«Gli anni più belli», Gabriele Muccino a spasso nei sentimenti – Recensione
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«Gli anni più belli», Gabriele Muccino a spasso nei sentimenti – Recensione
Cinema

«Gli anni più belli», Gabriele Muccino a spasso nei sentimenti – Recensione

Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti e Claudio Santamaria cavalcano quarant'anni di vita e di amicizia. Con frullati di urla ed emozioni. E stereotipi

Sentimenti pompati, amori brucianti, frustrazioni, collisioni e tradimenti, e spruzzate di urla levate al cielo, certamente. Gabriele Muccino è tornato, con Gli anni più belli (dal 13 febbraio al cinema). Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria se ne vanno a spasso nel tempo e nella vita, nell'ultimo quarantennio di vicende italiane, nel nuovo film del regista romano tornato a casa dopo le esperienze dolce-amare sui set hollywoodiani.

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Muccino ci mette il sentimentalismo che abbiamo imparato a conoscere con L'ultimo bacio, e quei trentenni in fuga e irrisolti di allora (Favino e Santamaria c'erano già), ora sono inquadrati in un arco temporale più ampio, dall'adolescenza all'età adulta, prima ragazzini pieni di grinta ed entusiasmo, quindi cinquantenni ammaccati. Che però, allora come ora, sono pronti a brindare «Alle cose che ci fanno stare bene».

Muccino ci mette il suo sguardo così vorace di amore, sotto le svariate forme, derive e conseguenze. Lui è così, piaccia o non piaccia. Affonda le storie in frullati di emozioni spesso gridate, raramente espresse in silenzi o sussurri. E non è un caso che a coronare il film sia la canzone omonima Gli anni più belli, scritta apposta da Claudio Baglioni, cantautore che per certi versi sembra l'espressione in musica del cinema mucciniano.

Giulio (Favino), Paolo (Rossi Stuart), Riccardo (Santamaria) e Gemma (Ramazzotti) sono quattro amici da risate e sogni condivisi, da corse spensierate su una vecchia auto, mescolati e rimescolati dal flusso della vita. Personaggi abbastanza realistici (quello di Rossi Stuart il più coerente e ironico), che incontrano vittorie e sconfitte.
Il ritaglio di anni Ottanta è piacevole, con un inevitabile effetto nostalgia tra Fiat 127, telefoni con il filo, lettere scritte a mano, case con corridoi e porte a vetro. È notevole la somiglianza dei giovani attori scelti per rappresentare il quartetto da teenager (sono Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo De Buono, Alma Noce). Disorienta, invece, il passaggio agli attori di punta: Kim Rossi Stuart che fa il ventenne neolaureato richiede un certo sforzo di flessibilità.

E poi sullo sfondo ecco i Mondiali di Italia '90, lo scandalo di Mani pulite, la discesa in politica di Silvio Berlusconi, lo scatto del nuovo millennio, il 2000. Ma sono puri elementi di addobbo. Non dobbiamo aspettarci una rivisitazione generazionale di lotte, errori e virtù italiane stile La meglio gioventù, indimenticabile racconto fiume di Marco Tullio Giordana, che ha saputo e voluto mescolare storie e Storia con spessore. Muccino si concentra più sui singoli e sulle loro passioni e delusioni individuali, con una sceneggiatura che incespica in stereotipi e non riesce a lasciare il segno.

Fa il suo debutto come attrice la cantante Emma Marrone: non fa male, neanche così brillantemente bene. E anche lei, come Muccino docet, ogni tanto urla (e quello le riesce bene).
Di fronte alla Fontana di Trevi e al richiamo de La dolce vita, è nell'aria un grosso scivolone di trama, che riesce per un sospiro a rimanere sull'orlo.

A casa tutti bene, il precedente film tutto italiano di Gabriele Muccino, era uscito nelle sale il 14 febbraio 2018 ed era diventato l'incasso italiano migliore dell'anno, con 9,1 milioni di euro. Anche allora c'era Favino nel cast, che si conferma l'attore nostrano più in forma. Gli anni più belli non potrà fare meglio di Tolo Tolo di Checco Zalone, che finora ha raccolto oltre 40 milioni di euro, ma si candida al podio dei film italiani dai maggiori incassi nel 2020.

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