà ugualmente sorridere l'Italia?

Per saperlo in diretta, l'appuntamento è su Sky Cinema Oscar (canale 303) e in streaming su Now o in chiaro su TV8, a partire dalle 00:15. Noi intanto, anche questa volta (qui le previsioni del 2020) proviamo a muovere la sfera di cristallo e a fare previsioni per le categorie principali, previsioni mai come quest'anno difficili: chissà come sarebbero stati il bianco e nero e i tormenti di Mank o gli spazi di verde e speranza di Minari su un grande schermo…

Miglior film

Come capitò anche a Venezia 2020, probabilmente complice la pandemia, quest'anno manca il film che mette tutti d'accordo o che fa innamorare a folate, irrimediabilmente. Però sono in lizza per l'Oscar al miglior film titoli rispettabili, che seguono l'andazzo mosso dalla protesta del 2015 #OscarsSoWhite: quindi spazio a rappresentanze nere, asiatiche, a donne.
Mank, che ricostruisce il lavoro di scrittura dietro a Il quarto potere e ci fa conoscere il dietro le quinte del mondo del cinema che fu e la figura spigolosa e affascinante dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, è un film molto verboso e molto americano: ben costruito, ma… «difficile», da vedere con concentrazione estrema.
Nomadland, che segue una donna matura (Frances McDormand) che ha perso il lavoro e si dà alla vita nomade a bordo del suo vecchio van, conoscendo veri nomadi, un po' sognatori, un po' nuovi poveri, tra finzione e documentario, ha avuto buone recensioni abbastanza unanimi. Ed è stato anche il primo film diretto da una donna a vincere il Golden Globe per il miglior film drammatico. La regista Chloé Zhao è cinese apprezzata in America: la sua vittoria risponderebbe anche all'esigenza di dar spazio alle minoranze.
Potrebbe avere chance anche Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin, che ha il merito di rispolverare una storia recente che avrebbe del comico, se non fosse che è storia vera, quasi una parodia ma senza umorismo: il processo a un gruppo di attivisti contro la guerra del Vietnam accusati di cospirazione e di aver causare lo scontro tra manifestanti e polizia avvenuto il 28 agosto 1968 a Chicago. Con ricostruzioni storiche robuste e verve.

Chi vincerà: Nomadland
Da non sottovalutare: Il processo ai Chicago 7
Dovrebbe vincere: Nomadland

Miglior regia

Qui la lotta è a tre (chi ha candidato alla miglior regia il riconosciuto e abile danese Thomas Vinterberg, del magnifico Il sospetto, per il suo film su alcol e sbornie Un altro giro – Druk, forse era un po' alticcio): la sfida è tra David Fincher per Mank, Lee Isaac Chung per Minari, Chloé Zhao per Nomadland.
Minari, metà in lingua inglese, metà in coreano, ha vinto il Golden Globe come miglior film in lingua straniera ed è candidato a sei Oscar: nella distesa verde dell'Arkansas rurale, in cui il regista statunitense di origini coreane Lee Isaac Chung ripercorre la voglia di riscatto e le difficoltà di un padre di famiglia con moglie e creature al seguito, si muovono sogni, litigi e paure, che promettono molto bene e si ripiegano un po', nella seconda parte, su drammaticità e sentimentalismi (il 5 maggio debutta in Italia in prima assoluta su Sky Cinema Due e in streaming su Now). Mank e Nomadland non subiscono invece «scarti» fuori dai binari. David Fincher ha un curriculum esaltante alle spalle: Fight Club, Seven, The Social Network, Il curioso caso di Benjamin Button. Eppure nessun Oscar. Chloé Zhao, classe 1982, ha una carriera promettente e un bel curriculum da tuttofare indie (è anche montatrice, sceneggiatrice, produttrice) ed è sul trampolino di lancio commerciale: è al timone del film della Marvel Eternals con Angelina Jolie. E, elemento non trascurabile dopo #OscarsSoWhite, è «di colore», di origini asiatiche.

Chi vincerà: Chloé Zhao per Nomadland
Da non sottovalutare: David Fincher per Mank
Dovrebbe vincere: Chloé Zhao per Nomadland

Migliore attrice protagonista

Qui si snocciola una gran bella lotta, a cinque: ognuna delle candidate potrebbe vincere l'Oscar e chiunque lo vincesse, a modo suo, lo avrebbe meritato. Carey Mulligan, con una performance a tratti inquietante, seppur non delle sue migliori, riesce quasi a coprire le falle di Una donna promettente (di cui è anche produttrice esecutiva). Andra Day, protagonista di The United States vs. Billie Holiday, quasi a sorpresa ha vinto il Golden Globe e ha fatto un emozionante discorso di ringraziamento. Frances McDormand… è Frances McDormand e di Nomadland è anche produttrice, motore portante del film; e sembra avere i favori dei pronostici.
Nel fotofinish però io metterei Vanessa Kirby di Pieces of woman, potente nel suo dolore contenuto ma urlante da donna che ha appena perso la figlia neonata (Coppa Volpi a Venezia), e Viola Davis. E premierei quest'ultima. In Ma Rainey's Black Bottom interpreta Ma Rainey, una delle prime cantanti blues di professione, con carisma scontroso e indolente: è forza della natura. Potrebbe penalizzarla il fatto di aver già vinto un Oscar nel 2017, come attrice non protagonista (per Barriere)?

Chi vincerà: Frances McDormand per Nomadland
Da non sottovalutare: Vanessa Kirby per Pieces of woman
Dovrebbe vincere: Viola Davis per Ma Rainey's Black Bottom

Miglior attore protagonista

Chi potrà togliere l'Oscar a Gary Oldman, simpatico e corrosivo Herman J. Mankiewicz in Mank, in tutti i suoi tanti vizi e nelle acute virtù? Non Riz Ahmed, che ha dato un'ottima prova come batterista sordo in Sound of Metal. Anthony Hopkins, che ha vinto il Bafta e attraverso i cui occhi incerti, da anziano verso la demenza, si muove tutto The Father - Nulla è come sembra? Probabilmente potrà Chadwick Boseman, trombettista ambizioso e ribelle in Ma Rainey's Black Bottom. Ammettiamolo, se vincerà sarà non tanto per i meriti di questo film, ma soprattutto per la sua carriera e per ricordarlo e celebrarlo: è morto troppo in fretta, il 28 agosto scorso, per tumore al colon, a 43 anni. Prima di lui solo Peter Finch, per Quinto potere, ha vinto l'Oscar postumo in questa categoria (Heath Ledger l'ha vinto nel 2009 per Il cavaliere oscuro ma come attore non protagonista).

Chi vincerà: Chadwick Boseman per Ma Rainey's Black Bottom
Da non sottovalutare: Riz Ahmed per Sound of Metal
Dovrebbe vincere: Gary Oldman per Mank

Migliore attrice non protagonista

Sarà la volta buona per Glenn Close, alla sua ottava nomination senza – finora – aver mai conseguito un Oscar? A vedere come sono andati i SAG (Screen Actors Guild Awards), sembrerebbe di no. Lì ha vinto la sudcoreana Youn Yuh-jung, nonnina focosa e giocosa di Minari, che ha dominato anche ai Bafta, gli Oscar britannici. Volto nuovo per l'Academy, pur nei suoi 73 anni, sarebbe una ventata di freschezza. Sarebbe semmai la seconda donna asiatica a vincere un Oscar per la recitazione dopo Miyoshi Umeki di Sayonara nel 1958. Da non sottovalutare la folle e spiritosa esplosione attoriale di Maria Bakalova in Borat - Seguito di film cinema.

Chi vincerà: Youn Yuh-jung per Minari
Da non sottovalutare: Maria Bakalova per Borat - Seguito di film cinema
Dovrebbe vincere: Youn Yuh-jung per Minari

Miglior attore non protagonista

Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield sono entrambi protagonisti di Judas and the Black Messiah, anche più di quanto non lo sia Chadwick Boseman in Ma Rainey's Black Bottom, eppure hanno ricevuto entrambi la nomination da non protagonisti. Forse anche perché il film non sviluppa in profondità nessuno dei due personaggi. A parte questa stranezza, è soprattutto Daniel Kaluuya a brillare come convincente leader della Pantere nere, accanto a Lakeith Stanfield che invece fa l'infiltrato informatore per l'FBI. Finora, tra l'altro, Kaluuya ha vinto gran parte dei premi cinematografici della stagione in questa categoria: Golden Globe, Bafta, SAG.
Potrebbe insidiarlo un istrionico e pasionario Sacha Baron Cohen, che ne Il processo ai Chicago 7 fa rivivere il carismatico attivista politico e leader yippie Abbie Hoffman.

Chi vincerà: Daniel Kaluuya per Judas and the Black Messiah
Da non sottovalutare: Sacha Baron Cohen per Il processo ai Chicago 7
Dovrebbe vincere: Daniel Kaluuya per Judas and the Black Messiah

Migliore sceneggiatura originale

A mio palato, questa categoria dovrebbe avere un vincitore certo: Aaron Sorkin, che oltre ad averlo diretto ha scritto Il processo ai Chicago 7, mescolando ricostruzione storica e brillantezza. Ma c'è chi dà come sorpresa vincente Emerald Fennell per Una donna promettente: alla feroce intelligenza dello script, però, fa da contraltare la non piena plausibilità realistica di alcune svolte narrative. Se fosse, Emerald Fennell diventerebbe la seconda donna a vincere in solitaria l'Oscar in questa categoria dopo Diablo Cody per Juno (2007).
Da non sottovalutare la profondità intimistica, che solo sul finale cede al sentimentalismo, di Minari, scritto dallo stesso regista Lee Isaac Chung.

Chi vincerà: Aaron Sorkin per Il processo ai Chicago 7
Da non sottovalutare: Emerald Fennell per Una donna promettente
Dovrebbe vincere: Aaron Sorkin per Il processo ai Chicago 7

Migliore sceneggiatura non originale

Non tanto per i dialoghi, abbastanza asciutti, ma soprattutto per le persone della vita reale, veri nomadi che il film trova e raccoglie, Nomadland potrebbe meritare un Oscar anche in questa categoria. Potrebbe togliergli questa statuetta solo uno scrupolo da giurato: chi finora avesse votato sempre per Nomadland, potrebbe voler essere più ecumenico nella distribuzione dei premi. Ne potrebbe giovare l'estro folle di Borat - Seguito di film cinema o il rispetto per il testo teatrale da cui deriva The Father e per uno dei suoi sceneggiatori, il drammaturgo inglese veterano Christopher Hampton.

Chi vincerà: Christopher Hampton e Florian Zeller per The Father - Nulla è come sembra
Da non sottovalutare: Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern e Nina Pedrad per Borat - Seguito di film cinema
Dovrebbe vincere: Chloé Zhao per Nomadland

Miglior film d'animazione

Suvvia, in questa categoria non c'è storia: vincerà a man bassa l'ennesima meraviglia Disney Pixar, ovvero Soul. Un'insidia potrebbe venire da Wolfwalkers - Il popolo dei lupi di Tomm Moore e Ross Stewart, terzo cartoon della trilogia dedicata al folklore e alla mitologia irlandesi: ma, se non vinse l'Oscar nel 2015 il secondo capitolo della trilogia, l'incantevole La canzone del mare, battuto addirittura da Big Hero 6, può qualcosa Wolfwalkers - Il popolo dei lupi contro Soul?

Chi vincerà: Soul di Pete Docter
Da non sottovalutare: Wolfwalkers - Il popolo dei lupi di Tomm Moore e Ross Stewart
Dovrebbe vincere: Soul di Pete Docter

Miglior film internazionale

Supponendo che il rumeno Collective (Colectiv) si faccia strada nell'altra categoria in cui è in lizza, come miglior documentario, uno dei film più solidi della cinquina è il bosniaco Quo vadis, Aida?, struggente dramma sul massacro di Srebrenica trascurato dai premi di Venezia. Da non dimenticare, comunque, che Shàonián de nǐ (Better days), youth drama di Derek Tsang, in corsa per Hong Kong, al Far East Film Festival di Udine 2020 si era aggiudicato sia il premio del pubblico, il Gelso d'Oro, sia quello degli accreditati Shogun, il Gelso Nero, che corrisponde al giudizio degli esperti e della critica.
Il New Yorker, però, ha una teoria alquanto bizzarra, chissà se si rivelerà azzeccata: Un altro giro (Druk) ci mostra quello che oggi, in piena pandemia, non possiamo fare, cioè ubriacarsi amabilmente in compagnia, ballare in mezzo alla folla, folleggiare socializzando. Per questo i giurati lo voteranno.

Chi vincerà: Un altro giro (Druk) di Thomas Vinterberg (Danimarca)
Da non sottovalutare: Shàonián de nǐ (Better days) di Derek Tsang (Hong Kong)
Dovrebbe vincere: Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić (Bosnia ed Erzegovina)

Ti potrebbe piacere anche

I più letti