Gaja Masciale: «Sogno in grande e conquisterò l'America»
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Gaja Masciale: «Sogno in grande e conquisterò l'America»
Cinema

Gaja Masciale: «Sogno in grande e conquisterò l'America»

Intervista all'attrice della serie di Rai1 Fino all'ultimo battito, tra i protagonisti di Sempre più bello, la trilogia amatissima dai giovani (in anteprima nei cinema il 31 gennaio, poi su Netflix dal 14 febbraio). «E in teatro con About Lolita dò il meglio di me»

Gaja Masciale è una di quelle persone che quando sogna, sogna in grande stile. Così, quando gli chiedi qual è il suo obiettivo, lei ti risponde senza mezzi termini: «Recitare in una produzione internazionale, magari americana». Non per vezzo o per cliché ma perché, a 24 anni, ha una voglia sincera di sperimentare e di trovare il suo posto nel mondo. Da tempo ha iniziato a cogliere i risultati dello studio (all’Accademia Nazionale d’arte drammatica), della gavetta e dei primi successi, spaziando tra tv, cinema e teatro, la sua vera passione. Così, dopo il successo della serie di Rai1 Fino all’ultimo battito, con Marco Bocci, Bianca Guaccero e Violante Placido - «non ho capito perché non ci sarà la seconda stagione, visti gli ottimi ascolti», ammette a Panorama.it -, è tornata a teatro con About Lolita e su Netflix con il film Sempre più bello (anteprima nelle sale il 31 gennaio, poi sulla piattaforma dal 14 febbraio), ultimo capitolo della trilogia generazionale diretta da Claudio Norza, diventata un cult tra i giovani.

Partiamo da Federica, il suo personaggio. La attendono sfide inaspettate: quali?

«Federica lavora nella cyber security ma non è quello che vuole fare. Lei vuole diventare grande, assumersi delle responsabilità e così decide di lasciare il lavoro che aveva accettato anche per la voglia di farsi valere in un ambiente maschilista, dove ha subito delle molestie. Ora riprende in mano la sua vita».

E fa i conti anche con i cambiamenti che riguardano la sua amica, la giovane e coraggiosa Marta (interpretata da Ludovica Francesconi).

«Dopo l’operazione di trapianto ai polmoni, Marta sembra stare bene e va a convivere con il fidanzato Gabriele. E così Federica e Jacopo decidono di affittare la sua stanza su Airbnb, imbattendosi in una serie di coinquilini strambi. Fino a quando, all’improvviso, si ritrovano a dover accudire una bambina piccola e bellissima che gli stravolge la vita: a quel punto capiranno cosa vuol dire fare i genitori».

Che esperienza è stata fare la mamma per finzione scenica?

«Mi sono divertita e, inaspettatamente, sentita a mio agio. All’inizio avevo un po’ di paure a prenderla in braccio e a cambiarle i pannolini, ma non hai tempo per l’ansia quando devi stare in ascolto di un bambino così piccolo, rispondere alle sue esigenze e stare concentrata per girare in quel pochi minuti in cui non si distrae».

Qual è la domanda che le fanno più spesso i fan della trilogia?

«In molti mi chiedono se tra Marta e Gabriele è tutta finzione o c’è un legame vero anche nella vita. E poi sono tutti curiosi di sapere come il mio personaggio abbia affrontato il mobbing sul lavoro e se mi sia mai capitato nella vita».

Le è capitato?


«Per fortuna no, ma metto in conto che potrebbe accadermi e penso spesso a come potrei reagire. Sono fiera di aver raccontato un tema di cui si parla poco: il messaggio che lancia Federica è quello non farsi scoraggiare, di parlare e denunciare».

Nel cast di Sempre più bello c’è anche Drusilla Foer, che interpreta la nonna di Marta. Che effetto le hanno fatto le polemiche sulla sua partecipazione a Sanremo 2022?

«Sono strafelice che ci sia perché la stimo molto. La prima volta l’ho vista era Gianluca e al trucco ho assistito alla sua trasformazione come se fosse un’opera d’arte vivente: quando ti trasformi per essere qualcosa di diverso da ciò che sei, è arte. Chi polemizza non lo capisce. Le nuove generazioni sono molto più avanti».

Sempre più bello è un teen drama che parla ai giovani e lo fa seguendo un codice molto italiano. Nel mondo invece sbanca gli streaming la serie Euphoria, dove tra sesso e droga si racconta una realtà molto meno pettinata.

«Parliamo di due prodotti completamente diversi. Però capisco il ragionamento: il punto è che forse in Italia tendiamo a voler raccontare storie universali che tendono a “borghesizzare” e a rendere tutto molto educato. Il rischio è che spesso non raccontano troppo la verità e ciò che vivono i giovani».

Cosa ci manca?

«Forse un po’ più coraggio e non aver paura di raccontare l’amaro delle cose».

Le piacerebbe un ruolo più stropicciato?

«Mi piacerebbe un ruolo stropicciato. Non aspetto altro».

Intanto è reduce dal successo della serie Fino all’ultimo battito. Perché non ci sarà una seconda stagione?

«Non l’ho capito nemmeno io a dire il vero. Visti gli ascolti, ci aspettavamo tutti una prosecuzione del progetto».

Era la sua prima fiction. Che esperienza è stata?

«Molto formativa, il set è stata una palestra per capire come funziona ogni reparto. Sono stati sei mesi in cui ho potuto capire fino in fondo come funziona il mio lavoro. Mi ha fatto bene avere un approccio così forte e stimo molto Cinzia TH Torrini, la regista, che mi ha insegnato tanto».

Nel cast c’era anche Loretta Goggi, un pezzo di storia della tv.

«Mi ha sorpreso la sua umiltà, il suo essere estremamente sensibile. Ogni volta che raccontava del marito, le venivano gli occhi lucidi»

C’ha preso gusto a fare tv?

«Sì, anche se il lavoro che viene fatto su un personaggio, a teatro, è profondamente diverso».

Lei ora è in scena con lo spettacolo About Lolita, un testo che indaga i mille volti della figura di Lolita. Che effetto fa calarsi in un ruolo così noto?

«La considero una grande occasione. La protagonista è la Lolita del capolavoro di Vladimir Nabokov e dell'omonimo film di Stanley Kubrik, ma nasce da una drammaturgia scenica durante le prove che svolgevamo in Accademia: i pensieri hanno preso forma dentro il copione».

La risposta del pubblico?

«La compagnia Biancofango realizza delle messe in scena speciali, di quelle che non provocano mai mezze misure: o piacciono o ti costringono a pensare. Alla Biennale, a Venezia, è andato molto bene e tra poco sarò a Bitonto, nella mia terra».

Che rapporto ha con la provincia?

«Sono molto legata alla mia terra. La provincia mi aiuta a restare centrata: quando fai questo mestiere è giusto avere la testa tra le nuvole ma i piedi vanno ben ancorati alla terra. A 18 anni ho capito che me ne dovevo andare e mi sono messa in gioco. È stata una separazione dolorosa ma sono contenta delle mie origini. Da anni vivo a Roma ma non credo ci starò per sempre…magari un giorno andrò via».

E dove?

«Il mio sogno è l’America, una grande produzione internazionale. Forse è un sogno utopistico. Sono curiosa di vedere più posti possibili, poi sceglierò dove stare».

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